(AGENPARL) - Roma, 14 Agosto 2026 - Entro il 30 settembre, il panorama militare in Iraq vivrà una trasformazione epocale. Gli Stati Uniti, a 23 anni dall’operazione Shock and Awe che portò alla caduta di Saddam Hussein, hanno ufficializzato il ritiro completo delle proprie forze militari dal territorio iracheno. Per il governo di Baghdad, guidato dal Primo Ministro Ali al-Zaidi, questa data segna il definitivo ripristino della sovranità nazionale e l’assunzione diretta della responsabilità per la sicurezza interna.
Baghdad oltre la coalizione internazionale
Il ritiro, confermato durante l’incontro tra il Primo Ministro al-Zaidi e l’ammiraglio Brad Cooper del Comando Centrale USA (CENTCOM), pone fine alla missione militare della Coalizione globale contro l’ISIS. Se da Washington si enfatizzano i successi ottenuti nella lotta al terrorismo, per l’Iraq la priorità è ora la gestione autonoma del territorio.
Le forze di sicurezza irachene, affiancate dalle unità Peshmerga, saranno chiamate a colmare il vuoto lasciato dalla presenza americana. Tuttavia, la fine dell’era della coalizione non è priva di incognite geopolitiche. Gli esperti osservano con attenzione come il “post-ritiro” possa influenzare la stabilità di un’area già provata da decenni di conflitti.
La nuova partita tra Teheran e Ankara
Il ritiro americano non è visto soltanto come un atto di ripiegamento tecnico, ma come un’opportunità per i vicini regionali di ricalibrare la propria influenza.
- L’influenza dell’Iran: Molti osservatori regionali temono che, senza il deterrente rappresentato dalle basi americane, l’Iran possa consolidare ulteriormente il proprio peso politico e militare a Baghdad, estendendo la propria proiezione verso la Siria e il Libano.
- Il ruolo della Turchia: Ankara vede nella nuova configurazione irachena un’occasione per intensificare la lotta contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), già dichiarato organizzazione proibita da Baghdad. La cooperazione militare tra Turchia e Iraq, sancita dal protocollo d’intesa del 2024, si prospetta come un pilastro della futura stabilità securitaria nel nord del paese.
Una “nuova era” per la stabilità regionale
La posizione di Baghdad appare complessa: bilanciare la piena indipendenza con la necessità di mantenere relazioni stabili sia con Washington – che con ogni probabilità manterrà in Iraq una presenza ridotta di consulenti e apparati di intelligence – sia con i partner regionali.
La Turchia, in particolare, sta rafforzando i legami economici ed energetici con l’Iraq, puntando su progetti infrastrutturali e sulla fornitura di petrolio, definendo questa fase come l’inizio di una “nuova era”. Resta da vedere se le ambizioni di Baghdad di mantenere un equilibrio indipendente sapranno resistere alle forti spinte centrifughe esercitate dai due grandi attori confinanti.
Mentre l’Iraq si prepara al 1° ottobre, il mondo osserva: la riuscita della transizione irachena dipenderà non solo dal controllo delle frontiere, ma dalla capacità di Baghdad di trasformare questo nuovo capitolo in un’effettiva, duratura stabilità nazionale.
