(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2026 - L’Iraq sta trasformando la propria posizione geografica in una nuova infrastruttura strategica. Per decenni il valore dei suoi corridoi è stato legato soprattutto al petrolio. Ora Baghdad vuole farne passare anche il traffico Internet diretto dal Golfo verso l’Europa.
La svolta è diventata concreta nel 2026. A giugno l’Iraq ha iniziato a commercializzare capacità di transito internazionale sulla propria rete in fibra attraverso il progetto Civilizations Road, utilizzando per la prima volta il modello dell’IRU, un diritto di utilizzo a lungo termine delle fibre. Il primo accordo è stato concluso con la qatariota GBI e Baghdad ha annunciato di avere già ricevuto il primo pagamento in valuta estera.
A settembre è arrivato un accordo ancora più significativo. Il ministero iracheno delle Comunicazioni ha firmato con Ooredoo un contratto per far transitare capacità Internet dal Golfo verso l’Europa attraverso il territorio iracheno. La rotta partirà da al-Faw, nel sud del Paese, e proseguirà verso i valichi settentrionali, compreso Rabia, al confine con la Turchia. Il governo stima tre-quattro mesi per completare il collegamento.
La scelta dell’Iraq non è casuale. Il ministro delle Comunicazioni Mustafa Sanad ha indicato nella lunghezza della rotta e nei costi di transito due dei principali vantaggi rispetto alle alternative regionali. L’obiettivo dichiarato da Baghdad è fare dell’Iraq un corridoio «sicuro e veloce» per il traffico internazionale.
Il progetto si appoggia a una rete terrestre di circa 2.000 chilometri che collega il sud dell’Iraq con il confine turco. Il Civilizations Road è entrato nella fase commerciale nel 2024 e collega il Paese ai mercati regionali attraverso diversi valichi di frontiera. La direttrice al-Faw–Rabia permette ai dati provenienti dal Golfo e dall’Asia di raggiungere la Turchia via terra e da lì la rete europea.
Accanto a questa infrastruttura pubblica si sta sviluppando una seconda rete privata.
Il Silk Route Transit, realizzato da IQ Networks, è operativo dal 2023 e corre dal sud dell’Iraq verso la frontiera turca. Parte del tracciato è stato costruito lungo corridoi già utilizzati dagli oleodotti, sfruttando strade di accesso e fasce di sicurezza esistenti. Secondo Rest of World, grandi operatori cloud statunitensi hanno acquistato capacità di dark fibersulla rotta per avere un’alternativa ai collegamenti sottomarini.
Il vantaggio è soprattutto nella combinazione tra ridondanza e velocità. Secondo i dati forniti da IQ Networks, il percorso terrestre può portare la latenza tra Golfo ed Europa da circa 150 a circa 70 millisecondi. Per servizi cloud, transazioni finanziarie e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, differenze di questo tipo hanno un valore economico concreto.
La domanda per queste rotte è aumentata mentre le infrastrutture digitali del Golfo sono diventate più esposte ai rischi geopolitici.
Nel 2026 la guerra regionale ha mostrato quanto data center e cavi sottomarini possano diventare vulnerabili. Attacchi contro infrastrutture digitali negli Emirati e in Bahrain hanno evidenziato la necessità di disporre di percorsi alternativi, mentre le tensioni nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz hanno complicato la realizzazione e la manutenzione di nuovi collegamenti sottomarini.
È proprio questa esigenza di diversificazione a rendere interessante la rotta irachena.
Il Golfo sta investendo infatti in una rete sempre più articolata di collegamenti terrestri e sottomarini. Ooredoo sta sviluppando Fibre in the Gulf (FIG), un sistema con capacità prevista fino a 720 Tbps attraverso 24 coppie di fibre, destinato a collegare Qatar, Emirati, Bahrain, Arabia Saudita, Kuwait, Iraq e Oman. Il progetto è pensato per sostenere la crescita di hyperscaler, cloud, data center e applicazioni di intelligenza artificiale.
La componente irachena della nuova geografia digitale non si limita però ai progetti già operativi.
A febbraio un consorzio iracheno-emiratino ha annunciato WorldLink, un’infrastruttura da circa 700 milioni di dollariche dovrebbe collegare gli Emirati alla Turchia passando attraverso l’Iraq. Il sistema, progettato con una capacità fino a 900 Tbps, prevede un tratto sottomarino fino ad al-Faw e poi una direttrice terrestre verso nord. Il progetto è pensato per operatori internazionali, hyperscaler e applicazioni legate all’intelligenza artificiale.
È un’altra indicazione della crescente importanza attribuita alla posizione irachena: non solo un territorio attraversato da una fibra, ma un punto di passaggio nel quale possono incontrarsi più reti internazionali.
La trasformazione digitale segue così la stessa geografia del più ampio Development Road, il grande corridoio infrastrutturale che dovrebbe collegare il porto di al-Faw alla Turchia attraverso strade e ferrovie. La logica è simile, anche se le merci sono diverse: al posto di container e prodotti energetici, le nuove infrastrutture trasportano dati.
Per Baghdad, il vantaggio è duplice. Da una parte ci sono i ricavi derivanti dalla vendita della capacità di transito; dall’altra c’è la possibilità di aumentare il peso dell’Iraq nelle infrastrutture che collegano il Golfo all’Europa.
Ma il controllo del territorio non equivale automaticamente al controllo dei dati. La capacità di trasformare la posizione geografica in potere economico dipenderà dalla proprietà delle reti, dalla gestione delle infrastrutture, dagli operatori autorizzati e dalla sicurezza fisica e informatica dei collegamenti.
La differenza rispetto al passato è che questa volta l’Iraq non sta cercando soltanto di esportare ciò che produce.
Sta cercando di guadagnare anche da ciò che attraversa il Paese.
E mentre i grandi operatori del Golfo cercano nuove vie per portare verso l’Europa i dati necessari all’economia cloud e all’intelligenza artificiale, la vecchia geografia irachena del petrolio si sta sovrapponendo a una nuova mappa fatta di fibra ottica, data center e corridoi digitali.
