(AGENPARL) - Roma, 2 Novembre 2026 - L’Ucraina è pronta a sospendere gli attacchi contro le raffinerie petrolifere russe se gli Stati Uniti garantiranno a Kiev una fornitura immediata di missili intercettori Patriot. È la proposta avanzata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante un’intervista all’emittente americana Fox News, nella quale ha collegato direttamente la possibilità di interrompere le operazioni contro le infrastrutture energetiche russe alla capacità del suo Paese di difendersi dai bombardamenti di Mosca.
L’iniziativa introduce un nuovo elemento nei tentativi dell’amministrazione di Donald Trump di ottenere una tregua energetica tra Russia e Ucraina. Washington chiede da tempo alle due parti di interrompere gli attacchi contro raffinerie, impianti di produzione e reti di distribuzione dell’energia, anche per contenere le tensioni sui mercati internazionali dei combustibili.
Zelensky ha spiegato di aver affrontato la questione in diverse conversazioni con Trump e con i suoi collaboratori. La posizione ucraina, ha precisato, parte dalla necessità di rispondere agli attacchi russi contro infrastrutture elettriche, impianti del gas e obiettivi civili.
Il presidente ucraino ha indicato due possibili condizioni per fermare i raid sulle raffinerie russe: la cessazione degli attacchi di Mosca al sistema energetico ucraino oppure la disponibilità di un numero sufficiente di intercettori Patriot per proteggere le città e le infrastrutture del Paese.
La seconda ipotesi, secondo Zelensky, potrebbe essere attuata anche senza nuovi aiuti militari gratuiti. Kiev sarebbe infatti disposta a trovare le risorse necessarie per acquistare i missili.
La proposta contiene anche una precisa corrispondenza temporale. Se gli Stati Uniti assicurassero all’Ucraina una fornitura di intercettori per un mese, le forze ucraine sospenderebbero per lo stesso periodo gli attacchi contro le raffinerie russe. Non si tratterebbe quindi di una rinuncia definitiva alle operazioni contro il settore petrolifero di Mosca, ma di una sospensione condizionata alla disponibilità effettiva dei sistemi di difesa.
Il nodo centrale riguarda proprio i tempi delle consegne americane.
Il 30 ottobre il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha autorizzato una possibile vendita all’Ucraina di 500 missili intercettori Patriot PAC-3, per un valore stimato di 2,1 miliardi di dollari. L’operazione, che vede Lockheed Martin come principale contraente, dovrebbe essere finanziata attraverso risorse ucraine e contributi di partner internazionali, tra cui Canada, Germania e Norvegia.
L’autorizzazione rappresenta un passaggio significativo, ma non risolve l’emergenza immediata. Secondo quanto riferito da Reuters, i missili oggetto dell’operazione devono ancora essere prodotti e potrebbero non essere disponibili prima del prossimo decennio. Zelensky ha accolto favorevolmente il via libera americano, avvertendo tuttavia che l’Ucraina ha bisogno di intercettori adesso, mentre si prepara ad affrontare un nuovo inverno di attacchi alle infrastrutture energetiche.
Da qui la ricerca di una soluzione alternativa. Il governo ucraino vorrebbe ottenere temporaneamente missili già presenti negli arsenali degli alleati occidentali, impegnandosi a reintegrarli quando saranno disponibili quelli acquistati attraverso il nuovo programma statunitense.
Secondo quanto riportato dal Kyiv Post, Zelensky ha prospettato trasferimenti iniziali di 10, 20 o 30 intercettori da parte di singoli Paesi partner, accompagnati da accordi per la successiva restituzione. Il meccanismo consentirebbe di anticipare la disponibilità delle munizioni senza attendere il completamento della produzione industriale.
La richiesta riflette le difficoltà crescenti della difesa aerea ucraina. I Patriot rappresentano uno degli strumenti più importanti a disposizione di Kiev per contrastare i missili balistici russi, particolarmente difficili da intercettare con altri sistemi occidentali. La scarsità di queste munizioni riduce la capacità di proteggere centrali elettriche, sottostazioni e altri impianti essenziali.
Gli attacchi contro le infrastrutture energetiche costituiscono da tempo uno degli aspetti più rilevanti del conflitto. La Russia ha intensificato le operazioni contro la rete elettrica e gli impianti ucraini, mentre Kiev ha colpito ripetutamente raffinerie e depositi di carburante sul territorio russo, con l’obiettivo di ridurre le capacità di approvvigionamento e le entrate del settore petrolifero.
Le operazioni ucraine hanno assunto anche una crescente rilevanza internazionale, in un contesto segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle tensioni sui mercati petroliferi. Trump ha sollecitato una riduzione degli attacchi reciproci agli impianti energetici, ma per Kiev una sospensione senza adeguate garanzie difensive rischierebbe di lasciare esposte le proprie infrastrutture.
La proposta di Zelensky cerca quindi di trasformare una richiesta americana in uno scambio concreto: meno attacchi alle raffinerie russe in cambio di una maggiore protezione del sistema energetico ucraino.
Il tema si intreccia con un altro dossier emerso nelle ultime ore. Secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti starebbero promuovendo anche un possibile ripristino delle esportazioni di gas russo verso l’Europa attraverso l’Ucraina, nell’ambito dei negoziati per una tregua energetica. Si tratta di un’iniziativa distinta, ancora priva di un accordo, ma che conferma il ruolo assunto dalle infrastrutture energetiche nella diplomazia americana.
La questione coinvolge interessi militari, commerciali e politici differenti. Per l’Ucraina, la priorità è impedire che i bombardamenti compromettano ulteriormente la disponibilità di elettricità e riscaldamento per la popolazione. Per Washington, la riduzione degli attacchi contro gli impianti energetici potrebbe contribuire a contenere le pressioni sui prezzi e creare condizioni più favorevoli ai negoziati. Per Mosca, le raffinerie rappresentano invece un settore strategico, sia per il rifornimento interno sia per il sostegno economico allo sforzo bellico.
Resta da capire se l’amministrazione Trump intenda accogliere la proposta ucraina e soprattutto se possa garantire forniture di intercettori in tempi compatibili con l’emergenza denunciata da Kiev.
Al momento non risulta un’intesa sulla sospensione degli attacchi alle raffinerie russe. Zelensky ha formulato una disponibilità condizionata, non annunciato un cessate il fuoco unilaterale. La differenza è sostanziale: senza missili immediatamente utilizzabili o senza uno stop russo agli attacchi contro l’energia ucraina, Kiev non ha assunto alcun impegno a interrompere le proprie operazioni.
Il confronto si sposta così dalla semplice richiesta di una tregua alla questione delle garanzie necessarie per renderla praticabile. Ed è proprio sulla disponibilità dei Patriot, più che sull’autorizzazione formale alla loro vendita, che potrebbe misurarsi nelle prossime settimane la possibilità di un primo accordo sugli attacchi alle infrastrutture energetiche.
