(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - La scomparsa di Re Harald V di Norvegia, avvenuta a 89 anni, segna la fine di un’era per la monarchia scandinava e per l’intera Europa del Nord. Sovrano dal 1991, Harald si è imposto sulla scena internazionale come il simbolo di una corona profondamente rinnovata, capace di saldare il rispetto per le tradizioni secolari con i valori democratici e progressisti della modernità.
Dall’esilio di guerra alla scuola pubblica: la formazione di un re
Nato a Skaugum il 21 febbraio 1937, Harald è stato il primo principe reale a nascere sul suolo norvegese dai tempi del tardo Medioevo. La sua infanzia è stata segnata dai drammi della Seconda guerra mondiale. Nel 1940, in seguito all’invasione nazista, il piccolo principe fu costretto all’esilio insieme alla madre e alle sorelle, trovando rifugio negli Stati Uniti d’America su invito personale del presidente Franklin D. Roosevelt.
Tornato in patria nel 1945, Harald ruppe immediatamente i rigidi protocolli di corte diventando il primo membro della famiglia reale norvegese a frequentare una scuola pubblica statale. Questa precoce immersione nella vita comune dei suoi concittadini ha plasmato il suo carattere pragmatico, aperto e democratico, ulteriormente affinato presso l’Accademia militare norvegese e il prestigioso Balliol College di Oxford.
La grande storia d’amore che ha cambiato la monarchia
Se c’è un capitolo che definisce la statura morale e personale di Re Harald, è senza dubbio la sua leggendaria storia d’amore decennale con Sonja Haraldsen, una donna comune. All’epoca, l’unione tra un erede al trono e una cittadina comune scatenò un terremoto politico e costituzionale all’interno dell’establishment norvegese.
Di fronte alle resistenze della corte, il giovane principe dimostrò una straordinaria fermezza. Harald pose un aut aut definitivo a suo padre, Re Olav V: o avrebbe sposato Sonja, o sarebbe rimasto celibe per tutta la vita, decretando di fatto la potenziale fine della dinastia reale. Con il successivo e sofferto consenso del governo e del parlamento, le nozze furono celebrate nel 1968. Quel matrimonio non fu solo un trionfo personale, ma l’atto fondativo di una monarchia moderna, empatica e vicina al proprio popolo.
Un campione olimpico e la voce della tolleranza
Oltre ai doveri istituzionali, Harald ha coltivato una straordinaria passione per lo sport, eccellendo nella vela. Ha rappresentato la Norvegia in ben tre edizioni consecutive dei Giochi Olimpici estivi: a Tokyo nel 1964, a Città del Messico nel 1968 e a Monaco nel 1972, conquistando prestigiosi riconoscimenti ai campionati mondiali ed europei.
Ma è stato sul piano politico e sociale che il re ha lasciato il segno più profondo. Celebre in tutto il mondo il suo acclamato discorso del 2016, in cui difese con forza la libertà religiosa e la riconciliazione storica con la popolazione indigena dei Sami, ribadendo con forza i valori dell’unità nazionale.
Il rifiuto dell’abdicazione e la battaglia contro la malattia
Negli ultimi anni, le condizioni di salute di Harald sono state al centro dell’attenzione mediatica. Ricoverato di recente al Rikshospitalet di Oslo a causa di un’infezione batterica nel flusso sanguigno e di una rara forma di anemia emolitica — aggravata da terapie a base di cortisone e da precedenti problemi cardiaci riscontrati in Malesia e alle Isole Canarie —, il sovrano ha affrontato la malattia con tempra incrollabile.
Nonostante la fragilità fisica, Harald ha sempre respinto con decisione qualsiasi ipotesi di abdicazione. Forte del giuramento solenne prestato davanti allo Storting (il parlamento norvegese) nel 1991, il sovrano ha sempre ribadito che il suo patto di servizio con la nazione è un impegno per la vita. Fino all’ultimo, Re Harald ha onorato quella promessa, incarnando la dignità e la resilienza della Norvegia.
