(AGENPARL) - Roma, 8 Maggio 2026 - Sostenibilità: l’Europa performa molto meglio degli Stati Uniti in termini di benessere. L’UE deve rimettere lo sviluppo sostenibile al centro delle politiche
Giovannini: “I dati mostrano che l’UE è la campionessa mondiale di sviluppo sostenibile. Proprio a causa dell’instabilità globale deve rimettere al centro delle sue politiche la transizione ecologica e la giustizia sociale, fattori positivi di competitività. Ma va rilanciato anche il coinvolgimento della società civile”
Il rilancio della leadership europea a livello globale, tenendo insieme competitività, sostenibilità e partecipazione della società civile: è stato il tema della seconda tappa del Festival dello Sviluppo Sostenibile, per la prima volta a Bruxelles, dal titolo “La leadership europea per il futuro: la società civile alla guida dell’Agenda post-2030”. Ospitato dal Gruppo Organizzazioni della Società Civile del Comitato economico e sociale europeo (CESE) alla vigilia della Festa dell’Europa, l’evento ha visto la partecipazione della Vicepresidente esecutiva della Commissione europea Teresa Ribera, di direttori generali della Commissione, di rappresentanti delle parti sociali e dei principali think tank europei.
Promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS ETS), l’incontro si è tenuto in una fase delicata per il futuro dell’Unione: in risposta alle policrisi attuali, l’Europa, invece di accelerare, rischia di rallentare proprio sul terreno della transizione ecologica e sulla tutela dei diritti sociali disegnate dal Green Deal e dal Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, nonostante le continue dichiarazioni dei leader europei a favore dell’attuazione dell’Agenda 2030 firmata nel 2015 alle Nazioni Unite.
L’incontro si è aperto con la presentazione da parte di Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, dei dati elaborati dall’Alleanza sullo stato dello sviluppo sostenibile nell’Unione europea. Dal 2010, per tre Obiettivi di sviluppo sostenibile su 17 si registra un peggioramento: riduzione delle disuguaglianze (Goal 10), tutela degli ecosistemi terrestri e della biodiversità (Goal 15) e partenariati per lo sviluppo sostenibile (Goal 17).
Particolarmente critico è il quadro relativo alle disuguaglianze: 23 Paesi registrano un peggioramento, tre restano sostanzialmente stabili e solo uno mostra un lieve miglioramento. Ancora più netta la situazione relativa alla biodiversità, con tutti i Paesi in arretramento rispetto al 2010. Segnali positivi emergono invece su alcuni Obiettivi, in particolare sulla parità di genere, dove 21 Paesi mostrano miglioramenti significativi, oltre che nei campi dell’energia pulita, dell’innovazione e dell’azione climatica.
Complessivamente, solo 10 dei 19 target quantitativi europei analizzati (53%) appaiono oggi raggiungibili entro il 2030, mentre sette (37%) registrano ritardi tali da renderne improbabile il conseguimento senza una forte accelerazione delle politiche europee.
“Il Rapporto di Primavera 2026, che abbiamo presentato all’apertura del Festival il 6 maggio a Milano – ha affermato Giovannini – richiama proprio la necessità di passare da progressi incrementali a una vera trasformazione sistemica, capace di coniugare crescita economica, transizione ecologica, qualità democratica e coesione sociale”.
La presentazione di Péter Benczúr (Joint Research Centre della Commissione europea) ha mostrato come negli ultimi 10 anni l’UE abbia conseguito performance nettamente migliori degli Stati Uniti in termini di “benessere equo e sostenibile”, misurato in base alle dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali indicate come prioritarie nel Trattato di funzionamento dell’UE. In particolare, considerando coesione sociale, welfare, capacità redistributiva, resilienza e qualità della vita, l’Unione europea presenta una crescita maggiore rispetto agli Stati Uniti, che però, grazie a una maggiore crescita economica, appaiono in grado di generare maggiori risorse da investire per il futuro. Benczur ha ricordato che “L’Unione europea è stata tra i principali sostenitori e promotori del nuovo consenso globale sulla misura del benessere sostenibile e inclusivo. In linea con il lavoro del gruppo di alto livello delle Nazioni Unite e con i Trattati europei: l’obiettivo è adottare nuovi indicatori sensibili alla distribuzione della ricchezza e alla sostenibilità, per costruire politiche più inclusive ed equilibrate nel rispetto dei limiti del Pianeta”. Il lavoro del JRC si inserisce nel dibattito internazionale sul superamento del Pil come indicatore di progresso.
È stata infatti pubblicata ieri il 7 maggio la relazione “Contare ciò che conta. Un compasso per misurare il progresso per le persone e il Pianeta”, elaborata dal gruppo di esperti istituito dal Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e di cui fa parte come unico italiano Enrico Giovannini. Il documento propone nuovi indicatori per misurare il benessere equo, inclusivo e sostenibile delle persone e del Pianeta, integrando dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali, con l’obiettivo di orientare le politiche pubbliche oltre la sola crescita economica misurata dal Pil.
Mariana Kotzeva, direttrice generale di Eurostat, ha illustrato il ruolo di Eurostat e delle statistiche ufficiali europee nel monitorare i progressi dell’Ue verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, sottolineando l’importanza di una comunicazione chiara e facilmente comprensibile della relazione annuale SDG di Eurostat attraverso strumenti interattivi e visuali: “La società civile ha svolto un ruolo fondamentale nella progettazione dell’insieme degli indicatori SDG dell’UE e nell’utilizzo delle evidenze statistiche per promuovere il dibattito pubblico sull’Agenda 2030”.
Nel corso del dibattito sulle politiche europee Mario Nava (Direttore generale DG Employment, Social Affairs and Inclusion della Commissione europea) ha sottolineato come “Competitività, sostenibilità ed equità sociale possono e devono andare di pari passo: tecnologie pulite, uso efficiente delle risorse e solidi standard sociali rendono l’Europa più resiliente. La società civile contribuisce a costruire soluzioni efficaci per le imprese europee, i lavoratori e le comunità”.
Cillian Lohan, Presidente del Gruppo Organizzazioni della Società Civile del CESE sulle organizzazioni sociali), ha esortato “la Commissione europea a riportare il Green Deal europeo al centro della propria agenda. La società civile europea è pronta a fare tutto il possibile per rilanciare l’agenda europea della sostenibilità e incoraggia la Commissione europea, ancora una volta, ad assumere un ruolo di leadership. Questa agenda era la bussola giusta nel 2019 e lo è ancora di più oggi. Promuove elevati standard sociali e ambientali e rappresenta un potente presidio per la democrazia, sostenendo al tempo stesso la crescita economica. La società civile deve continuare instancabilmente a costruire alleanze affinché l’Unione europea possa guidare la definizione dell’agenda post-2030”. Ne consegue che senza la partecipazione di cittadini, imprese e corpi intermedi, la transizione rischia di perdere consenso, efficacia e capacità di incidere realmente sulle politiche europee e sulla costruzione dell’agenda post-2030.
Marco Riccardo Rusconi (Direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo – AICS) ha evidenziato come “lo sviluppo sostenibile richieda solide partnership tra istituzioni, società civile e comunità locali. Investire nella partecipazione, nelle reti professionali della cooperazione e nelle connessioni tra dimensione locale e globale è essenziale per trasformare gli SDGs in azioni concrete e durature.”
All’evento organizzato con il supporto di Ferrero e moderato da Donato Bendicenti (capo corrispondente Rai da Bruxelles), hanno partecipato anche Maria Nikolopoulou (Presidente dell’Osservatorio SDGs del CESE), Ingeborg Niestroy (Stakeholder Forum e SDG Watch Europe), Mariana Kotseva (Direttrice generale Eurostat), Andrea Renda (Direttore della ricerca, CEPS), Luca Jahier (già Presidente del CESE), Elena Avenati (Private Sector and SDGs Manager, Save the Children), Karl Falkenberg (Presidente EU Chapter, Club di Roma), Patrizia Heidegger (Vice segretaria generale, European Environmental Bureau) e Lidija Pavić-Rogošić (Vicepresidente del Gruppo Organizzazioni della società civile del CESE).

























