(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - La Cina sta assumendo una posizione dominante nel mercato mondiale dei robot umanoidi, sostenuta da una filiera produttiva sempre più localizzata, dalla rapida integrazione dell’intelligenza artificiale e da un enorme mercato interno capace di trasformarsi in un banco di prova per nuove tecnologie e applicazioni industriali.
Nel primo semestre del 2026, i produttori cinesi hanno rappresentato oltre il 97% delle spedizioni mondiali di robot umanoidi, un dato che fotografa la velocità con cui il settore si sta sviluppando. Parallelamente, la domanda proveniente dalla Cina avrebbe superato l’85% di quella globale.
La robotica umanoide sta così diventando uno dei simboli della nuova strategia industriale cinese, insieme all’intelligenza artificiale e alla medicina innovativa.
Il mercato mondiale cresce del 272%
La crescita non riguarda soltanto la quota conquistata dalle aziende cinesi. Nella prima metà del 2026 sono stati spediti nel mondo circa 19.100 robot umanoidi, con un incremento del 272% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Anche gli equilibri tra i produttori stanno cambiando rapidamente. AGIBOT ha superato Unitree Robotics, conquistando la posizione di maggiore produttore mondiale di robot umanoidi per spedizioni nel periodo considerato.
Il dato evidenzia quanto rapidamente stia maturando un settore che fino a pochi anni fa era dominato soprattutto da prototipi, dimostrazioni tecnologiche e progetti sperimentali.
Oggi l’obiettivo si sta spostando verso la produzione industriale su larga scala e l’impiego concreto dei robot nelle fabbriche, nella logistica e nei servizi.
Unitree verso la Borsa di Shanghai
Un altro segnale della maturazione del settore arriva dal mercato finanziario.
Unitree Robotics ha avviato il processo per la propria quotazione alla Borsa di Shanghai, diventando, secondo il materiale fornito, la prima società specializzata nella robotica umanoide ad avviarsi verso una quotazione sul mercato azionario cinese.
Il prezzo dell’offerta pubblica iniziale è stato fissato a 150,8 yuan, circa 22,35 dollari per azione, con l’obiettivo di raccogliere circa 6,1 miliardi di yuan.
La valutazione implicita della società raggiungerebbe così circa 61 miliardi di yuan.
Unitree era stata leader mondiale nel 2025, quando aveva registrato spedizioni annuali pari a circa 5.500 unità. La successiva avanzata di AGIBOT dimostra però quanto la competizione interna cinese sia diventata intensa.
Il vantaggio decisivo della filiera cinese
Alla base dell’espansione esiste un elemento strutturale: la catena di approvvigionamento.
La Cina dispone già di un enorme ecosistema industriale legato all’elettronica, ai motori elettrici, alle batterie, ai sensori, ai semiconduttori, alle lavorazioni meccaniche e alla produzione avanzata.
Secondo le informazioni citate nel materiale, per alcuni produttori cinesi oltre il 90% dei componenti fondamentali utilizzati nei robot umanoidi proviene ormai dal mercato nazionale. Nel caso di Unitree, il tasso di produzione domestica della catena di fornitura raggiungerebbe il 90%, mentre i componenti principali sarebbero sviluppati internamente.
Questo rappresenta un vantaggio importante perché permette alle aziende di ridurre i tempi necessari per modificare i prodotti, sperimentare nuove configurazioni e aumentare la produzione.
Una filiera concentrata geograficamente consente inoltre una collaborazione più stretta tra produttori di robot e fornitori di componentistica.
Dalle fabbriche automobilistiche alla logistica
Il secondo grande vantaggio cinese è rappresentato dalle dimensioni del mercato interno.
La Cina dispone di uno degli apparati manifatturieri più grandi e diversificati del mondo. Ciò significa che le aziende robotiche possono sperimentare le proprie macchine direttamente in contesti industriali reali.
Tra le applicazioni vengono indicate la produzione di veicoli a nuova energia, elettronica, magazzini e logistica.
Secondo Zhang Xiaorong, direttore del Cutting-Edge Technology Research Institute di Pechino citato nel materiale, proprio queste applicazioni su larga scala permettono frequenti cicli di sperimentazione e validazione ingegneristica.
Il robot può quindi passare dal laboratorio alla fabbrica e i dati raccolti durante l’impiego possono essere utilizzati per perfezionare software, algoritmi e hardware.
AGIBOT accelera la produzione
La crescita di AGIBOT offre un esempio della velocità raggiunta dal settore.
Il 15.000° robot dotato di intelligenza artificiale dell’azienda è uscito dalla linea produttiva il 28 giugno, meno di tre mesi dopo il raggiungimento della soglia delle 10.000 unità.
I robot vengono consegnati sia in Cina sia all’estero e sono destinati, tra gli altri impieghi, alla produzione di computer ed elettronica, alla logistica, ai magazzini e ai servizi commerciali.
L’azienda guarda inoltre con crescente interesse ai mercati internazionali.
Jiang Qingsong, socio e co-presidente di AGIBOT, ha indicato l’obiettivo di portare oltre il 30% delle vendite all’estero entro il 2026, con la possibilità di arrivare successivamente al 50%.
Più di 400 modelli di robot umanoidi
La profondità dell’ecosistema cinese emerge anche dalla quantità di prodotti disponibili.
Secondo i dati riportati nel documento, la Cina dispone ormai di oltre 400 modelli completi di robot umanoidi, più della metà del totale mondiale.
Nei robot quadrupedi la posizione sarebbe ancora più forte, con quasi il 70% delle vendite globali.
Le previsioni indicate nel materiale ipotizzano inoltre che la produzione cinese possa superare 100.000 robot umanoidi nel 2026, con un’ulteriore accelerazione negli anni successivi.
Se questa traiettoria dovesse consolidarsi, il mercato potrebbe entrare in una fase completamente nuova: non più migliaia di prototipi altamente costosi, ma decine o centinaia di migliaia di macchine prodotte industrialmente.
La Cina diventa esportatore netto di robot
La crescita della produzione si riflette anche nel commercio internazionale.
Dopo essere diventata per la prima volta esportatore netto di robot industriali nel 2025, nella prima metà del 2026 la Cina avrebbe registrato esportazioni del settore per 6,29 miliardi di yuan, raggiungendo 141 Paesi e regioni.
Particolarmente significativa sarebbe stata la crescita dei robot chirurgici, le cui esportazioni sono aumentate di 3,3 volte su base annua.
Complessivamente, secondo i dati riportati nel documento, le esportazioni cinesi di robot sono cresciute del 359%.
Il ruolo della politica industriale
Il successo cinese non viene attribuito soltanto alle aziende.
Pechino ha progressivamente costruito un quadro normativo e industriale favorevole allo sviluppo della robotica.
Già nell’ottobre 2017 la produzione di robot era stata inserita come industria indipendente all’interno dello standard nazionale cinese di classificazione industriale. Nel 2023 erano state aggiunte ulteriori sottocategorie.
Nel giugno 2026 diversi ministeri hanno inoltre avviato un programma dedicato alla formazione e alla sperimentazione in scenari reali dei robot umanoidi e dell’intelligenza artificiale incarnata.
Anche le procedure commerciali sono state adattate. Dal 1° gennaio sono stati introdotti codici tariffari specifici per alcune categorie di robot, facilitandone lo sdoganamento e l’esportazione.
A giugno, China Export & Credit Insurance Corp ha inoltre fornito una copertura assicurativa a un progetto internazionale di AGIBOT, creando un ulteriore strumento per accompagnare l’espansione delle aziende cinesi all’estero.
Robotica e intelligenza artificiale avanzano insieme
La robotica umanoide rappresenta però soltanto una parte della trasformazione.
L’evoluzione dell’intelligenza artificiale cinese sta diventando sempre più importante perché i robot moderni non devono soltanto camminare o manipolare oggetti: devono percepire l’ambiente, interpretare istruzioni, pianificare azioni e adattarsi a situazioni impreviste.
Hardware e software stanno quindi convergendo nell’idea di embodied AI, o intelligenza artificiale incarnata.
Il materiale fornito evidenzia anche la crescente diffusione internazionale dei modelli AI sviluppati in Cina: secondo un rapporto di Hugging Face citato nel testo, i modelli cinesi avrebbero raggiunto il 41% dei download nell’ultimo anno.
La disponibilità di modelli AI competitivi, unita alla capacità produttiva dell’industria elettronica, potrebbe diventare uno dei principali vantaggi del Paese nella corsa alla robotica general-purpose.
L’Europa diventa un mercato strategico
L’espansione non resterà necessariamente confinata all’Asia.
Secondo Sandy Liu, rappresentante europeo di AGIBOT citata nel materiale, tra i principali utilizzatori europei dell’azienda figurano università e grandi imprese manifatturiere dei settori automobilistico e logistico.
Tra i fattori che alimentano l’interesse vengono indicati l’aumento dei costi del lavoro e la necessità di trovare nuove soluzioni di automazione.
La capacità cinese di produrre robot in grandi quantità e a costi progressivamente inferiori potrebbe quindi modificare anche il mercato internazionale dell’automazione.
Una nuova fase della strategia industriale cinese
La robotica si inserisce infine in una trasformazione più ampia dell’economia cinese.
Per decenni il vantaggio competitivo della Cina è stato associato alla produzione di massa di beni relativamente semplici e a basso costo. Successivamente il Paese ha conquistato posizioni dominanti in veicoli elettrici, batterie e fotovoltaico.
Ora Pechino punta verso una nuova generazione di industrie ad alta intensità tecnologica: robotica, intelligenza artificiale e biotecnologie.
La quota del 97% delle spedizioni mondiali di robot umanoidi registrata nel primo semestre del 2026 rappresenta quindi molto più di una statistica commerciale. Mostra come la combinazione tra scala produttiva, filiere domestiche, concorrenza tra aziende, intelligenza artificiale, sostegno istituzionale e vastissimo mercato interno stia permettendo alla Cina di accelerare la commercializzazione di una tecnologia considerata strategica per il futuro dell’industria.
La vera sfida inizierà ora: trasformare l’attuale leadership produttiva in una presenza internazionale duratura e dimostrare che i robot umanoidi possono diventare economicamente utili su larga scala nelle fabbriche, nei magazzini e nei servizi.
