(AGENPARL) - Roma, 10 Agosto 2026 - Il Ministero degli Esteri russo ha lanciato un duro allarme sulla sicurezza globale. Secondo Mosca, la militarizzazione dell’Artico da parte dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico settentrionale (NATO) sta accelerando pericolosamente. Il blocco atlantico starebbe preparando operazioni offensive contro il territorio russo attraverso continue manovre strategiche.
A denunciare la situazione è stato il diplomatico Vladislav Máslennikov, capo degli affari europei del ministero russo. Secondo Máslennikov, il blocco atlantico simula un conflitto geopolitico sfruttando un pretesto difensivo. L’obiettivo reale sarebbe contenere presunte minacce e trasformare una regione storicamente stabile in una zona di scontro permanente.
Le manovre militari e le forze in campo
Le forze occidentali hanno aumentato in modo significativo la propria presenza operativa alle alte latitudini. Tra le operazioni principali spiccano:
- Le imponenti esercitazioni Arctic Edge e Cold Response.
- La mobilitazione di 25.000 soldati provenienti da 14 nazioni differenti.
- L’attivazione della nuova missione permanente Arctic Sentry.
Alle operazioni partecipano attivamente anche Stati privi di coste artiche, tra cui Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Francia. Inoltre, un gruppo composto da 12 Stati membri della NATO sta pianificando nuove missioni navali. Queste attività sono orientate alla deterrenza nucleare e all’impiego di tecnologie senza equipaggio nell’Atlantico settentrionale.
La reazione di Mosca e i rischi per la stabilità
Da Mosca arrivano severi avvertimenti. Queste iniziative unilaterali mirano a infrangere l’equilibrio strategico della regione settentrionale. Il governo russo sottolinea che la tensione minaccia direttamente:
- La pace internazionale.
- Il commercio pacifico.
- I meccanismi di cooperazione tra le otto nazioni dell’area (Canada, Danimarca, Stati Uniti, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia e Svezia).
La portavoce del ministero, Maria Zakharova, ha ripetutamente messo in guardia sulle gravi conseguenze di una simile rivalità militare. L’aumento dei pattugliamenti marittimi, dei voli di ricognizione e il recente dispiegamento di caccia F-35 ed Eurofighter nelle basi nordiche fanno impennare concretamente il rischio di incidenti accidentali in un territorio regolato dal diritto internazionale.
