(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2026 - Finlandia e Norvegia riaprono il dialogo con Putin dopo anni di contatti politici ridotti al minimo. Il colloquio del 27 ottobre, concordato con Kiev, affronta la guerra in Ucraina e i prossimi negoziati. Helsinki e Oslo agiscono a nome dei rispettivi Paesi, mentre il Cremlino conferma la volontà di mantenere aperto il canale diretto.
Finlandia e Norvegia riaprono il dialogo con Vladimir Putin, segnando un passaggio significativo nei rapporti diplomatici tra Mosca e due Paesi europei che figurano tra i principali sostenitori dell’Ucraina. Il 27 ottobre il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno avuto una conversazione telefonica con il leader russo, al termine della quale le parti hanno concordato di mantenere contatti diretti.
La notizia, al centro di una ricostruzione pubblicata dal quotidiano russo Izvestia, trova conferma nelle comunicazioni ufficiali di Helsinki e del Cremlino. Non si tratta dell’avvio di un negoziato di pace né di un cambiamento delle posizioni politiche dei due governi nordici. La novità consiste nella decisione di tornare a parlare direttamente con Mosca, dopo una lunga fase durante la quale i contatti ad alto livello con la Russia sono rimasti estremamente limitati.
Il significato dell’iniziativa emerge soprattutto dall’identità degli interlocutori. La Finlandia, entrata nella NATO nel 2023, condivide con la Russia un’estesa frontiera terrestre. La Norvegia, membro storico dell’Alleanza atlantica, è anch’essa un Paese confinante con la Federazione Russa. Entrambe sostengono militarmente e politicamente Kiev e hanno mantenuto una posizione critica nei confronti dell’invasione russa dell’Ucraina.
Proprio per questo, la telefonata rappresenta un fatto diplomatico rilevante: due governi che non hanno attenuato il proprio sostegno all’Ucraina ritengono comunque necessario mantenere un interlocutore diretto al Cremlino.
Stubb e Støre hanno chiarito di aver agito esclusivamente in rappresentanza dei rispettivi Paesi, senza alcun mandato a parlare a nome dell’Unione europea o dell’intero continente. Una precisazione essenziale, anche perché la Finlandia è membro dell’UE, mentre la Norvegia non ne fa parte.
L’iniziativa è stata inoltre preparata in consultazione con Kiev, che ne era dunque informata prima del colloquio.
Le richieste a Putin e le condizioni poste da Mosca
Al centro della telefonata vi sono stati la guerra in Ucraina, le prospettive di una soluzione diplomatica e i negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, la cui ripresa è prevista ad Abu Dhabi nella prima metà di novembre.
Secondo la presidenza finlandese, l’obiettivo era trasmettere direttamente a Putin un messaggio relativo ai futuri colloqui e alla necessità di favorire la cessazione delle ostilità. L’iniziativa si inserisce nel percorso diplomatico avviato durante le consultazioni del 20 ottobre a Oslo, alle quali hanno partecipato rappresentanti ucraini, statunitensi ed europei.
Stubb ha sottolineato che l’esito della guerra avrà conseguenze dirette sulla sicurezza della Finlandia, della Norvegia e dell’intero continente. La sua posizione è che la ricerca di una soluzione richieda anche la possibilità di discutere direttamente con la Russia.
Støre ha insistito sulla necessità di una de-escalation e sulla prosecuzione degli sforzi diplomatici, pur ribadendo il sostegno norvegese all’Ucraina.
La ricostruzione del Cremlino presenta invece il colloquio soprattutto attraverso le condizioni russe per una pace duratura. Putin ha illustrato la propria valutazione della situazione militare e ha richiamato quelle che Mosca definisce le «cause profonde» del conflitto.
Secondo la presidenza russa, il leader del Cremlino ha sostenuto che un accordo stabile debba tenere pienamente conto degli interessi della Federazione Russa, attribuendo inoltre alle politiche dell’Unione europea e della NATO una responsabilità nel prolungamento delle ostilità. Si tratta della posizione espressa da Mosca, non di una valutazione condivisa dagli interlocutori nordici.
Durante la conversazione sono state affrontate anche questioni relative alla sicurezza e alla stabilità nel Mar Baltico e nell’Europa settentrionale. Il comunicato russo riferisce inoltre un richiamo al diritto marittimo internazionale e alla libertà di navigazione.
Il riferimento a questi temi non modifica tuttavia l’obiettivo principale dichiarato da Helsinki e Oslo: contribuire agli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra in Ucraina.
Secondo il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, i due leader avrebbero inoltre trasmesso a Putin la disponibilità di Volodymyr Zelensky a un confronto diretto. Il presidente russo avrebbe riproposto l’ipotesi di un incontro a Mosca, assicurando garanzie di sicurezza. Non è stato annunciato alcun accordo per un vertice tra i due presidenti.
La conclusione ufficiale della telefonata resta quindi circoscritta ma concreta: Putin, Stubb e Støre hanno concordato di mantenere aperti i contatti telefonici.
Kiev era informata: il dialogo non cambia il sostegno all’Ucraina
Un elemento importante della vicenda riguarda la posizione ucraina.
Dopo il colloquio con Putin, Stubb e Støre hanno parlato con Zelensky per riferirgli il contenuto della conversazione. Il presidente ucraino ha ringraziato entrambi per l’iniziativa e per aver trasmesso al Cremlino la richiesta di misure concrete di de-escalation.
In particolare, Kiev ha richiamato l’urgenza di ridurre gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine, un tema particolarmente sensibile con l’avvicinarsi dell’inverno.
Anche il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha confermato che la telefonata era stata coordinata preventivamente con il governo di Kiev.
Questo chiarimento è politicamente significativo. L’iniziativa nordica non è stata condotta all’insaputa dell’Ucraina e non rappresenta, almeno nelle intenzioni dichiarate, un tentativo di negoziare separatamente il futuro del Paese.
Finlandia e Norvegia hanno piuttosto scelto di utilizzare il proprio canale diretto con Mosca per sostenere un percorso diplomatico nel quale Kiev intende mantenere un ruolo centrale.
La conversazione ha però mostrato anche le difficoltà di un confronto con il Cremlino.
Secondo un retroscena del Financial Times, ripreso il 28 ottobre da Ukrainska Pravda, il colloquio sarebbe durato circa novanta minuti, ben oltre il tempo inizialmente previsto. Tre fonti informate della conversazione hanno riferito che Putin avrebbe dedicato gran parte dell’intervento a una lunga ricostruzione storica delle origini della guerra, soffermandosi sulle proprie argomentazioni relative ai rapporti tra Russia e Ucraina.
La prospettiva di un cessate il fuoco immediato sarebbe stata discussa soltanto marginalmente.
È una ricostruzione giornalistica, non una trascrizione pubblica della telefonata. Il suo significato, tuttavia, è chiaro: la disponibilità a parlare non coincide ancora con una convergenza sulle condizioni necessarie per fermare le ostilità.
I due leader nordici hanno descritto il confronto come franco e sostanziale, pur riconoscendo la persistenza di profonde divergenze.
Il dialogo, dunque, è ripreso. Il negoziato sulle condizioni della pace rimane invece aperto e complesso.
La lettura di Izvestia e la questione dei futuri interlocutori europei
Nella ricostruzione di Izvestia, la telefonata potrebbe rappresentare un segnale di cambiamento nel modo in cui alcuni Paesi europei intendono rapportarsi alla Russia.
Il quotidiano russo sottolinea che, dopo il 2022, i contatti diretti tra Putin e gran parte dei leader europei si sono drasticamente ridotti. A mantenere relazioni politiche più frequenti con Mosca sono stati soprattutto governi come quelli di Ungheria e Slovacchia, mentre altri hanno privilegiato l’isolamento diplomatico del Cremlino.
La scelta di Helsinki e Oslo appare quindi diversa proprio perché proviene da due governi che continuano a sostenere Kiev.
Non significa che Finlandia e Norvegia abbiano cambiato posizione sulla guerra. Indica piuttosto che considerano possibile affiancare alla pressione politica e militare sulla Russia un canale di comunicazione diretto.
Il Cremlino ha accolto favorevolmente questa disponibilità. Il portavoce Dmitry Peskov ha attribuito particolare importanza al fatto che due Paesi confinanti abbiano deciso di riprendere il confronto, precisando però che Mosca non considera i due leader rappresentanti dell’intera Europa.
L’iniziativa non ha raccolto un consenso unanime tra gli alleati. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha espresso scetticismo sull’utilità della telefonata, mentre in altri Paesi sono emerse perplessità sul rischio che iniziative diplomatiche separate rendano meno coerente la posizione occidentale.
Il dibattito riguarda quindi anche la rappresentanza politica: chi può parlare con Mosca, con quale mandato e con quali obiettivi?
Izvestia riferisce che negli ambienti europei viene discussa la possibilità di individuare uno o più interlocutori per il dialogo con la Russia. Il quotidiano cita, tra gli altri, l’eurodeputato lussemburghese Fernand Kartheiser, secondo il quale le differenti posizioni degli Stati potrebbero rendere preferibile una pluralità di negoziatori.
Al momento, tuttavia, non risulta una decisione formale dell’Unione europea sulla nomina di un rappresentante incaricato di negoziare con Mosca.
Il prossimo banco di prova sarà rappresentato dai colloqui previsti ad Abu Dhabi tra delegazioni russe, ucraine e statunitensi. La telefonata del 27 ottobre non garantisce risultati, ma introduce un elemento nuovo nel quadro diplomatico: la disponibilità di Finlandia e Norvegia a mantenere un contatto diretto con Putin, senza rinunciare al coordinamento con Kiev.
Sul versante italiano, intanto, resta aperta la questione del tredicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina. Secondo una ricostruzione pubblicata da Ukrainska Pravda, il nuovo invio sarebbe già predisposto, ma la consegna sarebbe stata rinviata in attesa delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti del 3 novembre. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva invece indicato il 26 ottobre che il pacchetto era pronto e sarebbe stato inviato a breve. La vicenda riguarda le scelte e i tempi del sostegno militare italiano a Kiev; non emergono elementi che la colleghino direttamente alla telefonata di Putin con i due leader nordici.
