(AGENPARL) - Roma, 31 Marzo 2026 - L’Irlanda esclude l’introduzione di restrizioni simili a quelle adottate durante la pandemia di COVID-19 per affrontare l’attuale crisi energetica globale. Lo ha dichiarato il vice primo ministro Simon Harris, sottolineando che la situazione, pur grave, è profondamente diversa rispetto all’emergenza sanitaria.
Secondo Harris, l’impatto della crisi energetica, aggravata dalla guerra che coinvolge Stati Uniti e Israele contro l’Iran, è senza precedenti per ampiezza. Tuttavia, al momento non si registrano problemi di approvvigionamento né in Irlanda né nel resto d’Europa, rendendo non necessarie misure drastiche sulla mobilità o sulle attività quotidiane.
Il vice premier ha precisato che il governo sta comunque monitorando attentamente la situazione e valutando tutte le possibili opzioni. “Stiamo tenendo sotto esame tutte le misure”, ha dichiarato, ribadendo però che non sono previsti cambiamenti negli spostamenti delle persone.
Harris ha inoltre evidenziato che, anche in caso di cessazione immediata del conflitto, i danni alle infrastrutture energetiche richiederebbero almeno un anno per essere riparati, secondo le stime dell’Associazione economica irlandese. Nonostante ciò, il governo prevede una crescita economica nel corso dell’anno e un aumento dei redditi.
Nel frattempo, l’inflazione in Irlanda è salita al 3,6% su base annua, spinta principalmente dall’aumento dei prezzi dell’energia, come indicato dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA).
Le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano a pesare sul mercato globale. La rotta, fondamentale per il transito di circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, è stata colpita da restrizioni alla navigazione annunciate dall’Iran, con conseguente aumento dei prezzi del petrolio, dei costi di trasporto e delle assicurazioni.
Il quadro complessivo resta quindi incerto, con l’equilibrio energetico globale fortemente influenzato dall’evoluzione del conflitto e dalle dinamiche geopolitiche nella regione del Golfo.
