(AGENPARL) - Roma, 7 Agosto 2026 - Kazakistan e Uzbekistan stanno ridefinendo la propria strategia economica. Le due potenze dell’Asia centrale hanno deciso di superare la semplice cooperazione bilaterale, unendo le forze per orientarsi verso nuovi mercati di esportazione in Siria e Iraq. L’iniziativa, emersa durante il recente Business Forum tenutosi a Tashkent il 5 agosto, mira a posizionare la regione come partner privilegiato per i paesi in fase di ricostruzione post-conflitto.
La ricostruzione come motore della domanda
La strategia congiunta risponde a una necessità concreta. In Siria, l’accelerazione dei piani di ricostruzione ha generato una domanda massiccia di materiali edili e prodotti alimentari. Si stima che il fabbisogno sia di circa sei milioni di nuove unità abitative.
In questo contesto, le aziende di Astana e Tashkent puntano a integrarsi. Mentre l’Uzbekistan fornisce prodotti alimentari e piastrelle, il Kazakistan si inserisce come fornitore di acciaio zincato e metalli. Un esempio virtuoso di questa sinergia è rappresentato dalla produzione di olio di girasole in Uzbekistan, realizzato utilizzando materie prime inviate dal Kazakistan.
Iraq: porta d’ingresso per il Medio Oriente
Parallelamente alla Siria, la missione congiunta si concentrerà su Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Questa regione non è solo un mercato di sbocco, ma funge da nodo logistico per la distribuzione di merci verso il resto dell’Iraq, la Turchia e l’Iran. Con importazioni annue stimate intorno ai 95 miliardi di dollari, l’Iraq rappresenta un’opportunità irrinunciabile per i manufatti centro-asiatici, riducendo la dipendenza irachena dalle sole importazioni di petrolio.
Logistica intelligente e mercati emergenti
Davron Vakhabov, presidente della Camera di commercio uzbeka, ha sottolineato il pragmatismo di questa scelta. Rispetto ai mercati europei, caratterizzati da standard normativi rigidi, paesi come Siria e Iraq offrono uno spazio operativo più accessibile per le imprese in crescita.
Il vero vantaggio competitivo risiede però nella logistica. I due paesi intendono sfruttare il transito a vuoto dei circa 350.000 camion turchi che circolano annualmente in Uzbekistan. Utilizzando questa rotta, i costi di spedizione si abbatterebbero drasticamente, scendendo a una forbice tra i 2.900 e i 3.500 dollari, con tempi di consegna ridotti a soli otto-dieci giorni.
L’iniziativa segna un cambio di paradigma definitivo: l’Asia centrale non si limita più a scambiare beni internamente, ma si proietta come una piattaforma industriale unitaria capace di intercettare la domanda dei mercati emergenti globali.
Una partnership economica solida
Queste iniziative si inseriscono in un percorso di profonda integrazione: i due paesi puntano a portare il commercio bilaterale a 10 miliardi di dollari, forti di un fatturato che lo scorso anno ha superato i 4,1 miliardi di dollari. A sostenere questo slancio contribuiscono nuovi accordi commerciali per oltre 80 miliardi di tenge (146 milioni di dollari) firmati a luglio, insieme ai progetti in corso su centri industriali transfrontalieri e corridoi di trasporto
