(AGENPARL) - Roma, 11 Ottobre 2026 - I negoziatori ucraini sarebbero stati colti di sorpresa dall’annuncio di Donald Trump sull’allentamento temporaneo delle restrizioni relative alle esportazioni di diesel russo. A ricostruire quanto accaduto durante i colloqui negli Stati Uniti è il Kyiv Independent, che in un’esclusiva pubblicata il 10 ottobre riferisce le testimonianze anonime di diversi funzionari ucraini coinvolti nelle trattative o vicini alla delegazione di Kiev.
La vicenda si inserisce nello scontro politico tra Washington e Kiev, alimentato anche dalle recenti dichiarazioni di Trump sul futuro della leadership ucraina. A rispondere alle parole del presidente americano è stato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, secondo cui spetta esclusivamente al popolo ucraino decidere chi debba guidare il Paese.
La posizione di Sybiha ribadisce la sovranità dell’Ucraina nella scelta dei propri rappresentanti e respinge l’idea che la leadership di Kiev possa essere determinata da pressioni esterne.
«Sembrava una trappola»: la ricostruzione dei colloqui
Secondo il Kyiv Independent, la delegazione ucraina era arrivata negli Stati Uniti per discutere una possibile tregua energetica con Mosca e un’intesa per fermare gli attacchi nel Mar Nero. L’annuncio di Trump, arrivato dopo una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin, avrebbe però modificato il quadro dei negoziati, alimentando a Kiev il sospetto che Washington avesse già discusso con Mosca termini e condizioni senza informare preventivamente gli alleati ucraini.
«Sembrava una trappola», avrebbe dichiarato al giornale un alto funzionario ucraino, descrivendo la reazione della delegazione alla notizia. Un’altra fonte ha sostenuto che i rappresentanti ucraini ed europei presenti ai colloqui sarebbero rimasti spiazzati dall’annuncio.
Il nodo dell’intelligence americana
L’elemento più delicato dell’inchiesta riguarda le pressioni che, secondo una persona presente ai colloqui, sarebbero state esercitate sulla delegazione di Kiev. Ai rappresentanti ucraini sarebbe stato prospettato un possibile stop alla condivisione dell’intelligence statunitense utilizzata anche per individuare obiettivi in territorio russo, qualora l’Ucraina non avesse accettato di interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe.
La ricostruzione si basa su testimonianze anonime raccolte dal Kyiv Independent e non costituisce una conferma ufficiale di una decisione americana in tal senso.
La questione degli attacchi agli impianti energetici è da settimane al centro delle tensioni tra Washington e Kiev. Trump ha chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di fermare le operazioni contro le infrastrutture russe legate alla produzione e alla distribuzione di carburanti. Kiev sostiene invece che qualsiasi tregua energetica debba essere reciproca e comprendere anche la cessazione degli attacchi russi contro centrali elettriche, sottostazioni e altre infrastrutture ucraine.
Kiev contesta una tregua a senso unico
Secondo i funzionari citati dal giornale, la decisione americana di autorizzare temporaneamente determinate operazioni commerciali relative al diesel russo rischierebbe di indebolire la pressione economica su Mosca senza ottenere in cambio un impegno russo a fermare gli attacchi contro l’Ucraina.
Zelensky ha contestato pubblicamente la misura, sostenendo che le entrate derivanti dalle esportazioni avrebbero contribuito a finanziare la prosecuzione della guerra. Il presidente ucraino ha inoltre definito debole la decisione americana e messo in dubbio la correttezza del comportamento di Washington nei confronti della delegazione impegnata nei negoziati.
Nel frattempo, gli attacchi alle infrastrutture energetiche sono proseguiti. Il Kyiv Independent riferisce che, nelle ore successive all’annuncio di Trump, droni ucraini hanno colpito un terminal petrolifero a Rostov sul Don, mentre la Russia ha lanciato nuovi attacchi contro Kiev, prendendo di mira anche infrastrutture energetiche.
La divergenza resta sostanziale: per Kiev, una tregua che imponesse restrizioni soltanto alle operazioni ucraine lascerebbe intatta la pressione militare russa sul sistema energetico del Paese. La presa di posizione di Sybiha sulla sovranità politica dell’Ucraina si aggiunge così alla contestazione diplomatica delle scelte di Washington, mentre restano da chiarire le condizioni effettivamente discusse durante i colloqui.
