(AGENPARL) - Roma, 3 Novembre 2026 - Stati Uniti, Russia e Ucraina torneranno al tavolo il 10 e 11 novembre. Il Cremlino esclude gli europei dai colloqui, mentre Washington li consulta sulle garanzie di sicurezza. Sullo sfondo, i risultati limitati delle precedenti trattative e una guerra che continua.
Il prossimo negoziato sull’Ucraina avrà due tavoli distinti. Il primo, ad Abu Dhabi, riunirà il 10 e 11 novembre le delegazioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina. Il secondo, a Bruxelles, vedrà Washington confrontarsi con gli alleati europei sulle garanzie di sicurezza e sulla ricostruzione. Una separazione che mette in evidenza una delle contraddizioni della nuova iniziativa diplomatica americana: l’Europa è chiamata a contribuire alla stabilità successiva alla guerra, ma non parteciperà direttamente al confronto con Mosca.
L’esclusione non è casuale. Il 28 ottobre, secondo quanto riportato dall’agenzia russa TASS, il consigliere presidenziale Yuri Ushakov aveva chiarito che non erano previsti inviti ai rappresentanti europei. Una posizione espressa con particolare durezza, a conferma della volontà del Cremlino di mantenere il negoziato nel formato trilaterale.
Washington cerca un accordo, Mosca mantiene le distanze
L’inviato speciale americano Steve Witkoff ha annunciato che gli incontri di Abu Dhabi si svolgeranno a livello tecnico. L’agenda comprenderà gli accordi di sicurezza successivi alla guerra, la riduzione delle ostilità, le questioni umanitarie e i possibili passi verso una soluzione negoziata.
Insieme a Witkoff dovrebbe partecipare Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump. La ripresa dei contatti segue l’incontro tra Witkoff e Vladimir Putin a San Pietroburgo, durante il quale Mosca aveva manifestato la disponibilità a tornare al tavolo.
La conferma delle date è arrivata però soltanto dalla parte americana. Ancora il 30 ottobre, Ushakov aveva spiegato che Russia e Stati Uniti stavano coordinando il calendario e che diversi fattori, interni e internazionali, avrebbero potuto influenzarlo.
Il Cremlino ha quindi accettato la prospettiva di nuovi negoziati, senza che questo implichi un avvicinamento sulle condizioni della pace.
I precedenti accordi mostrano possibilità e limiti
Un elemento concreto arriva dai recenti sviluppi nella regione di Kherson. Associated Press ha documentato una tregua localizzata nell’area di Oleshky, legata a operazioni di evacuazione e assistenza umanitaria.
Si tratta di un precedente significativo, ma circoscritto. Dimostra che accordi limitati possono essere raggiunti anche mentre proseguono le ostilità, senza però indicare che le parti siano pronte a un compromesso complessivo.
Le distanze restano soprattutto sulle questioni territoriali e sulle garanzie richieste da Kiev per impedire nuove offensive russe. Un cessate il fuoco, senza un meccanismo credibile di controllo e sicurezza, non risolverebbe automaticamente questi problemi.
La sicurezza europea si decide anche fuori dal negoziato
Prima dell’appuntamento negli Emirati Arabi Uniti, i rappresentanti americani incontreranno a Bruxelles Francia, Germania, Regno Unito, Unione Europea e NATO.
Secondo quanto riferito da Witkoff, le consultazioni riguarderanno la futura architettura di sicurezza del continente, le garanzie per l’Ucraina e il sostegno economico alla ricostruzione.
È qui che emerge il problema politico più ampio. Gli Stati Uniti cercano un’intesa diretta con Mosca e Kiev, mentre gli alleati europei dovranno valutare quali impegni assumere per sostenerla. Il rischio è che le responsabilità della sicurezza futura vengano discusse in una sede diversa da quella in cui si negoziano le condizioni per fermare la guerra.
Abu Dhabi potrebbe produrre nuovi accordi umanitari o definire ulteriori passaggi diplomatici. Ma il risultato più importante sarà capire se il formato scelto da Washington riuscirà ad affrontare le divergenze tra Russia e Ucraina senza lasciare irrisolto il ruolo dell’Europa nella sicurezza del dopoguerra.
