(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - *Comunicato stampa UniMORE*
*Per la prima volta sono stati misurati i livelli di nano- e microplastiche
nel liquor di pazienti con sclerosi laterale amiotrofica e confrontati con
quelli di persone sane. La ricerca, in pubblicazione su Brain
Communications, rileva un'associazione tra concentrazioni e maggiore
rischio di SLA, da confermare con studi più ampi.*
Communications* uno studio innovativo *UniMORE* sull'*inquinamento da
microplastiche e malattie neurologiche*, in particolare *sclerosi laterale
amiotrofica*, dal titolo *Central nervous system concentrations of nano-
and microplastics and risk of amyotrophic lateral sclerosis* (DOI
10.1093/braincomms/fcag296), avente come coordinatori della ricerca nonché
primo ed ultimo autore della pubblicazione *Marco Vinceti* e *Jessica
Mandrioli, *rispettivamente ordinari di Epidemiologia e di Neurologia
presso il *Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze*
di UniMORE. Lo studio nasce dalla stretta collaborazione tra epidemiologi
(Proff. *Marco Vinceti* e *Tommaso Filippini*, e dott.ssa *Teresa Urbano*)
e neurologi UNIMORE-AOU (Prof.ssa *Jessica Mandrioli* e Dott.ssa *Giulia
Gianferrari*, in collaborazione con la dott.ssa *Roberta Bedin*), cui si è
aggiunto il contributo fondamentale del gruppo di ricerca igienistico
dell'*Università
di Catania *coordinato dalle Prof.sse *Margherita Ferrante* e *Gea Oliveri
Conti*, titolare di un avanzato brevetto europeo per la determinazione di
quantità piccolissime di nano- e microplastiche, e della Prof.ssa *Lauren
Wise* della *Boston University School of Public Health*.
Nello specifico, lo studio ha determinato *per la prima volta al mondo* i
livelli di microplastiche ed in modo particolare delle *nanoplastiche*
(caratterizzate ridottissime dimensioni, dell'ordine dei decimillesimi di
millimetro), nel liquor e quindi nel *sistema nervoso centrale di pazienti
con SLA*, paragonando tali livelli con quelli riscontrati in persone sane.
I risultati dello studio suggeriscono come *elevati livelli di
microplastiche* siano associati, al di sopra di un livello 'soglia' di
esposizione individuato appunto nella ricerca, ad un *maggior rischio di
SLA*, o a causa di un effetto tossico diretto di tali contaminanti o per
l'azione di altre sostanze tossiche associate alle microplastiche. Lo
studio è anche il primo a caratterizzare la *relazione tra livelli e
dimensioni delle microplastiche nel sangue* (dove sono presenti grazie
all'esposizione ambientale e all'introduzione tramite la dieta) e presenza
di tali contaminanti nel sistema nervoso, ponendo le basi per la
realizzazione e validazione di nuovi *studi nell'uomo su tali inquinanti*
di particolare attualità, e sul loro possibile ruolo nel determinare *malattie
del sistema nervoso*.
Al proposito, il Prof. *Marco Vinceti* ha dichiarato: *"Questa stretta
collaborazione tra igienisti-epidemiologi e neurologi del nostro
Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze viene da
lontano, testimoniando una volta di più l'importanza della ricerca
interdisciplinare sul tema delle cause ambientali e della prevenzione nel
campo delle malattie neurodegenerative. Se e quanto questi nuovi
contaminanti rappresentati da nano- e microplastiche siano responsabili di
effetti tossici sul sistema nervoso rimane da accertare in modo conclusivo:
i nostri risultati evidenziano però la loro presenza in vivo in ambito
cerebrale e suggeriscono una possibile attività neurotossica delle
particelle di minori dimensioni"*.
La Prof.ssa *Jessica Mandrioli* ha a sua volta dichiarato: *"Questo studio
apre una nuova prospettiva sul possibile ruolo delle microplastiche nelle
malattie neurodegenerative e dimostra quanto sia fondamentale integrare
competenze cliniche, epidemiologiche e di laboratorio per affrontare
quesiti scientifici complessi. Questi risultati, che dovranno essere
confermati da studi più ampi, sono stati resi possibili anche grazie
all'investimento di UNIMORE nella ricerca traslazionale e alla
NeuroBioBanca di Modena, una risorsa strategica che consente di sviluppare
studi innovativi sui meccanismi delle malattie neurologiche e di porre le
basi per future strategie di prevenzione e cura".*