(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - Il Kazakistan ha avviato un piano strategico per trasformare due dei più grandi giacimenti non sviluppati al mondo in un polo industriale a ciclo completo, puntando a trattenere il valore della lavorazione sul territorio nazionale anziché limitarsi all’esportazione di materia prima grezza.
Un progetto colossale tra Stati Uniti e Kazakistan
I depositi di Northern Katpar e Upper Kairakty, situati nella regione di Karagandy, sono gestiti da una joint venture tra la società statale kazaka Tau-Ken Samruk (detentrice del 30%) e la statunitense Cove Capital (70%). L’intesa, formalizzata dopo gli accordi diplomatici siglati a Washington, prevede un investimento stimato di almeno 1,1 miliardi di dollari da parte del partner americano per lo sviluppo delle infrastrutture minerarie e tecnologiche.
Le istituzioni finanziarie statunitensi stanno guardando con forte interesse all’operazione: l’Export-Import Bank e la DFC hanno emesso lettere di interesse per pacchetti di finanziamento potenziali che potrebbero raggiungere cifre ragguardevoli, subordinate alla conclusione dello studio di fattibilità definitivo.
Numeri e impatto sulla produzione globale
Insieme, i due siti custodiscono riserve di triossido di tungsteno stimate in circa 410.000 tonnellate metriche, con risorse totali che toccano quota 1,4 milioni di tonnellate. A regime, Northern Katpar e Upper Kairakty potrebbero garantire una produzione combinata di circa 12.000 tonnellate all’anno, coprendo circa il 15% dell’intera produzione mineraria globale di questo metallo strategico.
Il piano prevede l’abbandono dell’export di minerale grezzo a favore della produzione locale di paratungstate di ammonio (APT), un composto ad alta purezza essenziale per le industrie avanzate, aerospaziali e della difesa.
Le tempistiche e il contesto geopolitico
Le attività sul campo e i lavori preparatori sono iniziati a luglio, mentre lo Studio di Fattibilità Definitivo (DFS) è in corso e verrà completato entro la fine del 2027.
Questa accelerazione si inserisce in uno scenario geopolitico in cui Stati Uniti, G7 e le economie occidentali cercano attivamente di diversificare le catene di approvvigionamento dei minerali critici, riducendo la dipendenza dalla Cina. Con Pechino che ha inasprito i controlli sulle esportazioni e i prezzi globali in forte crescita, il Kazakistan si candida così a diventare un attore chiave e alternativo sulla scena internazionale.
