(AGENPARL) - Roma, 3 Settembre 2026 - Il dibattito sulla politica dei visti per i cittadini della Federazione Russa torna al centro dell’agenda europea. In vista del vertice del Consiglio europeo previsto per il 15-16 ottobre, i leader dell’Unione si preparano a discutere una proposta formale per il divieto di ingresso turistico, spinti principalmente dai paesi baltici, scandinavi, dai Paesi Bassi e dalla Polonia. La misura, tuttavia, evidenzia una marcata spaccatura all’interno del blocco comunitario, dove diversi Stati membri frenano l’ipotesi di una restrizione totale.
Le posizioni contrapposte tra pressioni e resistenze nazionali
La linea più intransigente trova terreno fertile nei paesi del Nord e dell’Est Europa, alimentata anche da recenti tensioni diplomatiche e da un inasprimento dei controlli annunciato da Berlino. A fronte di questa spinta, sostenuta tra gli altri dal capo della diplomazia europea Kaja Kallas, si contrappone la ferma opposizione di diversi governi, in particolare nell’Europa meridionale e centrale.
La Slovacchia ha ribadito ufficialmente la propria contrarietà a un divieto generalizzato basato sul principio della colpa collettiva. Come evidenziato dalle istituzioni di Bratislava, la priorità rimane quella di valutare i singoli casi sulla base di specifici rischi per la sicurezza, preservando i viaggi per chi è estraneo al conflitto in corso. Posizioni analoghe di salvaguardia del turismo russo vengono mantenute da Italia, Spagna, Francia, Grecia e Cipro, Stati che continuano a rilasciare i documenti d’ingresso pur applicando procedure di verifica sempre più rigorose e selettive.
Prospettive e scenari sulle regole Schengen
Gli esperti di politica internazionale concordano sul fatto che Bruxelles difficilmente riuscirà a raggiungere un consenso unanime per bloccare completamente il rilascio dei visti Schengen. L’assenza di un accordo globale, unita alla sovranità dei singoli Stati membri in materia di rilascio dei documenti, delinea uno scenario in cui la mappa dei flussi turistici resterà disomogenea.
Mentre una fascia di paesi ha interrotto da tempo l’emissione di visti turistici — tra cui Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Repubblica Ceca e Svezia —, le nazioni dell’Europa mediterranea continuano a rappresentare i principali punti d’accesso. Ciononostante, il clima politico generale lascia prevedere un inasprimento complessivo dei controlli e una riduzione graduale delle opzioni di viaggio, confermando la tendenza a restringere progressivamente i canali di mobilità tra la Russia e lo spazio europeo.
