(AGENPARL) - Roma, 11 Ottobre 2026 - Un alto funzionario maliano parla a TASS di sostegno dell’intelligence ucraina ai terroristi. Fonti ucraine confermano alla CNN la presenza di specialisti di droni accanto ai separatisti tuareg, ma non emerge un sostegno diretto ai jihadisti
Il Mali torna ad accusare l’Ucraina di sostenere i gruppi armati attivi nel Paese. Fousseynou Ouattara, vicepresidente della commissione Difesa del Consiglio nazionale di transizione, ha detto all’agenzia di stato russa TASS che mercenari e intelligence militare ucraini avrebbero aiutato quelli che definisce terroristi, finanziati e armati, a suo dire, dalle «potenze coloniali». Nella dichiarazione diffusa da TASS non vengono indicate prove né specificato di quali Stati si tratti. Ouattara ha aggiunto che da aprile lo Stato maggiore ha avviato una strategia per riprendere i territori e neutralizzare i gruppi armati che attaccano le posizioni dell’esercito.
L’accusa non è nuova. Il Mali e il Niger hanno rotto le relazioni diplomatiche con l’Ucraina nell’agosto 2024, dopo l’attacco di Tinzaouatène, e insieme al Burkina Faso, governato come loro da una giunta vicina a Mosca, hanno presentato un ricorso al Consiglio di sicurezza dell’Onu. A settembre il ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop ha ribadito all’Onu l’accusa di un sostegno ucraino a gruppi terroristici, secondo quanto riferisce AFP.
Cosa emerge dalle fonti. Il 12 settembre la CNN ha riferito, citando fonti ucraine, la presenza di circa quindici specialisti ucraini di droni nel nord del Mali accanto al Fronte di liberazione dell’Azawad (FLA), movimento indipendentista a prevalenza tuareg. Secondo l’emittente non combattono in prima linea, ma addestrano e assistono i ribelli. Un operatore ucraino ha dichiarato che gli ucraini hanno contribuito anche alla presa di Kidal, nel nord del Paese, all’inizio di quest’anno, e che il rapporto con i tuareg è di convenienza più che di convinzione.
Un’inchiesta di AFP, ripresa il 9 ottobre da Le360 Afrique, aggiunge testimonianze dall’interno del FLA. Una fonte del gruppo nega ogni sostegno logistico o materiale esterno e ogni scambio di informazioni con i servizi ucraini, e definisce le accuse propaganda; la stessa fonte afferma però che nel 2023 tre o quattro ucraini hanno addestrato alcuni combattenti nel nord del Mali, vicino alla Mauritania, e che altri miliziani hanno seguito in Ucraina un corso accelerato sui droni. Una fonte diplomatica nella regione sostiene che gli ucraini siano presenti nel nord del Mali e collaborino con i ribelli, e che il FLA smentisca ufficialmente per non creare problemi alla Mauritania.
Kiev, nel 2024, aveva respinto le accuse del Mali e dichiarato di non aver fornito armi né informazioni ai ribelli, parlando di propaganda russa. Non risulta, al momento, un commento ucraino alle parole di Ouattara. Nello stesso 2024 un portavoce dell’intelligence militare, Andriy Yusov, aveva lasciato intendere che i ribelli avessero ricevuto informazioni per l’attacco di Tinzaouatène, in cui morirono decine di mercenari russi e soldati maliani. Il 7 settembre Kyrylo Budanov, ex capo dell’intelligence militare e dal gennaio capo dell’ufficio del presidente Volodymyr Zelensky, ha pubblicato su X un messaggio sull’azione dell’intelligence ucraina «in tutto il mondo», con foto che alludevano a una presenza nel Sahel.
Il confine delle prove. Le testimonianze riguardano soprattutto formazione e supporto ai separatisti tuareg. Non dimostrano, da sole, che Kiev sostenga il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, anche se il FLA ha operato in alleanza con i jihadisti in alcune azioni, come l’offensiva di aprile. Sul fatto che aiutare il FLA equivalga, di fatto, ad aiutare il JNIM, le valutazioni divergono: è un giudizio politico, non un dato accertato. L’accusa di sostegno al terrorismo viene, inoltre, da governi militari alleati di Mosca.
Sullo sfondo c’è la strategia africana di Kiev: secondo AFP, a marzo la presidenza ucraina ha definito per la prima volta un piano per rafforzare la presenza nel continente, e ad agosto Zelensky ha chiesto agli ambasciatori un’attenzione particolare al Sahel, dove Mosca ha consolidato negli ultimi anni la propria influenza militare e politica.
Fonti: TASS (11 ottobre 2026); CNN (12 settembre 2026); AFP, ripresa da Le360 Afrique (9 ottobre 2026).
