(AGENPARL) - Roma, 25 Settembre 2026 - Bogotá ha interrotto le relazioni diplomatiche con Teheran. La decisione era effettiva dal 19 settembre, ma è stata resa pubblica soltanto cinque giorni dopo. Il nuovo governo colombiano accelera intanto il riavvicinamento a Israele e agli Stati Uniti. Restano da chiarire le accuse rivolte all’Iran e il motivo della tempistica dell’annuncio.
La Colombia ha interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran. La decisione, secondo la Cancelleria colombiana, è diventata effettiva il 19 settembre 2026, ma è stata annunciata pubblicamente soltanto il 24 settembre.
Bogotá ha motivato la scelta con una serie di accuse rivolte a Teheran, tra cui presunti collegamenti con gruppi terroristici e narcoterroristici, oltre alle attività iraniane nella regione e alla situazione relativa al programma nucleare. Il governo colombiano ha inoltre richiamato le conseguenze regionali della guerra e le tensioni intorno allo Stretto di Hormuz.
Queste sono le motivazioni ufficiali della Colombia. Nel comunicato, tuttavia, Bogotá non ha fornito pubblicamente un quadro dettagliato delle presunte attività iraniane in Colombia né ha indicato organizzazioni specifiche alle quali sarebbero riconducibili i legami denunciati.
La rottura non riguarda, almeno per ora, i rapporti consolari.
Cinque giorni tra la decisione e l’annuncio
È uno degli aspetti più interessanti della vicenda.
La Colombia considera la rottura effettiva dal 19 settembre, mentre l’annuncio è arrivato il 24. Secondo El País, la comunicazione pubblica è stata diffusa poche ore dopo l’intervento del vicepresidente colombiano José Manuel Restrepo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel suo discorso, Restrepo non aveva però annunciato la rottura con l’Iran.
Non è stato spiegato pubblicamente perché Bogotá abbia scelto di separare la data di efficacia della decisione da quella dell’annuncio.
Al momento non ci sono elementi pubblici sufficienti per stabilire che il rinvio sia stato concordato con Washington o con Israele.
La svolta della politica estera colombiana
La decisione nei confronti dell’Iran arriva però in un momento di profondo cambiamento della politica estera colombiana.
Il nuovo presidente Abelardo de la Espriella, entrato in carica ad agosto, ha annunciato il ripristino dell’alleanza con Israele e il trasferimento dell’ambasciata colombiana a Gerusalemme. Il nuovo governo ha inoltre intensificato i rapporti con Washington.
Il riavvicinamento a Israele è iniziato già prima dell’insediamento: de la Espriella aveva annunciato l’intenzione di ripristinare le relazioni e successivamente ha incontrato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, discutendo di cooperazione diplomatica, economica e di sicurezza.
La traiettoria rappresenta un netto cambiamento rispetto al governo di Gustavo Petro, che nel 2024 aveva interrotto le relazioni diplomatiche con Israele a causa della guerra a Gaza.
Due decisioni in 48 ore
Un altro elemento merita attenzione.
Il 23 settembre, un giorno prima dell’annuncio della rottura con Teheran, la Colombia ha ritirato la propria dichiarazione d’intervento nel procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia relativo alla causa intentata dal Sudafrica contro Israele.
Non esiste, allo stato attuale, una fonte che stabilisca un collegamento diretto tra le due decisioni.
La sequenza temporale è tuttavia significativa:
19 settembre: diventa effettiva la rottura diplomatica con l’Iran.
23 settembre: Bogotá ritira l’intervento nel procedimento alla Corte internazionale di giustizia relativo a Israele.
24 settembre: la Colombia rende pubblica la rottura con Teheran.
Si tratta di fatti documentati, ma non è possibile dedurne automaticamente un coordinamento politico.
La questione ancora aperta: quali sono le prove contro l’Iran?
È probabilmente il punto più importante da chiarire.
La Colombia sostiene che l’Iran rappresenti una minaccia alla sicurezza internazionale e richiama presunti collegamenti con terrorismo e narcotraffico. Finora, tuttavia, il governo non ha reso pubblici elementi sufficientemente dettagliati per verificare autonomamente queste accuse.
Questo lascia aperte due possibilità che non devono essere confuse: da un lato potrebbe trattarsi di informazioni di intelligence non divulgabili; dall’altro, senza ulteriori elementi pubblici, non è possibile valutare la consistenza delle accuse.
La risposta di Teheran sarà quindi particolarmente importante.
Se l’Iran dovesse fornire una ricostruzione dettagliata, o se Bogotá dovesse successivamente pubblicare informazioni su operazioni, organizzazioni o finanziamenti riconducibili ad apparati iraniani, la vicenda assumerebbe una dimensione molto più concreta.
Per ora, ciò che appare più chiaramente è il rapido riallineamento della politica estera colombiana: dopo anni di forte distanza da Israele sotto Petro, il nuovo governo sta ricostruendo i rapporti con Gerusalemme e Washington e, contemporaneamente, ha scelto di rompere con Teheran.
Il significato regionale di questa svolta dipenderà soprattutto da ciò che accadrà nelle prossime settimane: dalla risposta iraniana, dall’eventuale pubblicazione di elementi di intelligence colombiani e dall’eventuale presenza di altri governi latinoamericani sulla stessa traiettoria.
