Browsing: #Zelensky

Secondo The Atlantic, John Ratcliffe non cercherebbe di dissuadere il presidente americano qualora decidesse di interrompere la condivisione delle informazioni con Kyiv. La collaborazione tra i servizi dei due Paesi prosegue, mentre emergono nuove tensioni sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe e sulle difficoltà riscontrate nei sistemi di allerta contro i missili Gli Stati Uniti continuano a fornire informazioni di intelligence all’Ucraina, ma la possibilità di una nuova sospensione della collaborazione resta al centro delle tensioni tra Washington e Kyiv. Secondo un’inchiesta pubblicata il 23 ottobre da The Atlantic, il direttore della CIA John Ratcliffe non cercherebbe di convincere Donald Trump a cambiare idea qualora il presidente decidesse di interrompere il sostegno informativo americano. La valutazione è attribuita a persone che hanno lavorato con Ratcliffe e conoscono il suo modo di interpretare il ruolo di direttore dell’agenzia. Non si tratta quindi di una dichiarazione pubblica del responsabile della CIA, né della conferma che la Casa Bianca abbia già disposto una nuova sospensione. L’inchiesta, firmata dal giornalista Shane Harris e ripresa il 24 ottobre da Ukrainska Pravda, descrive una situazione nella quale le tensioni politiche tra le amministrazioni americana e ucraina non hanno interrotto la collaborazione operativa tra i rispettivi servizi di intelligence. La CIA continua a svolgere un ruolo importante nell’assistenza a Kyiv, fornendo informazioni utilizzate dalle forze ucraine e contribuendo ai sistemi di allerta contro gli attacchi russi. Il possibile cambiamento dipenderebbe da una decisione di Trump, mentre Ratcliffe, secondo gli interlocutori del settimanale, si limiterebbe a illustrare al presidente le conseguenze delle diverse opzioni senza cercare di orientarne direttamente la scelta politica. Le difficoltà nei sistemi di allerta durante gli attacchi russi Uno degli aspetti più delicati della ricostruzione riguarda le difficoltà registrate in Ucraina durante gli attacchi missilistici russi della settimana precedente. The Atlantic, citando persone a conoscenza della situazione, riferisce di segnalazioni relative a interruzioni della rete satellitare Starlink e dei sistemi americani di allerta precoce. Questi problemi avrebbero impedito alle forze ucraine di ricevere tempestivamente informazioni su alcuni missili in arrivo, limitandone la capacità di intercettazione. Il giornale non presenta tuttavia le interruzioni come la conseguenza accertata di una decisione deliberata degli Stati Uniti. Un funzionario dell’intelligence ucraina interpellato dal settimanale ha attribuito agli americani la responsabilità delle difficoltà, ma l’inchiesta segnala anche elementi che indicano possibili malfunzionamenti tecnici. Le cause degli episodi non risultano quindi chiarite. La distinzione è importante perché le segnalazioni di problemi operativi non costituiscono, da sole, una prova dell’interruzione volontaria della condivisione delle informazioni da parte di Washington. La questione era già emersa nei giorni precedenti. Il 14 ottobre il Washington Post aveva riferito delle preoccupazioni ucraine riguardanti l’accesso all’intelligence americana e ai servizi satellitari utilizzati anche nelle operazioni militari. Nello stesso periodo, il presidente Volodymyr Zelensky aveva denunciato la mancanza di un avvertimento preventivo da parte dei partner internazionali in occasione di un attacco missilistico russo contro Kyiv. Le dichiarazioni avevano sollevato interrogativi sull’effettiva disponibilità delle informazioni di allerta, senza chiarire se le difficoltà fossero riconducibili a problemi tecnici oppure a limitazioni nella cooperazione. A confermare che la collaborazione non era stata ufficialmente interrotta era stato anche Trump. In dichiarazioni riportate da NPR il 14 ottobre, il presidente americano aveva affermato che gli Stati Uniti stavano ancora aiutando l’Ucraina e continuavano a condividere informazioni di intelligence, ribadendo contemporaneamente l’intenzione di lavorare con entrambe le parti per porre fine alla guerra. Anche The Atlantic, nella sua inchiesta del 23 ottobre, precisa che il flusso informativo americano non risultava formalmente sospeso. Le pressioni di Washington sugli attacchi alle raffinerie russe Le tensioni sulla condivisione dell’intelligence sono collegate anche agli attacchi condotti dall’Ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe. Secondo quanto riferito dal Washington Post, l’amministrazione Trump avrebbe avvertito Kyiv della possibilità di interrompere il sostegno informativo qualora le forze ucraine continuassero a colpire le raffinerie e altri impianti energetici sul territorio russo. La questione è stata affrontata direttamente anche da Zelensky, che in un’intervista a NPR ha confermato di aver ricevuto avvertimenti sulla possibile sospensione della collaborazione. Il presidente ucraino ha spiegato che gli attacchi contro le infrastrutture energetiche e logistiche russe hanno l’obiettivo di ridurre le capacità di Mosca di sostenere la guerra. Nell’intervista ha inoltre contestato la posizione di Trump secondo cui le operazioni ucraine contro le raffinerie contribuirebbero all’aumento dei prezzi dei carburanti. Zelensky ha collegato il rincaro dell’energia soprattutto alla guerra in Iran e ha sostenuto che la decisione americana di allentare temporaneamente alcune restrizioni sul diesel russo non avrebbe prodotto benefici significativi per i consumatori statunitensi. Il confronto riguarda anche la possibilità di interrompere reciprocamente gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Zelensky ha dichiarato a NPR che l’Ucraina non intende rinunciare unilateralmente a colpire gli obiettivi russi mentre Mosca continua ad attaccare gli impianti energetici ucraini. Il presidente ha quindi collegato un eventuale cambiamento delle operazioni militari di Kyiv alla cessazione degli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche del proprio Paese. The Atlantic inserisce queste divergenze nel quadro dei rapporti difficili tra Trump e Zelensky. Secondo il settimanale, il presidente americano vorrebbe porre fine agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, mentre le strutture di intelligence statunitensi continuano a fornire informazioni utilizzate anche nelle operazioni militari ucraine. È proprio questa differenza tra orientamento politico della Casa Bianca e attività operativa dei servizi a occupare una parte centrale dell’inchiesta dedicata a Ratcliffe. La CIA continua a collaborare con i servizi ucraini Nonostante le tensioni politiche, la collaborazione tra la CIA e l’intelligence ucraina prosegue. The Atlantic riferisce che le informazioni fornite dagli Stati Uniti vengono utilizzate dalle forze armate ucraine anche per operazioni contro obiettivi situati in profondità nel territorio russo. Parallelamente, i satelliti americani contribuiscono all’individuazione anticipata di missili e droni diretti contro l’Ucraina, fornendo dati importanti per l’organizzazione della difesa. Un alto ufficiale americano in pensione, che secondo il settimanale si reca frequentemente in Ucraina, ha indicato nella CIA la principale struttura statunitense impegnata sul terreno. Un funzionario dell’intelligence operante nell’area baltica, coinvolto nella cooperazione con gli americani contro l’influenza russa, ha inoltre descritto le attività dell’agenzia come più aggressive rispetto al periodo dell’amministrazione Biden. Si tratta di valutazioni raccolte dal giornale attraverso fonti del settore dell’intelligence, non di comunicazioni ufficiali della CIA. La collaborazione tra i servizi americani e ucraini precede l’invasione russa su vasta scala del febbraio 2022. The Atlanticricorda che la CIA ha contribuito allo sviluppo dell’apparato di intelligence ucraino dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Questo rapporto pluriennale viene richiamato nell’inchiesta anche per spiegare la fiducia che alcuni funzionari ucraini continuano a riporre in Ratcliffe. Un alto responsabile dell’intelligence ucraina, che lavora direttamente con la CIA, ha descritto positivamente la professionalità del personale americano presente nel Paese. Secondo quanto riferito dal settimanale, i funzionari di Kyiv ritengono inoltre che Ratcliffe conosca la situazione militare e sia in grado di fornire a Trump valutazioni accurate sull’andamento della guerra, anche quando queste non coincidono con le aspettative del presidente. Ratcliffe e il rapporto con Trump: il ruolo del direttore della CIA La posizione personale di John Ratcliffe è uno degli elementi principali dell’inchiesta di The Atlantic. Il direttore della CIA aveva già ricoperto l’incarico di direttore dell’intelligence nazionale durante il primo mandato presidenziale di Trump. Secondo oltre una dozzina di funzionari ed ex funzionari dei servizi americani ed europei intervistati dal settimanale, Ratcliffe considera la Russia una minaccia non soltanto per l’Ucraina, ma anche per gli Stati Uniti e i loro alleati.…

Il consigliere di Zelensky denuncia nuovi problemi nelle comunicazioni satellitari utilizzate dalla difesa aerea. Il limite di velocità resta in vigore e coinvolgerebbe anche gli elicotteri impegnati contro i droni russi Secondo le autorità ucraine, le restrizioni che interessano i collegamenti satellitari utilizzati dalle forze armate continuano a creare difficoltà operative e avrebbero ora conseguenze anche su un importante canale di trasmissione dati impiegato dagli elicotteri nella difesa contro i droni russi. Stando a quanto riportato da RIA Novosti, che riprende un messaggio pubblicato dal consigliere sul proprio canale Telegram, il limite di velocità applicato ai terminali Starshield non sarebbe stato rimosso. La misura, introdotta nei giorni scorsi, continua dunque a rappresentare un ostacolo per alcune attività militari ucraine che richiedono collegamenti satellitari stabili su piattaforme in rapido movimento. La novità riguarda gli elicotteri utilizzati nella difesa contro i velivoli senza pilota. Beskrestnov sostiene che le restrizioni abbiano interessato un canale importante per la trasmissione delle informazioni a questi mezzi, aggiungendo un’ulteriore difficoltà a quelle già segnalate per i droni intercettori e le operazioni logistiche. Non sono stati diffusi dettagli tecnici sufficienti per stabilire quali apparecchiature siano coinvolte, quanti elicotteri abbiano subito limitazioni o in quale misura ne sia stata ridotta l’efficacia operativa. Le conseguenze indicate dal consigliere restano quindi dichiarazioni della parte ucraina, non una valutazione indipendente dell’impatto militare. Il limite di velocità e le difficoltà operative La controversia è emersa a metà ottobre, quando le autorità ucraine hanno denunciato l’introduzione, senza preavviso, di restrizioni al funzionamento dei terminali Starshield installati su mezzi in movimento. Secondo una fonte del ministero della Difesa ucraino citata da Ukrinform il 14 ottobre, la limitazione riguarda una soglia nominale di 160 chilometri orari, oltre la quale il collegamento satellitare può interrompersi. La stessa fonte ha riferito che, in determinate condizioni operative, le interruzioni sarebbero state registrate anche a velocità inferiori. Le difficoltà hanno interessato soprattutto i droni utilizzati per missioni di intercettazione, ricognizione e attacco, ma anche alcune attività di supporto logistico. Reuters ha documentato le proteste ucraine per le restrizioni, mentre Associated Press ha riferito dei contatti avviati da Kiev con SpaceX e le autorità statunitensi per ottenere una soluzione. Il problema non riguarda un’interruzione generale della rete satellitare in Ucraina. Starshield è il servizio sviluppato da SpaceX per applicazioni governative e militari, distinto dalla normale offerta commerciale Starlink. Le limitazioni segnalate interessano specifiche condizioni di impiego, soprattutto quando i terminali vengono utilizzati su piattaforme mobili. Questa distinzione è importante perché alcune funzionalità inizialmente compromesse sarebbero state ripristinate, senza che ciò comportasse necessariamente l’eliminazione del limite di velocità. Le nuove dichiarazioni di Beskrestnov indicano proprio la persistenza di quest’ultimo problema. Una dipendenza tecnologica ancora irrisolta La vicenda era già stata esaminata da Agenparl nell’approfondimento del 16 ottobre, Ucraina, Starshield e i limiti della sicurezza europea, dedicato alle conseguenze delle restrizioni satellitari e alla dipendenza delle capacità militari europee da infrastrutture tecnologiche statunitensi. Il nuovo elemento relativo agli elicotteri amplia il quadro delle possibili conseguenze operative. I collegamenti satellitari non servono soltanto alla guida dei droni: possono sostenere anche la circolazione delle informazioni tra piattaforme diverse, contribuendo al coordinamento delle attività di sorveglianza e intercettazione. Quando la continuità di queste comunicazioni dipende da condizioni stabilite all’esterno della catena di comando ucraina, un cambiamento tecnico può incidere sulla pianificazione delle missioni. La questione assume particolare rilievo nella difesa contro gli attacchi russi condotti con velivoli senza pilota, che richiedono tempi di reazione rapidi e un coordinamento costante tra i diversi sistemi impiegati. Resta aperto il problema delle responsabilità. Elon Musk ha attribuito alle autorità statunitensi il controllo delle condizioni operative del servizio Starshield utilizzato in ambito militare. Le ricostruzioni giornalistiche sull’origine delle restrizioni hanno però presentato versioni differenti e non consentono di stabilire con certezza chi abbia disposto le specifiche modifiche né per quale motivo. Anche l’ipotesi che le limitazioni siano collegate alle tensioni politiche tra Washington e Kiev resta da dimostrare. Le dichiarazioni dei rappresentanti ucraini e le contestazioni provenienti dall’amministrazione americana devono essere considerate separatamente dalle conseguenze tecniche segnalate sul campo. Secondo le informazioni diffuse nei giorni scorsi, il ministero della Difesa ucraino ha avviato contatti con gli Stati Uniti, SpaceX e i partner della NATO, mentre vengono valutati canali di comunicazione alternativi. Non risulta tuttavia confermata una soluzione definitiva alla restrizione di velocità.…

Zelensky incontra a Oslo l’inviato di Trump e i partner europei. Washington lavora a una proposta articolata su garanzie di sicurezza, ricostruzione e rapporti con Mosca, mentre resta incerta la successiva missione in Russia La diplomazia statunitense tenta di riaprire il negoziato sulla guerra in Ucraina attraverso un passaggio preliminare con Kiev e gli alleati europei, prima di sottoporre a Mosca una nuova proposta. L’inviato speciale del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, è atteso martedì 20 ottobre a Oslo per una serie di consultazioni con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e rappresentanti europei. L’obiettivo è consolidare una piattaforma negoziale che possa essere successivamente presentata al presidente russo Vladimir Putin. Secondo quanto riferito da Axios, citando un funzionario statunitense, Witkoff intende recarsi in Russia dopo gli incontri norvegesi per illustrare le idee elaborate in collaborazione con l’Ucraina e i partner europei. Il viaggio, tuttavia, rimane un’intenzione diplomatica e non equivale alla conferma di un incontro già concordato con il Cremlino. Anche Reuters, sulla base di fonti informate sui preparativi, ha precisato che il calendario delle missioni potrebbe subire modifiche. La tappa di Oslo ha invece una base ufficiale. Il governo norvegese ha confermato la partecipazione di Zelensky, del presidente finlandese Alexander Stubb e del primo ministro Jonas Gahr Støre, insieme agli inviati statunitensi Witkoff e Jared Kushner. Quest’ultimo seguirà i colloqui a distanza, mentre Witkoff sarà presente nella capitale norvegese. La partecipazione americana è stata richiesta dall’Ucraina, secondo quanto comunicato dall’ufficio del primo ministro norvegese. Alle consultazioni dovrebbero inoltre prendere parte rappresentanti dei quattro Paesi del gruppo E4 – Regno Unito, Francia, Germania e Polonia – oltre a funzionari dell’Unione europea e della NATO. La composizione prevista del tavolo evidenzia la volontà di coinvolgere gli alleati nella preparazione di un’eventuale proposta da sottoporre alla Russia, evitando che il confronto tra Washington e Mosca si sviluppi completamente al di fuori delle capitali europee. Due percorsi negoziali, dalla sicurezza ucraina ai rapporti con Mosca L’elemento più significativo delle anticipazioni americane riguarda la struttura del lavoro diplomatico. Secondo Axios, la Casa Bianca sta sviluppando due percorsi paralleli, concepiti come parti di un possibile accordo complessivo. Il primo riguarda il futuro dell’Ucraina: garanzie di sicurezza credibili, prospettive di integrazione europea e un quadro economico per il dopoguerra che affronti le necessità finanziarie del Paese e favorisca investimenti e ricostruzione. Non si tratterebbe quindi soltanto di individuare una formula per interrompere i combattimenti, ma anche di definire quali strumenti possano garantire la stabilità ucraina dopo un’eventuale intesa. Il secondo percorso riguarda direttamente la Russia e le condizioni per una pace duratura. L’amministrazione Trump intende elaborare una proposta che affronti le questioni necessarie alla conclusione della guerra, includendo un nuovo assetto di sicurezza tra Mosca e l’Europa e possibili forme di cooperazione economica nel dopoguerra. Sono obiettivi indicati da una fonte americana, non condizioni già concordate dalle parti. La distinzione è decisiva. Le garanzie richieste da Kiev e la ridefinizione dei rapporti di sicurezza tra Russia ed Europa costituiscono questioni strettamente collegate, ma non necessariamente compatibili nelle rispettive formulazioni. Un accordo che offrisse rassicurazioni a Mosca senza assicurare all’Ucraina strumenti credibili di protezione rischierebbe di essere considerato insufficiente da Kiev. Allo stesso modo, un progetto di sicurezza europea privo di un confronto sulle posizioni russe potrebbe incontrare ostacoli nella fase negoziale successiva. È su questo equilibrio che si misurerà la possibilità di trasformare le consultazioni diplomatiche in un negoziato effettivo. I colloqui mentre crescono le tensioni tra Kiev e Washington La nuova iniziativa arriva in un momento particolarmente delicato nei rapporti tra Stati Uniti e Ucraina. Negli ultimi giorni Zelensky ha denunciato restrizioni alla condivisione di informazioni di intelligence e ritardi nella disponibilità di sistemi e munizioni destinati alla difesa ucraina. Tra i punti di attrito figurano anche le forniture di missili per i sistemi Patriot, comprese quelle finanziate o trasferite attraverso Paesi terzi. Le accuse ucraine sono state contestate da funzionari statunitensi e non tutte le circostanze indicate da Kiev risultano accertate in modo indipendente. Il contrasto, tuttavia, è diventato un elemento politico rilevante, perché riguarda strumenti militari considerati essenziali per contrastare gli attacchi russi. Il tema si collega direttamente alla questione affrontata da Agenparl nell’articolo del 19 ottobre, Ucraina, Zelensky: gli USA ritardano i missili Patriot. La controversia sulle forniture rende ancora più complesso il compito degli inviati americani: convincere Kiev della solidità di un futuro accordo richiede infatti di ricostruire anche la fiducia nei rapporti con Washington. Un ulteriore elemento di tensione riguarda gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. Secondo precedenti ricostruzioni di Axios, l’amministrazione Trump ha esercitato pressioni per limitarli, nel contesto delle preoccupazioni americane per l’andamento dei prezzi dei carburanti. Washington ha inoltre avviato contatti con Mosca sulle esportazioni russe di diesel, una scelta che ha alimentato nuove frizioni con Kiev. È in questo scenario che Oslo assume un significato politico particolare. La presenza dei principali interlocutori europei consente di discutere non soltanto la formulazione di un piano, ma anche il grado di sostegno che gli alleati sarebbero disposti a garantire nella sua eventuale attuazione. Per l’Ucraina, la partecipazione europea rappresenta un elemento importante nella definizione delle garanzie future. Per Washington, invece, un’intesa preliminare con Kiev e con le capitali europee potrebbe rafforzare la posizione negoziale dell’inviato americano nel successivo confronto con Mosca. La missione russa e le incognite del negoziato La prospettata visita di Witkoff in Russia costituisce dunque il possibile secondo passaggio dell’iniziativa. Secondo Reuters, tra i temi che potrebbero essere affrontati figura anche il caso di Stephen Hubbard, cittadino statunitense detenuto in Russia, la cui liberazione rappresenta un ulteriore dossier nei rapporti bilaterali.…