(AGENPARL) - Roma, 27 Agosto 2026 - Islamabad difende il commercio bilaterale e smentisce la mediazione per conto di Washington. Ghalibaf celebra l’asse con la Cina dopo il “no” di Pechino alle sanzioni “D-Day”. La Russia: “Stop alla pressione coercitiva”.
Fronte internazionale sempre più compatto contro le sanzioni occidentali. Nelle ultime ore, da Islamabad, Mosca e Pechino sono arrivati messaggi di sfida aperta alle misure economiche unilaterali imposte all’Iran, delineando un asse che punta a bypassare il regime sanzionatorio e a riaprire i canali diplomatici ed economici nella regione.
Il Pakistan difende i legami commerciali e smentisce il ruolo di “inviato USA”
Il governo pakistano ha ribadito con forza che continuerà il commercio bilaterale con l’Iran in piena conformità con il diritto internazionale, sottolineando di non sentirsi vincolato da sanzioni unilaterali imposte da Washington. Durante la conferenza stampa settimanale a Islamabad, il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi, ha definito la pressione economica su Teheran una conseguenza negativa dello stallo con gli Stati Uniti, ribadendo che le controversie vanno risolte attraverso la diplomazia.
Andrabi ha inoltre smentito categoricamente le speculazioni dei media secondo cui la recente visita di un giorno a Teheran (il 24 agosto) del capo dell’esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, insieme al ministro dell’Interno Mohsin Naqvi, fosse avvenuta su mandato o come inviato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La missione — ha chiarito il portavoce — rientra esclusivamente negli sforzi di mediazione e nella diplomazia di pace condotta da Islamabad per favorire la de-escalation regionale e rompere il muro di tensione militare tra Washington e Teheran. Sul fronte dello Stretto di Hormuz, il Pakistan ha espresso fiducia in future soluzioni costruttive, mentre proseguono i contatti diplomatici stretti anche con la Turchia.
Cina e Iran: l’asse strategico e il rifiuto delle sanzioni “D-Day”
Sul fronte asiatico, la reazione di Pechino alle nuove pressioni di Washington non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha confermato che la Cina farà tutto il necessario per proteggere i propri diritti e interessi a seguito dell’annuncio delle sanzioni economiche definite dagli Stati Uniti come “D-Day”.
Una posizione accolta con favore a Teheran: il presidente del Parlamento iraniano e inviato speciale per gli affari cinesi, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha sottolineato su X che il rifiuto di Pechino dimostra la forza del partenariato strategico globale tra i due paesi, basato sull’accordo venticinquennale siglato nel marzo 2021. “Questa relazione non ha bisogno del permesso di nessuno” e affonda le sue radici nella cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti e nella visione di un mondo multipolare, ha rimarcato Ghalibaf.
La Russia: “Pronti a rimuovere la pressione delle sanzioni globali”
In questo scenario si inserisce anche la mossa di Mosca. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha annunciato l’intenzione della Russia di intensificare gli sforzi, insieme all’Iran e agli altri partner, per eliminare la pressione delle sanzioni dagli affari internazionali. Definendo le misure coercitive unilaterali “illegali e contrarie alla Carta delle Nazioni Unite”, la portavoce ha denunciato l’uso sistematico delle sanzioni per regolare conti politici, preannunciando un forte coordinamento strategico globale.
