Atene e il Cairo valutano un ampliamento della delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive verso Cipro. L’Egitto approfondisce gli aspetti…
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Il Parlamento della Libia orientale approva l’accordo marittimo del 2019 con Ankara, ribaltando anni di ostilità politica. La svolta rafforza…
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani partecipa oggi a Istanbul alla riunione ministeriale che riunisce otto Paesi europei e regionali…
Erdogan e Carney rafforzano le relazioni tra i due Paesi con tre intese su industria militare, trasporto aereo ed energia. Il nuovo partenariato prevede un piano triennale e apre prospettive di collaborazione tra le imprese dei due alleati NATO Turchia e Canada avviano una nuova fase della loro cooperazione strategica, con un accordo sull’industria della difesa che segna un significativo riavvicinamento tra due importanti membri della NATO. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il primo ministro canadese Mark Carney hanno presenziato giovedì, nel complesso presidenziale di Ankara, alla firma di tre intese riguardanti il settore militare, il trasporto aereo e l’energia, al termine di colloqui bilaterali e incontri tra le rispettive delegazioni. La visita di Carney, la prima di carattere bilaterale compiuta da un primo ministro canadese in Turchia, ha assunto una portata politica più ampia rispetto alla sottoscrizione dei singoli documenti. I due governi hanno infatti annunciato l’avvio di un partenariato strategico accompagnato da un piano d’azione triennale, articolato attorno a quattro priorità: commercio e investimenti, difesa e sicurezza, energia e rapporti tra le rispettive società. L’iniziativa riflette interessi convergenti. Ankara punta a consolidare il ruolo internazionale della propria industria militare e ad ampliare le collaborazioni tecnologiche con i partner occidentali. Ottawa, parallelamente, cerca nuovi interlocutori economici e industriali per diversificare le relazioni commerciali e rafforzare la sicurezza delle proprie catene di approvvigionamento. Difesa, un memorandum per la cooperazione industriale Il documento di maggiore interesse strategico è il memorandum d’intesa sulle partnership nell’industria della difesa, sottoscritto da Haluk Görgün, presidente dell’Agenzia turca per l’industria della difesa, e dalla ministra degli Esteri canadese Anita Anand. L’intesa costituisce una cornice istituzionale per sviluppare la collaborazione tra i rispettivi comparti industriali. Il suo significato risiede soprattutto nella possibilità di favorire contatti tra imprese, programmi tecnologici e future iniziative comuni in un settore nel quale entrambi i Paesi possiedono competenze rilevanti. La Turchia ha progressivamente ampliato le proprie capacità produttive nei sistemi aerei senza pilota, nell’elettronica militare, nei mezzi terrestri e nelle piattaforme navali. Il Canada dispone, a sua volta, di competenze nei settori aerospaziale, elettronico e delle tecnologie avanzate, che possono offrire opportunità di complementarità industriale. È importante, tuttavia, distinguere il valore politico del memorandum dai suoi possibili sviluppi commerciali. La firma non equivale all’annuncio di una specifica fornitura di armamenti: nelle comunicazioni relative alla cerimonia non risultano identificati nuovi contratti militari, importi o programmi congiunti già definiti. La portata concreta dell’accordo dipenderà dalle successive iniziative delle amministrazioni e delle aziende coinvolte. Il nuovo quadro di cooperazione interessa anche la NATO. Turchia e Canada partecipano alla stessa alleanza militare, ma hanno attraversato fasi di tensione sulle esportazioni di tecnologie per la difesa. Il riavvicinamento potrebbe contribuire a rendere più strutturati i rapporti industriali tra i due Paesi, in una fase nella quale gli alleati attribuiscono crescente importanza alla disponibilità di capacità produttive, componenti e tecnologie strategiche. Il precedente delle restrizioni canadesi Per comprendere il significato dell’intesa firmata ad Ankara occorre considerare il precedente delle restrizioni canadesi sulle esportazioni militari verso la Turchia. Nel gennaio 2024 Ottawa aveva eliminato la politica che prevedeva, in linea generale, il diniego delle autorizzazioni per l’esportazione di materiale militare destinato ad Ankara. Il provvedimento aveva rappresentato un passaggio importante dopo anni di divergenze sull’impiego e sulla possibile riesportazione di tecnologie sensibili, comprese quelle utilizzabili nei sistemi aerei senza pilota. La modifica non aveva però introdotto una liberalizzazione indiscriminata. Le autorità canadesi avevano mantenuto l’esame delle richieste di autorizzazione caso per caso, secondo la normativa nazionale e i criteri di valutazione dei rischi previsti per il commercio di materiali militari. Restano inoltre specifiche condizioni relative all’utilizzatore finale e all’eventuale trasferimento delle tecnologie verso Paesi terzi. Il memorandum del 22 ottobre si inserisce dunque in un percorso di progressiva normalizzazione dei rapporti industriali. Non elimina automaticamente i controlli canadesi sulle esportazioni, ma segnala la volontà politica di costruire una collaborazione più stabile, superando alcune delle difficoltà che avevano condizionato le relazioni bilaterali. Energia e trasporti completano le intese Accanto alla difesa, Ankara e Ottawa hanno firmato un accordo sul trasporto aereo, sottoscritto dal ministro turco dei Trasporti e delle Infrastrutture Abdulkadir Uraloğlu e dalla ministra canadese Anita Anand. L’intesa si colloca nel rafforzamento dei collegamenti tra i due Paesi, considerati un elemento utile per sostenere gli scambi economici, gli investimenti e la mobilità delle imprese. Una maggiore connettività aerea può inoltre agevolare i rapporti tra i rispettivi comparti industriali, anche nei settori ad alta specializzazione. Il terzo documento è una dichiarazione congiunta sulla cooperazione energetica, firmata dal ministro turco dell’Energia e delle Risorse naturali Alparslan Bayraktar e dal suo omologo canadese Tim Hodgson. Le prospettive di collaborazione riguardano il gas naturale liquefatto, l’energia nucleare e i minerali critici. Si tratta di ambiti nei quali il Canada dispone di risorse e tecnologie di interesse per la Turchia, impegnata a diversificare le proprie fonti energetiche e a sviluppare nuove capacità produttive.…
La Russia denuncia l’aumento delle attività militari e di ricognizione dell’Alleanza nel Mar Nero. La Romania propone un comando congiunto con Bulgaria e Turchia, mentre gli attacchi con droni contro navi mercantili accrescono le preoccupazioni per la sicurezza della regione. La crescente presenza militare della NATO nel Mar Nero rischia di provocare nuovi incidenti e un ulteriore aggravamento delle tensioni con la Russia. È l’avvertimento lanciato da Vladislav Maslennikov, direttore del Dipartimento per gli Affari europei del ministero degli Esteri russo, in un’intervista pubblicata il 20 ottobre dal quotidiano Izvestia. Le dichiarazioni arrivano mentre la Romania propone un nuovo comando militare regionale e la Bulgaria chiede un rafforzamento delle difese dell’Alleanza, dopo una serie di attacchi contro il traffico mercantile e di incursioni di droni. Secondo Maslennikov, la NATO avrebbe intensificato le attività di sorveglianza aerea e di raccolta di informazioni, utilizzando anche velivoli da ricognizione operativi dalla Romania. Il diplomatico sostiene che i dati acquisiti vengano trasferiti alle autorità ucraine e che l’aumento delle operazioni occidentali renda più probabili incidenti anche involontari. A sostegno delle sue preoccupazioni ha richiamato l’episodio del marzo 2023, quando un drone statunitense MQ-9 Reaper precipitò nel Mar Nero dopo un’interazione con aerei militari russi. Le accuse sul trasferimento di informazioni a Kiev rappresentano la posizione di Mosca e non sono accompagnate, nell’intervista, da elementi che consentano una verifica indipendente. Al centro del confronto diplomatico si trova la proposta avanzata dalla Romania per istituire un comando militare congiunto degli Stati NATO affacciati sul Mar Nero. Il ministro della Difesa romeno Radu Miruță ha proposto al suo omologo bulgaro una lettera comune indirizzata ai vertici dell’Alleanza, con l’obiettivo di creare una struttura di coordinamento regionale. Il progetto prevede una rotazione della sede e della guida tra i Paesi partecipanti. Bucarest si è dichiarata disponibile a ospitare e dirigere il comando a partire dal 2028. Per la fase precedente, Miruță ha indicato la possibilità di una sede sulla costa turca, con la partecipazione di ufficiali romeni e bulgari. Si tratta tuttavia di una proposta, non di una decisione già approvata dalla NATO. Il ministro ha motivato l’iniziativa con la necessità di affrontare minacce che non possono più essere considerate problemi esclusivamente nazionali. Dagli attacchi ai mercantili alla risposta militare La proposta romena arriva dopo settimane di crescente insicurezza lungo le rotte commerciali del Mar Nero occidentale. Già il 6 ottobre, come ricostruito da Agenparl nell’articolo Mar Nero, la tensione arriva sulle rotte della NATO, tre navi mercantili erano rimaste coinvolte in due distinti episodi davanti alle coste di Romania e Bulgaria. Gli attacchi avevano evidenziato la vulnerabilità dei collegamenti marittimi tra Ucraina, Turchia e Mediterraneo, sollevando interrogativi sulla sicurezza delle aree vicine ai Paesi dell’Alleanza. Una settimana dopo, il 13 ottobre, un nuovo attacco contro due mercantili al largo della Bulgaria aveva provocato l’affondamento di una nave e il danneggiamento della Chelsea 3. Sofia aveva annunciato un confronto con la NATO, precisando tuttavia che non disponeva di prove definitive sull’identità dei responsabili. La distinzione resta importante: le accuse politiche rivolte alla Russia non equivalgono a un’attribuzione ufficialmente accertata dei singoli episodi. Le preoccupazioni si sono ulteriormente accentuate a metà ottobre, quando altri droni hanno colpito navi mercantili nei pressi delle coste romene. Il 17 ottobre, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa di Bucarest, due velivoli senza pilota sono stati abbattuti da caccia F-16 romeni sopra le acque territoriali del Paese. Il ministro Miruță ha indicato come probabile l’impiego di droni di fabbricazione russa, mentre la NATO ha ribadito la propria disponibilità a intervenire per proteggere gli alleati. La Bulgaria ha chiesto formalmente all’Alleanza ulteriori aerei da combattimento e sistemi di difesa contro i droni. Per Sofia, la protezione dello spazio aereo e della navigazione commerciale è diventata una priorità immediata, anche per le conseguenze economiche che gli attacchi possono produrre sulle rotte, sui costi assicurativi e sulle attività portuali. Il ruolo della Turchia e la presenza italiana La cooperazione tra Romania, Bulgaria e Turchia dispone già di una struttura operativa. Dal 2024 i tre Paesi partecipano al gruppo navale MCM Black Sea, costituito per individuare e neutralizzare le mine presenti nella regione. L’iniziativa rappresenta un precedente concreto per il coordinamento militare tra gli alleati rivieraschi, anche se il nuovo comando proposto da Bucarest avrebbe compiti più ampi. La posizione della Turchia rimane particolarmente delicata. Ankara controlla gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli e, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, applica le restrizioni previste dalla Convenzione di Montreux al transito delle navi militari. Queste limitazioni rendono più complesso il rafforzamento navale attraverso unità provenienti da Paesi esterni alla regione e accrescono l’importanza delle capacità già presenti lungo le coste del Mar Nero. Nel dispositivo difensivo NATO sul fianco sudorientale è coinvolta anche l’Italia, che guida il gruppo tattico multinazionale dell’Alleanza schierato in Bulgaria. È una responsabilità già esistente, distinta dalla proposta romena. Al momento non risultano decisioni su un eventuale coinvolgimento italiano nella futura struttura di comando. Da Mosca, il rafforzamento delle infrastrutture militari occidentali viene invece interpretato come un ulteriore passo verso la militarizzazione della regione. Gli analisti interpellati da Izvestia ritengono possibile una risposta russa attraverso maggiori capacità di sorveglianza, difesa antiaerea e contrasto ai droni. Non escludono neppure nuovi contatti diplomatici con Ankara, considerata un interlocutore fondamentale per gli equilibri regionali. Il confronto riflette due letture profondamente diverse della sicurezza nel Mar Nero. Per Romania e Bulgaria, l’aumento delle capacità difensive risponde a minacce già manifestatesi contro il territorio e il traffico commerciale. Per il governo russo, invece, l’espansione delle attività NATO accresce il rischio di uno scontro. La proposta di un comando regionale, ancora da discutere all’interno dell’Alleanza, diventa così un nuovo elemento di una crisi nella quale la guerra in Ucraina, la libertà di navigazione e la presenza militare delle potenze rivierasche sono sempre più strettamente collegate.
La piattaforma galleggiante Osman Gazi si prepara a raggiungere il giacimento nel Mar Nero. Ankara punta a portare la produzione…
Le nuove disposizioni sull’abbigliamento nelle scuole pubbliche dell’Azerbaigian hanno provocato proteste di studenti, genitori e insegnanti, dopo che alcune ragazze…
Teheran intensifica le critiche all’intesa militare tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. Al centro dello scontro il possibile coinvolgimento di…
Per decenni la sicurezza energetica è stata misurata soprattutto in barili di petrolio, metri cubi di gas, terminali portuali, oleodotti,…
La tensione nel Mar Nero cresce proprio lungo le rotte utilizzate dalla navigazione commerciale. In due giorni, tre mercantili sono rimasti…