(AGENPARL) - Roma, 31 Ottobre 2026 - Diciannovesimo giorno di proteste contro il governo di Edi Rama. Studenti, giovani e cittadini scendono in piazza per chiedere le dimissioni del premier. Violenti scontri davanti al Ministero dell’Istruzione e alla sede del Governo, mentre il Partito Democratico tenta di unirsi alla mobilitazione studentesca.
Alta tensione in Albania, dove sabato 31 ottobre 2026 una nuova giornata di proteste contro il governo del primo ministro Edi Rama è degenerata in violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nel centro di Tirana.
Bombe molotov, pietre, petardi e altri oggetti sono stati lanciati contro gli agenti schierati davanti al Palazzo del Governo, lungo il viale Dëshmorët e Kombit, una delle principali arterie della capitale albanese.
La polizia ha risposto utilizzando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i gruppi coinvolti negli scontri e impedire ulteriori attacchi agli edifici istituzionali.
Secondo quanto riportato dall’emittente pubblica albanese RTSH, le violenze sono scoppiate durante il diciannovesimo giorno consecutivo di mobilitazione studentesca, che nelle ultime settimane si è progressivamente trasformata in una contestazione più ampia contro l’esecutivo guidato da Rama.
Alla protesta degli studenti si è affiancata una manifestazione organizzata dal Partito Democratico, principale forza di opposizione, che ha chiamato i propri sostenitori a partecipare alla mobilitazione nazionale.
L’iniziativa ha però provocato contrasti tra gli stessi manifestanti: una parte degli studenti ha respinto il coinvolgimento diretto dei rappresentanti politici, rivendicando l’indipendenza del movimento.
Tirana, molotov e scontri davanti alla sede del primo ministro
I momenti di maggiore tensione si sono verificati nel pomeriggio, quando la protesta si è spostata verso il Palazzo del Governo, sede dell’ufficio del primo ministro.
Secondo la cronaca pubblicata dal quotidiano albanese Sot, gruppi di manifestanti hanno lanciato ordigni incendiari e materiale pirotecnico in direzione delle forze dell’ordine.
Gli agenti, schierati per proteggere l’edificio governativo, hanno utilizzato mezzi dotati di getti d’acqua ad alta pressione e lacrimogeni per allontanare i partecipanti più aggressivi.
La situazione è diventata particolarmente critica intorno alle 17:25, quando sono stati segnalati nuovi lanci di molotov contro la polizia.
L’emittente RTSH ha confermato l’intervento degli autobotti e l’impiego di gas lacrimogeni dopo gli attacchi nei pressi della sede del Governo.
Le tensioni hanno coinvolto diverse aree del centro cittadino, con momenti di confusione tra manifestanti, agenti e cittadini presenti lungo le strade interessate dai cortei.
Diciannove giorni di proteste: gli studenti chiedono le dimissioni di Edi Rama
La giornata del 31 ottobre rappresenta il diciannovesimo appuntamento di una mobilitazione iniziata a metà ottobre.
All’origine della protesta vi sono il malcontento degli studenti per le condizioni del sistema educativo, le difficoltà economiche, la disoccupazione e le accuse di corruzione rivolte al governo.
Nel corso delle settimane, le richieste si sono ampliate fino a includere le dimissioni del primo ministro Edi Rama.
Come ricostruito da Reuters il 29 ottobre, le manifestazioni rappresentano una delle principali sfide politiche affrontate dal premier albanese, al potere dal 2013 e riconfermato per un quarto mandato nel 2025.
La partecipazione si è progressivamente estesa oltre il mondo universitario, coinvolgendo docenti, famiglie, giovani lavoratori, cittadini e rappresentanti della diaspora albanese.
Per una parte dei manifestanti, la protesta non riguarda più soltanto le condizioni delle università, ma il funzionamento complessivo delle istituzioni e la situazione economica e sociale del Paese.
Scontri davanti al Ministero dell’Istruzione: pietre e molotov contro la polizia
La protesta studentesca è iniziata intorno a mezzogiorno davanti al Ministero dell’Istruzione.
Studenti universitari, insegnanti e cittadini si sono riuniti per chiedere cambiamenti nella gestione del settore educativo e nelle politiche governative.
La situazione è degenerata quando alcuni partecipanti hanno incendiato contenitori dei rifiuti e lanciato pietre e bottiglie incendiarie contro gli agenti.
Secondo quanto riportato da Gazeta Tema, alcuni ordigni incendiari sono stati lanciati anche verso i veicoli della polizia.
Le forze dell’ordine hanno reagito impiegando cannoni ad acqua e gas lacrimogeni per contenere i disordini.
Il quotidiano Vox News Albania ha riferito che una molotov è esplosa nei pressi di un mezzo antisommossa, provocando fiamme durante gli scontri.
L’intervento della polizia ha disperso temporaneamente alcuni gruppi, ma la mobilitazione è proseguita verso altri punti del centro cittadino.
Il Partito Democratico scende in piazza: tensioni con gli studenti
Un elemento particolarmente significativo della giornata è stato il coinvolgimento del Partito Democratico albanese, guidato da Sali Berisha.
La formazione di opposizione aveva convocato una manifestazione nazionale per sostenere le richieste degli studenti e chiedere le dimissioni del governo.
Il corteo è partito dalla sede del partito e ha raggiunto il Palazzo del Governo, prima di dirigersi verso il Ministero dell’Istruzione.
Alla mobilitazione hanno partecipato diversi parlamentari dell’opposizione, tra cui Flamur Noka, Agron Gjekmarkaj e Gazment Bardhi.
Secondo quanto riportato dall’agenzia VNA, l’arrivo dei rappresentanti del Partito Democratico è stato accolto con contestazioni da una parte degli studenti.
I giovani hanno rivendicato l’autonomia del movimento, sostenendo che la protesta non debba essere utilizzata come strumento politico da parte dei partiti tradizionali.
Tra gli slogan scanditi durante la giornata è comparso anche quello che chiedeva il carcere sia per Edi Rama sia per Sali Berisha, a testimonianza della sfiducia di una parte del movimento verso entrambi i principali schieramenti politici.
La contestazione ha quindi evidenziato una frattura tra le organizzazioni studentesche e il tentativo dell’opposizione parlamentare di inserirsi nella mobilitazione.
Oltre 2.000 agenti schierati nella capitale
Per la giornata del 31 ottobre, le autorità albanesi hanno predisposto un imponente dispositivo di sicurezza.
Secondo quanto riportato da Gazeta Tema, oltre 2.000 agenti sono stati mobilitati per presidiare gli edifici pubblici e gestire le manifestazioni.
Particolare attenzione è stata riservata al Ministero dell’Istruzione, al Palazzo del Governo e alle principali strade del centro.
L’intervento della polizia ha previsto l’impiego di mezzi antisommossa, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.
Secondo le informazioni diffuse da RTSH, alcuni manifestanti con il volto coperto hanno continuato a lanciare oggetti contro gli agenti anche dopo lo spostamento della protesta verso la sede del primo ministro.
Le autorità hanno cercato di contenere gli episodi di violenza e di impedire ulteriori danneggiamenti.
Non è ancora disponibile un bilancio definitivo e verificato degli eventuali feriti, dei fermati e dei danni materiali registrati durante la giornata.
La crisi politica si aggrava: Rama respinge le richieste di dimissioni
Le manifestazioni rappresentano un problema crescente per il governo albanese.
Edi Rama, leader del Partito Socialista, ha mantenuto una posizione contraria alle richieste di dimissioni avanzate dai manifestanti, proponendo invece un confronto con gli studenti.
Come riportato da Reuters il 25 ottobre, il premier ha riconosciuto la legittimità di alcune rivendicazioni sociali, ma ha respinto l’idea che la violenza possa determinare la caduta dell’esecutivo.
Il governo ha inoltre annunciato misure per contrastare i disordini, comprese sanzioni economiche particolarmente elevate per la partecipazione a manifestazioni che degenerano in violenze.
Tra i provvedimenti discussi figura una multa fino a 500.000 lek, equivalente a circa 6.000 dollari, per chi partecipa a proteste violente, anche senza essere direttamente responsabile di aggressioni o danneggiamenti.
Queste misure hanno alimentato ulteriori polemiche sul rapporto tra sicurezza pubblica e libertà di manifestazione.
Il governo sostiene la necessità di garantire l’ordine pubblico, mentre i contestatori denunciano il rischio di restrizioni eccessive nei confronti del diritto di protesta.
Una mobilitazione sempre più ampia contro il governo
Le tensioni di sabato si inseriscono in una situazione politica caratterizzata da numerosi episodi di protesta.
Nelle settimane precedenti, alcuni cortei erano già degenerati in scontri con la polizia e attacchi contro edifici pubblici.
Il 24 ottobre, secondo quanto documentato dall’emittente RTSH, gruppi violenti avevano utilizzato molotov, pietre e materiale pirotecnico contro la polizia e alcune strutture istituzionali.
Durante quei disordini erano stati segnalati incendi presso edifici pubblici, danneggiamenti ad attività commerciali e attacchi contro infrastrutture cittadine.
La ripetizione di episodi simili alimenta le preoccupazioni sulla possibilità di una nuova escalation.
La protesta studentesca, inizialmente concentrata sulle condizioni dell’istruzione, ha ormai assunto una dimensione politica nazionale.
L’ingresso del Partito Democratico nella mobilitazione dimostra l’interesse dell’opposizione parlamentare a sostenere il movimento, ma le contestazioni degli studenti contro i rappresentanti del partito evidenziano la presenza di profonde divisioni.
Il futuro delle proteste e il rischio di nuove tensioni
La giornata del 31 ottobre conferma il clima di forte instabilità sociale che sta attraversando l’Albania.
Le manifestazioni hanno coinvolto studenti, cittadini e organizzazioni politiche, ma la presenza di gruppi responsabili di lanci di molotov e aggressioni contro la polizia ha trasformato parte della protesta in uno scontro violento con le istituzioni.
Rimane aperta la questione centrale: se il governo riuscirà ad avviare un dialogo con i rappresentanti degli studenti oppure se le mobilitazioni continueranno con nuove giornate di protesta.
Anche il ruolo del Partito Democratico sarà determinante, soprattutto alla luce della volontà espressa da numerosi giovani di mantenere il movimento indipendente dai partiti tradizionali.
A Tirana, il diciannovesimo giorno di protesta si conclude con un nuovo episodio di violenza: molotov davanti al Palazzo del Governo, lacrimogeni e cannoni ad acqua nelle strade della capitale e una crisi politica che non mostra ancora segnali di soluzione.
Il bilancio definitivo degli scontri e le eventuali decisioni delle autorità saranno elementi fondamentali per comprendere le conseguenze della giornata.
