(AGENPARL) - Roma, 26 Ottobre 2026 - Il 25 ottobre le Forze di autodifesa giapponesi hanno trasferito il nuovo sistema antinave Type-25 fuori dalla sua base per una simulazione di dispiegamento operativo. La notizia, diffusa il 26 ottobre, arriva durante Keen Sword 27, la grande esercitazione congiunta con gli Stati Uniti che coinvolge circa 57mila militari. Washington dimostra anche capacità di attacco contro bersagli navali. Sullo sfondo, la crescente importanza strategica delle isole giapponesi vicine a Taiwan.
Il Giappone ha effettuato per la prima volta un’esercitazione di schieramento operativo del nuovo sistema missilistico antinave Type-25, un’arma a lungo raggio che rappresenta uno degli elementi più significativi del rafforzamento delle capacità difensive di Tokyo. L’operazione si è svolta il 25 ottobre nell’area di Onohara, tra le prefetture di Nagasaki e Saga, ed è stata resa nota il giorno successivo dall’agenzia Kyodo News. Il lanciatore è stato trasferito dalla propria base e posizionato in un’area di addestramento per simulare le procedure necessarie a un rapido dispiegamento. Il sistema, al quale viene attribuita una gittata nell’ordine dei mille chilometri, non ha effettuato alcun lancio durante questa attività. La novità riguarda quindi la mobilità e la preparazione operativa del dispositivo, non una prova di tiro, ma assume un rilievo particolare perché coincide con Keen Sword 27, la grande esercitazione militare condotta dal Giappone insieme agli Stati Uniti in uno dei quadranti più sensibili dell’Indo-Pacifico.
Il Type-25 si inserisce nel programma giapponese di sviluppo di capacità missilistiche a maggiore gittata, concepite per consentire alle Forze di autodifesa di contrastare unità navali avversarie anche a distanze superiori rispetto ai sistemi precedentemente disponibili. Il trasferimento del lanciatore fuori dalla sua sede abituale permette di verificare procedure logistiche, tempi di movimento, coordinamento dei reparti e possibilità di operare da posizioni differenti. Sono aspetti che, in uno scenario caratterizzato da un arcipelago esteso e da numerose isole, possono risultare decisivi quanto le caratteristiche tecniche dell’arma. Un sistema mobile, infatti, può essere spostato in funzione dell’evoluzione della situazione militare, riducendo la dipendenza da installazioni permanenti e rendendo più complessa l’individuazione delle posizioni di schieramento.
La notizia diffusa il 26 ottobre da Kyodo, e ripresa da altre testate internazionali, offre un elemento concreto per comprendere la trasformazione in corso nella politica di difesa giapponese. Tokyo sta progressivamente rafforzando le capacità di contrasto a distanza e di protezione delle proprie isole, in risposta a un contesto regionale segnato dall’espansione delle attività militari cinesi, dalle tensioni nello stretto di Taiwan e dalla necessità di garantire la sicurezza delle rotte marittime. Il punto non è soltanto la disponibilità di nuovi armamenti, ma la capacità di integrarli in una struttura operativa che possa reagire rapidamente a situazioni di crisi. In questa prospettiva, un’esercitazione di trasferimento e schieramento rappresenta un passaggio rilevante nel percorso che conduce dall’introduzione di una tecnologia alla sua effettiva utilizzabilità sul territorio.
Keen Sword 27, la prova di forza dell’alleanza nippo-statunitense
Lo schieramento del Type-25 avviene mentre è in corso Keen Sword 27, iniziata il 19 ottobre e destinata a concludersi il 29. Le manovre coinvolgono circa 45mila militari giapponesi e 12mila statunitensi, per un totale vicino ai 57mila effettivi, oltre a numerosi velivoli e unità navali. Partecipano, con contributi e modalità differenti, anche altri Paesi partner, tra cui Australia, Canada, Francia, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Filippine. L’obiettivo dichiarato è migliorare l’interoperabilità tra le forze, la prontezza operativa e la capacità di coordinare risposte a situazioni complesse. Le attività interessano diversi ambienti operativi, dalle basi terrestri agli spazi marittimi e aerei, e comprendono il trasferimento di reparti, la difesa delle isole, il supporto logistico e le operazioni congiunte.
Un ulteriore sviluppo riferito il 26 ottobre riguarda una dimostrazione statunitense di attacco contro un bersaglio navale nel Mar del Giappone. Secondo il quotidiano militare Stars and Stripes, nel corso di attività svolte tra venerdì e sabato, missili impiegati da velivoli della Marina statunitense e da sistemi terrestri dei Marines hanno colpito un obiettivo galleggiante. Nell’operazione sono stati coinvolti anche caccia F/A-18 e F-35, in un contesto di coordinamento con le forze giapponesi. Si tratta di un episodio distinto dalla simulazione con il Type-25: nel primo caso sono stati effettuati attacchi contro un bersaglio, mentre nel secondo è stata verificata la capacità di trasferire e posizionare un lanciatore senza procedere al tiro. La distinzione è essenziale per ricostruire correttamente le attività militari e il loro significato operativo.
L’insieme delle esercitazioni mostra l’attenzione crescente verso la capacità di colpire obiettivi navali e proteggere aree marittime strategiche. In un possibile scenario di crisi nell’Indo-Pacifico, il controllo degli accessi al mare aperto e la possibilità di impedire il movimento di unità avversarie rappresenterebbero fattori fondamentali. La cooperazione tra Giappone e Stati Uniti punta quindi a verificare come sistemi differenti possano operare in modo coordinato, condividendo informazioni e distribuendo le capacità militari su un territorio vasto. Il valore di queste attività non risiede esclusivamente nel numero dei mezzi impiegati, ma nella possibilità di integrare ricognizione, comunicazioni, difesa aerea, capacità antinave e sostegno logistico in una struttura capace di funzionare anche in condizioni difficili.
La geografia giapponese rende particolarmente importante questo approccio. L’arcipelago sudoccidentale si estende da Kyushu verso Okinawa e Taiwan, formando una lunga catena di isole che separa il Mar Cinese Orientale dall’oceano Pacifico. Alcune di queste terre si trovano a distanze relativamente ridotte da Taiwan e dalle aree nelle quali operano frequentemente forze navali e aeree cinesi. L’isola di Yonaguni, la più occidentale tra quelle abitate del Giappone, dista circa 110 chilometri da Taiwan e occupa una posizione di evidente rilevanza strategica. Nel quadro di Keen Sword 27, le attività previste nell’arcipelago comprendono anche lo schieramento di capacità statunitensi antinave, tra cui il sistema mobile NMESIS, a conferma dell’attenzione attribuita alla difesa distribuita delle isole e alla sorveglianza degli accessi marittimi.
Taiwan e la nuova strategia di difesa giapponese
L’introduzione di missili a maggiore gittata si inserisce in una trasformazione della postura militare del Giappone maturata nel corso degli ultimi anni. Tokyo ha progressivamente ampliato la propria attenzione dalle tradizionali esigenze di difesa territoriale alla possibilità di contrastare minacce a distanze più elevate, investendo in sistemi missilistici, sorveglianza, difesa aerea e capacità di risposta coordinata. Questo processo è accompagnato da un rafforzamento dell’integrazione con gli Stati Uniti, alleato fondamentale per la sicurezza nazionale giapponese, e da una crescente cooperazione con altri Paesi dell’Indo-Pacifico. La nuova impostazione viene presentata dalle autorità giapponesi come una risposta all’evoluzione dell’ambiente strategico regionale, ma suscita inevitabilmente attenzione anche da parte di Pechino, che osserva con preoccupazione il consolidamento delle capacità militari dei propri vicini.
Il nodo più sensibile resta Taiwan. La Cina considera l’isola parte del proprio territorio e non esclude il ricorso alla forza per realizzare l’unificazione, mentre Taipei dispone di un governo autonomo e di istituzioni democratiche. Per il Giappone, un’eventuale crisi nello stretto avrebbe conseguenze dirette sulla sicurezza delle isole sudoccidentali, sulle rotte commerciali e sull’operatività delle basi statunitensi presenti nel Paese. La vicinanza geografica rende difficile separare completamente la difesa dell’arcipelago nipponico dagli sviluppi militari attorno a Taiwan, anche se ciò non significa che ogni esercitazione giapponese sia necessariamente concepita come preparazione a un intervento nello stretto. La pianificazione militare si confronta con diversi scenari possibili e mira, almeno nelle intenzioni dichiarate, a rendere più credibile la capacità di prevenire o contenere una crisi.
È in questo quadro che assume significato la capacità di spostare rapidamente un lanciatore Type-25. La gittata attribuita al sistema potrebbe ampliare le aree marittime raggiungibili da determinate posizioni del territorio giapponese, ma l’efficacia reale dipenderebbe da numerosi fattori, tra cui disponibilità di informazioni sugli obiettivi, collegamenti di comunicazione, protezione delle unità e condizioni operative. La distanza massima teorica di un missile, da sola, non equivale alla capacità di colpire qualsiasi bersaglio all’interno di un determinato raggio. Per questo le esercitazioni di mobilità, comando e coordinamento sono essenziali: consentono di verificare se il sistema possa essere impiegato all’interno di una rete militare complessa e non soltanto come piattaforma isolata.
La presenza di partner internazionali nelle manovre conferisce inoltre alla vicenda una dimensione che supera il rapporto bilaterale tra Tokyo e Washington. Per Paesi come Francia, Germania e Paesi Bassi, la sicurezza dell’Indo-Pacifico è collegata alla protezione delle rotte commerciali, alla stabilità delle catene di approvvigionamento e alla continuità degli scambi con le economie asiatiche. La partecipazione a esercitazioni e attività di cooperazione non equivale a un impegno automatico in un eventuale conflitto, ma testimonia il crescente interesse europeo per un’area dalla quale dipende una parte rilevante dell’economia globale. Una crisi nello stretto di Taiwan avrebbe infatti conseguenze potenzialmente molto ampie, dai trasporti marittimi alla produzione di semiconduttori, fino ai mercati finanziari internazionali.
L’intensificazione delle attività militari pone tuttavia anche un problema di gestione delle tensioni. Il rafforzamento della deterrenza può contribuire a scoraggiare iniziative unilaterali, ma la presenza ravvicinata di forze navali e aeree di Paesi diversi aumenta l’importanza delle comunicazioni e dei meccanismi destinati a prevenire incidenti. La stabilità dell’Indo-Pacifico dipende quindi non soltanto dalla disponibilità di armamenti avanzati, ma anche dalla capacità delle principali potenze regionali di evitare errori di valutazione e mantenere aperti canali diplomatici. La stessa dimostrazione di prontezza militare può essere interpretata in modi differenti: come misura difensiva dagli alleati che la organizzano e come segnale di pressione strategica dai Paesi che ne osservano lo svolgimento.
Il primo schieramento addestrativo del Type-25, reso noto il 26 ottobre, rappresenta dunque un indicatore concreto della direzione intrapresa dal Giappone. Tokyo non si limita a sviluppare nuovi sistemi d’arma, ma sta verificando come integrarli nella difesa delle proprie isole e nelle operazioni congiunte con gli Stati Uniti. Le manovre Keen Sword 27, con circa 57mila militari coinvolti, costituiscono il contesto nel quale questa trasformazione diventa visibile su scala internazionale. La sfida per l’alleanza nippo-statunitense sarà dimostrare capacità di risposta e coordinamento senza alimentare una spirale incontrollata di tensioni con la Cina. Nel Pacifico occidentale, la competizione strategica si misura sempre più non soltanto attraverso la potenza degli armamenti, ma attraverso la rapidità con cui possono essere schierati, collegati e impiegati in un sistema di difesa integrato.
Fonti: Kyodo News; The Straits Times; Agenzia Nova; Stars and Stripes; Ministero della Difesa del Giappone; Forze di autodifesa giapponesi; Dipartimento della Difesa australiano; U.S. Naval Institute.
