(AGENPARL) - Roma, 28 Ottobre 2026 - Una lettera aperta indirizzata alla presidente Ursula von der Leyen denuncia una «crisi silenziosa» nell’accesso ai documenti delle istituzioni europee. Al centro della controversia, il rifiuto della Commissione di consegnare a EUobserver 17 documenti relativi a infrastrutture finanziate dall’Unione europea nella Striscia di Gaza. La Mediatrice europea Teresa Anjinho chiede una risposta entro il 4 novembre, mentre giornalisti e organizzazioni internazionali avvertono: «La reputazione della Commissione nella difesa dei valori democratici dell’UE è in pericolo».
Bruxelles, 15 organizzazioni chiedono trasparenza alla Commissione europea
La trasparenza delle istituzioni europee torna al centro del dibattito politico e giornalistico dopo una lettera aperta indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, da 15 testate giornalistiche, associazioni professionali e organizzazioni impegnate nella difesa della libertà di stampa.
L’iniziativa arriva mentre è in corso un’indagine della Mediatrice europea sul rifiuto della Commissione di rendere accessibili alcuni documenti riguardanti progetti infrastrutturali finanziati dall’Unione europea nella Striscia di Gaza.
Secondo i firmatari, il problema non riguarda soltanto un singolo caso, ma una difficoltà più ampia e ricorrente nell’ottenere informazioni di interesse pubblico dalle istituzioni dell’UE.
Nella lettera, le organizzazioni parlano di una «crisi silenziosa» della trasparenza, denunciando ritardi, dinieghi e documenti consegnati con ampie parti oscurate.
La questione assume particolare rilievo perché coinvolge il diritto dei giornalisti di verificare l’impiego delle risorse pubbliche europee e di ricostruire le decisioni adottate dalle istituzioni.
I firmatari avvertono che le restrizioni all’accesso ai documenti possono avere conseguenze dirette sulla qualità dell’informazione e sulla possibilità dei cittadini di valutare l’operato dei propri rappresentanti.
Il caso Gaza: 17 documenti richiesti da EUobserver e non consegnati
Al centro della controversia si trova una richiesta di accesso presentata a febbraio da EUobserver, testata giornalistica specializzata negli affari europei.
La richiesta riguardava 17 documenti relativi a progetti infrastrutturali finanziati dall’Unione europea nella Striscia di Gaza.
L’obiettivo dell’inchiesta giornalistica era verificare in quale misura gli attacchi militari israeliani avessero distrutto o danneggiato infrastrutture realizzate attraverso finanziamenti europei nei territori palestinesi.
La questione presenta un evidente interesse pubblico: riguarda l’utilizzo di risorse dell’UE e la sorte di opere finanziate con denaro pubblico in un territorio colpito dalla guerra.
Conoscere quali progetti siano stati finanziati, dove fossero situati e quali danni abbiano eventualmente subito potrebbe aiutare a valutare le conseguenze economiche e materiali del conflitto.
Secondo il resoconto fornito, tuttavia, la Commissione europea ha rifiutato di rendere disponibili i 17 documenti.
La motivazione indicata dall’esecutivo europeo è che non sarebbe esistito un interesse pubblico prevalente tale da giustificarne la divulgazione.
La posizione della Commissione è stata contestata dalla testata, che ha presentato un successivo ricorso.
Anche quest’ultimo, secondo quanto riportato, è rimasto senza risposta.
È importante precisare che il rifiuto di divulgare documenti non dimostra, di per sé, che la Commissione abbia nascosto deliberatamente informazioni su eventuali distruzioni. La controversia riguarda la legittimità del diniego e il rispetto delle procedure di accesso.
La Mediatrice europea Teresa Anjinho apre un’indagine
La vicenda è arrivata all’attenzione della Mediatrice europea Teresa Anjinho, che ha avviato un’indagine in seguito alla denuncia presentata dalla testata giornalistica.
Il primo passaggio richiesto riguarda la risposta della Commissione al ricorso rimasto inevasa.
Secondo le informazioni riportate, Anjinho ha chiesto alla Commissione europea di rispondere entro il 4 novembre 2026.
Se la risposta non dovesse risultare soddisfacente, la Mediatrice potrebbe procedere a un esame diretto dei documenti.
L’intervento del Mediatore europeo ha lo scopo di verificare eventuali casi di cattiva amministrazione nell’attività delle istituzioni dell’Unione.
In questa fase, l’apertura dell’indagine non equivale a una decisione definitiva contro la Commissione.
Rappresenta però un passaggio istituzionale importante, perché sottopone a verifica sia il rifiuto di accesso sia la mancata risposta al ricorso presentato da EUobserver.
Le date principali della controversia
- Febbraio 2026 — La richiesta di EUobserverLa testata domanda 17 documenti relativi a infrastrutture finanziate dall’UE nella Striscia di Gaza, per un’inchiesta sui danni provocati dalla guerra.
- Successivamente — Il diniego della CommissioneBruxelles rifiuta la divulgazione, sostenendo l’assenza di un interesse pubblico prevalente. EUobserver presenta ricorso, che secondo il resoconto rimane senza risposta.
- Ottobre 2026 — L’indagine della Mediatrice europeaTeresa Anjinho avvia una verifica sulla gestione della richiesta e sul comportamento della Commissione.
- 28 ottobre 2026 — L’appello delle 15 organizzazioniTestate e associazioni per la libertà di stampa chiedono a von der Leyen una revisione delle pratiche di accesso ai documenti.
- 4 novembre 2026 — Il termine richiesto alla CommissioneLa Commissione è chiamata a rispondere al ricorso. In assenza di una risposta soddisfacente, la Mediatrice potrebbe esaminare direttamente i documenti.
«Una crisi silenziosa»: le accuse delle organizzazioni giornalistiche
La lettera aperta amplia la discussione oltre il caso dei documenti relativi a Gaza.
Secondo le 15 organizzazioni, i giornalisti incontrano regolarmente difficoltà quando cercano di ottenere documenti pubblici dalle istituzioni europee.
I problemi denunciati comprendono tempi di risposta eccessivamente lunghi, rifiuti ritenuti discutibili e documenti rilasciati con un numero tale di oscuramenti da renderne difficile l’utilizzo giornalistico.
In alcuni casi, sostengono i firmatari, la Commissione non riuscirebbe nemmeno a conservare e archiviare correttamente documenti importanti.
Queste contestazioni, se confermate, riguarderebbero un aspetto essenziale della trasparenza amministrativa: la possibilità di ricostruire decisioni, responsabilità e processi istituzionali attraverso documenti verificabili.
Le organizzazioni sostengono che l’accesso ai documenti non dovrebbe essere considerato un favore concesso ai giornalisti, ma uno strumento fondamentale per esercitare il controllo pubblico sulle istituzioni.
Fondi post-COVID e cooperazione con Israele: le inchieste ostacolate
I firmatari citano anche altre questioni di interesse pubblico sulle quali l’accesso ai documenti sarebbe risultato particolarmente difficile.
Tra queste figura l’utilizzo di miliardi di euro destinati alla ripresa economica dopo la pandemia di COVID-19.
La verifica di come gli Stati membri abbiano impiegato i finanziamenti europei è un tema centrale per la responsabilità politica e amministrativa.
Le organizzazioni richiamano inoltre la cooperazione con Israele nella ricerca relativa agli armamenti.
Anche in questo ambito, la disponibilità di documenti può essere determinante per ricostruire finanziamenti, programmi, decisioni e rapporti istituzionali.
La lettera non dimostra automaticamente l’esistenza di irregolarità nella gestione dei fondi o nei progetti di ricerca citati.
Sostiene, piuttosto, che le difficoltà di accesso alle informazioni ostacolino la possibilità di verificare in modo indipendente questioni di grande rilevanza pubblica.
«Le storie che dovrebbero emergere non vengono alla luce»
Uno dei passaggi più significativi della lettera riguarda le conseguenze delle restrizioni sul dibattito democratico.
Le organizzazioni scrivono:
«In tutta Europa, il dibattito pubblico ne risente. Le storie che dovrebbero emergere non vengono alla luce. I cittadini non possono esprimere giudizi politici importanti nei momenti critici».
Il messaggio mette in relazione la trasparenza amministrativa con il diritto dei cittadini a essere informati.
Quando un giornalista non riesce a ottenere documenti essenziali, un’inchiesta può subire ritardi o non arrivare alla pubblicazione.
Questo può limitare la conoscenza pubblica di decisioni politiche, spese e programmi finanziati attraverso risorse comuni.
La lettera sostiene quindi che il problema dell’accesso ai documenti non riguardi soltanto la categoria professionale dei giornalisti.
Riguarda anche la possibilità dei cittadini di formarsi un’opinione informata sull’operato delle istituzioni europee.
Nel mirino le regole interne della Commissione del dicembre 2024
Tra le richieste più rilevanti figura quella di revocare il regolamento interno di procedura adottato dalla Commissione nel dicembre 2024.
Secondo le organizzazioni firmatarie, le modifiche avrebbero reso più difficile ottenere documenti pubblici.
La lettera chiede pertanto un ripensamento delle regole interne e un’applicazione rigorosa del quadro europeo sul diritto di accesso ai documenti.
Il riferimento normativo fondamentale è il Regolamento (CE) n. 1049/2001, che disciplina l’accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.
La normativa riconosce un principio di accessibilità, pur prevedendo eccezioni legate, tra l’altro, alla tutela di determinati interessi pubblici e privati.
Le controversie possono sorgere proprio quando un’istituzione invoca un’eccezione e il richiedente ritiene che la divulgazione sia invece giustificata.
Nel caso dei documenti su Gaza, il punto da chiarire è se la Commissione abbia applicato correttamente le disposizioni pertinenti e rispettato gli obblighi procedurali.
Le richieste delle 15 organizzazioni a Ursula von der Leyen
Rivedere le regole interne
Revocare le disposizioni del dicembre 2024 che, secondo i firmatari, avrebbero aggravato le difficoltà di accesso.
Rispettare rigorosamente la normativa UE
Garantire l’applicazione del regolamento europeo sull’accesso ai documenti pubblici.
Attuare le indicazioni degli organi di controllo
Dare seguito alle raccomandazioni del Mediatore europeo e rispettare le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea.
Migliorare conservazione e archiviazione
Rafforzare le procedure interne di registrazione, gestione e conservazione dei documenti.
Adottare un nuovo piano per la trasparenza
Rendere più efficace e tempestivo l’accesso dei giornalisti alle informazioni di interesse pubblico.
Le richieste puntano a modificare non soltanto singole decisioni, ma l’intero funzionamento delle procedure amministrative che regolano la divulgazione dei documenti.
Chi ha firmato la lettera aperta
Tra le organizzazioni citate nel resoconto figurano realtà giornalistiche e associazioni internazionali impegnate nella difesa della libertà di stampa.
Tra queste:
- Committee to Protect Journalists (CPJ), organizzazione per la tutela dei giornalisti.
- EUobserver, testata specializzata negli affari dell’Unione europea.
- European Federation of Journalists (EFJ), federazione europea dei giornalisti.
- Follow the Money, organizzazione di giornalismo investigativo.
- Forbidden Stories, rete di giornalismo investigativo.
- International Federation of Journalists (IFJ), federazione internazionale dei giornalisti.
- International Press Institute (IPI), organizzazione per la libertà di stampa.
- Investigate Europe, rete di giornalismo investigativo europeo.
- PEN International, organizzazione impegnata nella difesa della libertà di espressione.
Il materiale fornito identifica queste nove realtà tra i 15 firmatari, ma non riporta l’elenco completo delle organizzazioni aderenti.
La partecipazione di associazioni e testate con attività differenti evidenzia che la questione viene considerata rilevante sia per il giornalismo investigativo sia per la tutela più generale della libertà di informazione.
La reputazione democratica dell’UE al centro dell’appello
La parte conclusiva della lettera rivolge un avvertimento diretto alla presidente von der Leyen.
«La reputazione della Commissione europea in materia di salvaguardia dei valori democratici dell’UE è in pericolo. In un momento in cui le norme democratiche sono sotto attacco in tutto il mondo, è giunto il momento di difendere questi valori».
Le organizzazioni sottolineano così la distanza che, a loro giudizio, rischia di crearsi tra i principi democratici rivendicati dalle istituzioni europee e le pratiche amministrative adottate nell’accesso ai documenti.
La critica non equivale a una conclusione giuridica secondo cui la Commissione abbia violato la normativa in tutti i casi denunciati.
È una valutazione politica e professionale dei firmatari, che chiedono interventi concreti per rafforzare la credibilità dell’esecutivo europeo.
Il tema assume particolare rilevanza perché la trasparenza è uno degli strumenti attraverso i quali le istituzioni possono rendere verificabili le proprie decisioni.
Gaza e finanziamenti europei: perché conoscere i documenti è importante
La vicenda dei 17 documenti richiesti da EUobserver solleva anche interrogativi specifici sull’impiego dei fondi europei nei territori palestinesi.
Se infrastrutture finanziate dall’UE sono state danneggiate o distrutte durante il conflitto, la disponibilità dei documenti potrebbe contribuire a ricostruire il valore degli investimenti, la natura dei progetti e le conseguenze materiali della guerra.
L’accesso alle informazioni sarebbe utile anche per comprendere quali verifiche siano state condotte dalle istituzioni europee.
Tuttavia, sulla base del materiale fornito, non è possibile stabilire quali siano le 17 infrastrutture o i 17 documenti coinvolti, quali importi siano stati investiti e quali danni siano stati effettivamente accertati.
Questi elementi costituiscono proprio l’oggetto dell’inchiesta giornalistica e della controversia sull’accesso.
Non sarebbe quindi corretto attribuire alla Commissione specifiche informazioni nascoste senza conoscere il contenuto dei documenti richiesti.
Il 4 novembre sarà un passaggio decisivo
La scadenza fissata dalla Mediatrice europea rappresenta il prossimo momento importante della vicenda.
Entro il 4 novembre, la Commissione è chiamata a rispondere al ricorso presentato da EUobserver.
Da quella risposta dipenderanno i passaggi successivi dell’indagine.
Se le spiegazioni non saranno considerate soddisfacenti, Teresa Anjinho potrà procedere all’esame dei documenti.
L’esito potrà chiarire se il diniego sia stato adeguatamente motivato e se siano state rispettate le procedure previste.
Parallelamente, resterà aperta la questione più generale sollevata dalle 15 organizzazioni: la necessità di rendere più accessibili, tempestive e trasparenti le informazioni detenute dalle istituzioni europee.
La trasparenza di Bruxelles diventa una questione democratica
La lettera aperta a Ursula von der Leyen e l’indagine della Mediatrice europea riportano l’attenzione su uno dei principi fondamentali dell’amministrazione pubblica: la possibilità di controllare le decisioni delle istituzioni attraverso l’accesso ai documenti.
Il caso di EUobserver riguarda 17 documenti relativi a progetti finanziati dall’UE nella Striscia di Gaza, ma le organizzazioni firmatarie denunciano difficoltà che, secondo loro, interessano numerose altre inchieste giornalistiche.
Ritardi, dinieghi, oscuramenti e problemi di archiviazione vengono indicati come ostacoli alla libertà di informazione e alla capacità dei cittadini di valutare l’operato delle istituzioni.
La questione centrale è se la Commissione europea garantisca un accesso effettivo alle informazioni pubbliche, nel rispetto delle eccezioni previste dalla legge e degli obblighi di trasparenza.
Il 4 novembre rappresenterà un primo banco di prova per la gestione del caso Gaza.
Ma la richiesta delle organizzazioni va oltre quella scadenza: ottenere un cambiamento strutturale nelle modalità con cui Bruxelles risponde alle domande dei giornalisti e rende conto delle proprie decisioni.
Fonte: resoconto fornito sulla lettera aperta delle 15 organizzazioni, sulla richiesta di EUobserver e sull’indagine della Mediatrice europea. Le contestazioni delle organizzazioni sono riportate come loro valutazioni; l’indagine non costituisce ancora un accertamento definitivo di cattiva amministrazione.
