Autore: Sabrina Panarello

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a riflettersi direttamente sull’economia domestica dell’Unione Europea. I dati di Eurostat relativi a maggio 2026 confermano l’impatto severo della crisi nello Stretto di Hormuz sui prezzi di carburanti e lubrificanti, che segnano un incremento complessivo del 20,7% rispetto allo stesso mese del 2025. L’impennata dei costi Dall’inizio del conflitto, avvenuto il 28 febbraio scorso, il blocco del traffico navale nel Golfo ha generato una reazione a catena sui mercati energetici. Dopo i rialzi del 12,9% a marzo e del 20,8% ad aprile, il trend di maggio evidenzia una pressione costante, trainata in particolare dal costo…

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La Banca centrale europea mantiene alta l’attenzione sulle ripercussioni economiche del conflitto in Iran. Durante l’audizione odierna presso la commissione Affari economici del Parlamento europeo, la presidente Christine Lagarde ha delineato uno scenario in cui, dopo il peso del rincaro energetico, le famiglie europee dovranno prepararsi a un’ulteriore pressione sul costo della vita legata ai generi alimentari. Il nodo del “caro-spesa” Rispondendo alle sollecitazioni dell’eurodeputato Ludovit Odor in merito alle prospettive inflazionistiche, Lagarde ha spiegato che la trasmissione dei rincari al settore alimentare è complessa e richiede tempo. Nonostante la chiusura dello stretto di Hormuz — snodo fondamentale per il…

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L’attività di sorveglianza aerea alleata tra il Mar Nero e la regione baltica prosegue con regolarità. Nelle ultime ore, un Bombardier Challenger 650 Artemis è decollato dalla base rumena di Constanta per condurre missioni di pattugliamento a oltre 10.500 metri di quota, operando al di fuori dei corridoi civili e concentrando le proprie rotte in prossimità del confine tra Romania e Ucraina. Le operazioni coinvolgono un dispiegamento coordinato di assetti specializzati: oltre al velivolo di base a Constanta, si segnala l’attività di un Boeing E-3 Sentry olandese, impegnato nel monitoraggio del Golfo di Riga e dello spazio aereo su Estonia…

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Le tensioni nel Corno d’Africa raggiungono un nuovo apice. Rapporti dell’intelligence somala, diffusi dal portale Hiiraan Online, indicano che Israele avrebbe inviato un contingente di circa 50 militari in Somaliland. Stando alle indiscrezioni, Tel Aviv avrebbe optato per soldati di origine africana — prevalentemente etiopi — per garantire una maggiore discrezione operativa sul terreno. Le posizioni ufficiali La notizia si inserisce in un clima di crescente monitoraggio, seguito al riconoscimento formale dell’indipendenza del Somaliland da parte di Israele, avvenuto il 26 dicembre 2025. Mogadiscio denuncia l’invio di truppe come una violazione della propria sovranità nazionale. Di contro, Hargeisa mantiene una linea prudente:…

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Mentre il governo cinese, in occasione dell’APEC China CEO Forum 2026 a Pechino, ribadisce la centralità dell’apertura economica e della cooperazione multilaterale, il Ministero delle Finanze ha varato un blocco immediato per 46 società statunitensi negli appalti pubblici. Il fronte del bando: una ritorsione mirata Il divieto, operativo dal 22 giugno, colpisce nomi di primo piano della difesa e dell’aerospazio come Lockheed Martin, Raytheon Missile Systems e la società di droni Dedrone. La misura, che esclude le imprese a capitale USA integrate localmente, nasce come risposta diretta all’espansione della lista nera del Pentagono (Sezione 1260H del National Defense Authorization Act), che…

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Il mercato globale delle armi sta vivendo nel 2026 un’era d’oro, alimentata da una serie di conflitti regionali – dall’India-Pakistan al Medio Oriente – che hanno raddoppiato le tensioni rispetto a soli due anni fa. Eppure, in questo scenario, la Cina sembra restare confinata in un ruolo di “fornitore di nicchia”. Nonostante i progressi tecnologici (dai caccia J-20 ai droni d’attacco di ultima generazione), la quota di Pechino nel commercio globale di armi resta inchiodata sotto il 6%. La frustrazione cinese non è solo industriale: è sistemica. L’illusione dell’hardware: l’arma è solo l’inizio Il limite principale di Pechino è di…

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TIRANA/PARIGI – È un’Albania a due velocità quella che emerge in questo inizio di estate 2026. Mentre il primo ministro Edi Rama vola a Parigi per consolidare la proiezione europea del Paese, a Tirana il clima interno si fa rovente, con l’opposizione che alza il tiro chiedendo una transizione politica immediata. La missione diplomatica: Rama a colloquio con Macron Oggi, lunedì 22 giugno, il premier Edi Rama è atteso all’Eliseo per un pranzo di lavoro con il presidente Emmanuel Macron. Al centro dell’agenda, il rafforzamento del partenariato strategico tra Albania e Francia e un confronto serrato sul futuro del processo di adesione…

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L’industria della difesa indiana segna un nuovo importante traguardo. Secondo quanto riportato dai media internazionali, Nuova Delhi è in fase di trattativa avanzata con gli Emirati Arabi Uniti per la fornitura di alcuni dei suoi asset strategici di punta: il missile da crociera supersonico BrahMos e il sistema di difesa aerea automatizzato Akashteer. La svolta geopolitica L’operazione, che si inserisce in un quadro di profondo riassetto degli equilibri in Medio Oriente, risponde alla necessità di Abu Dhabi di diversificare i propri fornitori di armamenti e potenziare la protezione di punti nevralgici come lo Stretto di Hormuz. Per l’India, il deal rappresenta un salto di…

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Dalle piazze di Santiago del Cile arriva una pressione diplomatica senza precedenti. Il gruppo Abogados por Palestina ha avviato oggi la consegna formale di una petizione sostenuta da circa 80.000 firme, indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, per chiedere l’esclusione di Israele dall’organismo multilaterale. La delegazione, composta dai giuristi Nelson Hadad e Paula Abugattas insieme all’attivista Jihad Shahwan, ha depositato l’istanza presso la sede della CEPAL a Santiago. L’accusa mossa è di una gravità estrema: violazione sistematica dei principi fondanti dell’ONU, mancato rispetto delle risoluzioni sulla soluzione a “due Stati” e responsabilità per i crimini definiti dallo Statuto di…

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Il Partito della Prosperità del primo ministro etiope Abiy Ahmed ha confermato la sua schiacciante egemonia politica, conquistando 438 seggi su 501 nella camera bassa del parlamento. Una vittoria, quella uscita dalle urne lo scorso weekend, che il governo interpreta come un plebiscito per proseguire nell’agenda di riforme economiche, ma che solleva interrogativi profondi sulla stabilità reale di una delle nazioni più strategiche del Corno d’Africa. Un voto a macchia di leopardo Il dato politico più significativo non risiede nel numero dei seggi, ma nelle aree in cui il voto non è stato possibile. L’assenza delle urne nella regione settentrionale del…

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