
(AGENPARL) - Roma, 31 Maggio 2026 - Managua, il Presidente Daniel Ortega durante un incontro diplomatico. (Foto: State Duma of the Russian Federation / CC BY 4.0)
Il 19 giugno 2025, un finto fattorino si è presentato alla porta della residenza di Roberto Samcam, in Costa Rica, suonando il campanello con la calma di chi sta per compiere un lavoro di routine. Non appena Samcam ha risposto, è stato raggiunto da otto colpi di arma da fuoco. Non si è trattato di un atto isolato, ma dell’apice di un sistema di persecuzione transnazionale orchestrato dal governo di Daniel Ortega e della co-presidente Rosario Murillo.
L’inchiesta condotta dalle autorità costaricane ha svelato una rete di spionaggio e omicidi che non si ferma ai confini nazionali. Il regime di Managua ha fatto ricorso a tattiche di esternalizzazione del crimine, utilizzando intermediari criminali per reclutare sicari. Gli investigatori hanno individuato in Keny Navarrete, detenuto in Costa Rica per rapina e sequestro, il possibile punto di snodo per l’organizzazione degli omicidi dall’interno delle carceri. Questo metodo permette al regime di mantenere le mani pulite, delegando le esecuzioni a figure che operano in territori stranieri.
L’omicidio di Samcam non è solo una vendetta politica, ma la prova che il Nicaragua si è evoluto in una struttura transnazionale capace di colpire i dissidenti per proteggere il proprio modello economico. La centralizzazione del potere su intelligence, forze armate e magistratura non serve solo a reprimere le piazze, ma funge da apparato di protezione per un’economia governativa che si sta sovrapponendo in modo evidente alle rotte del narcotraffico regionale. Il regime di Ortega-Murillo ha consolidato il controllo totale sulle istituzioni, impiegandole per spiare, montare false accuse e torturare figure dell’opposizione che minacciano di svelare questo intreccio.
Il nodo politico: il dissenso come rischio per l’architettura illecita Il nodo politico cruciale, che emerge dai documenti lasciati da Samcam, riguarda la gestione delle rotte criminali nell’area. Samcam non era solo un dissidente, ma un analista che aveva mappato le piste clandestine utilizzate da cartelli internazionali, denunciando presunti legami tra ufficiali dell’esercito e la protezione del traffico di droga. Il regime, secondo quanto riportato nelle denunce, agirebbe come base di supporto per soggetti ricercati, utilizzando la legislazione antiriciclaggio — secondo le tesi sollevate da diverse organizzazioni — non per combattere il crimine, ma come strumento per limitare l’operatività delle ONG e degli oppositori. In quest’ottica, la morte di Samcam evidenzia come la critica al potere in Nicaragua sia divenuta una condizione di estremo rischio, in un sistema dove la sovrapposizione tra apparati di sicurezza e attività illecite solleva gravi interrogativi internazionali sulla tenuta democratica e sulla legalità delle istituzioni.
https://insightcrime.org/news/murder-former-rebel-nicaragua-criminal-regime/