(AGENPARL) - Roma, 12 Settembre 2026 - Un tavolo cruciale per il futuro della sicurezza energetica e della navigazione nel Golfo, segnato però da una spaccatura diplomatica pesante. Lunedì si terrà in Oman un vertice di altissimo livello tra i ministri dei paesi del Golfo, l’Iran e l’Iraq, focalizzato interamente sulla gestione e sulla sicurezza del Stretto di Hormuz. Al centro dei colloqui c’è il futuro di questo cruciale snodo marittimo — attraverso cui transita storicamente un quinto del petrolio mondiale — sottoposto a blocco da parte di Teheran nel contesto del conflitto in corso, con un impatto devastante sui mercati e prezzi del greggio schizzati oltre i 100 dollari al barile.
L’iniziativa di Oman e Iran e il nodo del controllo
L’incontro, promosso congiuntamente da Oman e Iran, punta a gettare le basi per un’intesa sulla gestione futura dello stretto. Prima del conflitto una rotta completamente libera, lo Stretto di Hormuz vede oggi l’imposizione da parte iraniana di permessi obbligatori e la valutazione di tariffe di servizio, alimentando tensioni permanenti con i raid della Marina statunitense e gli attacchi mirati contro le imbarcazioni non allineate.
Il boicottaggio del Bahrain: “Nessun appeasement”
A pesare pesantemente sulla vigilia del vertice è la presa di posizione ufficiale del Bahrain, che ha annunciato che non prenderà parte all’incontro in Oman fino al ripristino delle relazioni diplomatiche interrotte nel 2016. In una nota durissima, il ministero degli Esteri di Manama ha motivato l’assenza puntando il dito contro i recenti attacchi alle infrastrutture energetiche della regione — tra cui il raid di questa settimana contro l’oleodotto Est-Ovest in Arabia Saudita e il tentato colpo a un serbatoio di ammoniaca in Bahrain —, definendoli una minaccia costante e attuale.
«La sicurezza e la stabilità regionale non possono essere costruite sorvolando sugli attacchi, né assicurate restando silenti sulle loro conseguenze o attraverso una politica di appeasement», ha dichiarato Manama.
Il regno ha posto quattro condizioni imprescindibili per una pace duratura: fine delle ostilità, responsabilità internazionale con risarcimento dei danni, rispetto della sovranità statale (vietando l’uso di territori terzi come trampolini d’attacco) e risoluzione legale delle dispute.
Il Bahrain ha inoltre ribadito che qualsiasi futura regolamentazione della navigazione nello Stretto dovrà attenersi rigorosamente alla Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982 e ricevere l’endorsement dell’Organizzazione Marittima Internazionale, chiudendo con un monito netto: “Il Regno non chiude la porta alla pace ma non la aprirà mai a spese della giustizia. La pace che non è fondata sulla giustizia è meramente una tregua attendente la sua fine.”
