(AGENPARL) - Roma, 11 Agosto 2026 - Quello che sotto il regime di Bashar al-Assad rappresentava un presidio di fatto intoccabile per la Russia nel Mediterraneo si è ufficialmente scontrato con la nuova realtà geopolitica di Damasco.
Dopo ben 18 mesi di trattative serrate, la Siria e la Russia hanno siglato un memorandum d’intesa che ridisegna radicalmente il futuro delle basi di Tartus e Khmeimim. Ma la notizia cruciale, il vero cambio di passo imposto dal nuovo corso siriano, è il cronoprogramma: la transizione dovrà completarsi tassativamente entro tre mesi.
Il giro di vite amministrativo
Il governo siriano non si è limitato a rinegoziare la presenza di Mosca, ma ha ripreso in mano le leve economiche e civili che i russi gestivano in regime di quasi-extraterritorialità. L’aeroporto di Khmeimim e la banchina commerciale del porto di Tartus passano interamente sotto la gestione dell’amministrazione civile siriana.
Ciò che differenzia questo accordo dal passato è il controllo operativo blindato: l’Autorità generale siriana per i porti e le dogane ha imposto che qualsiasi operazione – inclusa la gestione della banchina n. 4, che Mosca puntava a trasformare in un proprio hub logistico commerciale – debba ricevere il via libera formale da Damasco.
Dalle enclavi blindate ai centri congiunti
Anche sul fronte militare la musica cambia radicalmente. Quelli che erano i principali capisaldi della proiezione di Mosca nel Mediterraneo perdono lo status di enclavi autonome. Le strutture militari verranno infatti riconvertite in “centri congiunti di addestramento e qualificazione”.
In sintesi, la Russia mantiene un presidio nell’area, ma perde la totale autonomia gestionale. E lo fa sotto la scadenza imposta da un conto alla rovescia di novanta giorni che certifica nei fatti una nuova fase nei rapporti bilaterali
