(AGENPARL) - Roma, 5 Agosto 2026 - «Nessun vilipendio nei confronti del presidente Oscar Luigi Scalfaro. Il nostro capogruppo Galeazzo Bignami ha semplicemente ricordato fatti storici che appartengono alla memoria della Repubblica e che sono stati oggetto di inchieste, approfondimenti parlamentari e ricostruzioni giornalistiche. È un dato storico che, tra il 1993 e il 1994, a oltre 300 detenuti non venne rinnovato il regime del 41-bis, uno dei più efficaci strumenti di contrasto alla criminalità organizzata fortemente voluto da Giovanni Falcone per impedire ai boss mafiosi di continuare a impartire ordini dal carcere. Quelle decisioni hanno rappresentato uno dei passaggi più controversi della lotta dello Stato contro Cosa Nostra e ancora oggi alimentano un legittimo dibattito storico e politico. Ricordarlo non significa offendere nessuno, ma richiamare una pagina della nostra storia. Allo stesso modo, fanno parte della storia della Prima Repubblica le vicende relative ai fondi riservati del Sisde durante il periodo in cui Oscar Luigi Scalfaro fu ministro dell'Interno. Su quella vicenda lo stesso Scalfaro intervenne con il celebre messaggio televisivo a reti unificate del 3 novembre 1993, passato alla storia con le parole "Io non ci sto", respingendo con fermezza ogni accusa e rivendicando la correttezza del proprio operato. Anche questo è un fatto storico che nessuno può cancellare. Nessuno sta mettendo in discussione il ruolo istituzionale ricoperto da Scalfaro né intende mancare di rispetto alla sua memoria. Diverso è pretendere che alcune pagine della storia italiana diventino intoccabili solo perché scomode per una parte politica. La ricerca della verità e il confronto sui fatti non possono essere censurati né trasformati in un presunto vilipendio. Colpisce, invece, la reazione scomposta dei banchi della sinistra, pronta a gridare allo scandalo anziché confrontarsi nel merito delle affermazioni di Galeazzo Bignami. Una difesa d'ufficio ideologica che dimostra ancora una volta l'incapacità di distinguere tra la legittima ricostruzione di fatti storici e l'offesa alle istituzioni. Le istituzioni democratiche si rafforzano quando si ha il coraggio di affrontare anche le pagine più controverse della storia nazionale, non quando si cerca di riscriverle o di mettere a tacere chi le ricorda. La memoria della lotta alla mafia, il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e le scelte compiute dallo Stato in quegli anni meritano rispetto, studio e confronto, non censure o indignazione selettiva».
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