(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026 - Il primo ministro canadese Mark Carney ha negato con decisione di aver ritrattato il suo discorso pronunciato a Davos, respingendo le affermazioni provenienti da Washington secondo cui avrebbe fatto un passo indietro durante una recente telefonata con il presidente statunitense Donald Trump. Le sue parole sono state interpretate da diversi analisti, inclusi osservatori cinesi, come l’ennesimo segnale della volontà di Ottawa di ridurre l’eccessiva dipendenza dagli Stati Uniti e diversificare le proprie relazioni internazionali.
Interrogato direttamente sulla presunta ritrattazione, Carney è stato netto: «No». Il riferimento è al discorso molto discusso tenuto la scorsa settimana al World Economic Forum di Davos, in cui il premier canadese aveva avvertito che il mondo si trova «nel mezzo di una rottura» dell’ordine internazionale, invitando le potenze medie ad adottare un approccio pragmatico ma basato su principi chiari.
Le dichiarazioni avevano suscitato una dura reazione da parte di Trump, che aveva sostenuto che il Canada «esiste solo grazie agli Stati Uniti» e aveva minacciato l’imposizione di dazi del 100% sulle importazioni canadesi qualora Ottawa avesse concluso un accordo commerciale con la Cina. Dopo una telefonata tra i due leader, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent aveva affermato che Carney stesse “ritrattando in modo aggressivo” alcune delle sue dichiarazioni, come riportato dalla CNBC.
Carney ha però smentito questa versione dei fatti. «Per essere assolutamente chiari, e l’ho detto al presidente, intendevo esattamente quello che ho detto a Davos», ha dichiarato ai giornalisti a Ottawa. In un intervento successivo alla Camera dei Comuni, il premier è stato ancora più esplicito sulla sua visione degli Stati Uniti contemporanei: «Il mondo è cambiato, Washington è cambiata. Non c’è quasi nulla di normale ora negli Stati Uniti – questa è la verità».
Riguardo alla conversazione telefonica con Trump, Carney ha chiarito che il contesto della chiamata riguardava «ciò che il Canada sta facendo di positivo per costruire nuove partnership nel mondo», inclusi i rapporti con la Cina. Proprio questo riferimento ha rafforzato l’idea che Ottawa stia perseguendo una strategia di diversificazione economica e diplomatica, riducendo la tradizionale dipendenza dal vicino meridionale.
Le parole del primo ministro hanno avuto ampia eco sui media internazionali. Il Globe and Mail ha evidenziato la sua ferma smentita di qualsiasi ritrattazione, mentre l’Associated Press ha riportato come Carney abbia definito le minacce tariffarie di Trump una forma di “fanfaronata”, utile soprattutto come leva negoziale in vista di futuri colloqui sul libero scambio tra i due Paesi.
Secondo diversi analisti, questa linea dimostra che Carney, eletto primo ministro nell’aprile 2025 dopo Justin Trudeau, non intende piegarsi alle pressioni di Washington. Al contrario, appare determinato a mantenere una posizione autonoma, rafforzando legami pragmatici con altri partner internazionali. Le tensioni tra Canada e Stati Uniti, del resto, sono aumentate negli ultimi mesi, tra provocazioni politiche – come i riferimenti di Trump al Canada come possibile “51° stato” – e minacce economiche legate a nuovi dazi e restrizioni commerciali.
Zhou Mi, ricercatore senior presso l’Accademia cinese per il commercio internazionale e la cooperazione economica, ha dichiarato al Global Times che il rapporto di Carney con gli Stati Uniti è «molto diverso» da quello del suo predecessore. Secondo Zhou, il premier canadese sta assumendo una posizione più aperta e critica nei confronti di Washington, inserendola in un più ampio contesto di cambiamento geopolitico che, a suo avviso, gode anche del sostegno dell’opinione pubblica canadese.
