(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - La Cina sta entrando in una nuova fase della propria trasformazione industriale. Dopo aver costruito per decenni la propria forza manifatturiera su produzioni tradizionali e aver successivamente conquistato posizioni di primo piano nei veicoli elettrici, nelle batterie al litio e nel fotovoltaico, Pechino individua ora una nuova generazione di settori strategici destinati a sostenere crescita, esportazioni e competitività internazionale: intelligenza artificiale, robotica e farmaci innovativi.
Definiti sempre più spesso come i “prossimi tre nuovi settori” dell’economia cinese, questi comparti rappresentano un cambiamento sostanziale rispetto alle precedenti fasi dello sviluppo industriale del Paese. La competizione non riguarda più soltanto la capacità di produrre grandi quantità di beni a costi competitivi, ma si sposta verso ricerca scientifica, proprietà intellettuale, software, automazione, servizi tecnologici e innovazione ad alto valore aggiunto.
Gli effetti di questa evoluzione sono già visibili fuori dalla Cina. Robot quadrupedi cinesi vengono impiegati per effettuare ispezioni in una centrale nucleare svizzera; bracci robotici preparano automaticamente caffè in aeroporti, stazioni e centri commerciali internazionali; sistemi educativi basati sull’AI vengono utilizzati nelle scuole thailandesi per l’insegnamento della lingua cinese.
Sono applicazioni molto differenti, ma accomunate da un elemento: mostrano come la nuova generazione dell’industria tecnologica cinese stia cercando di trasformare l’enorme ecosistema produttivo nazionale in una piattaforma per l’espansione internazionale.
Dai vecchi campioni dell’export alla tecnologia avanzata
La trasformazione della struttura delle esportazioni cinesi racconta buona parte dell’evoluzione economica avvenuta nel Paese.
Per decenni, abbigliamento, mobili ed elettrodomestici hanno rappresentato alcuni dei prodotti simbolo della potenza manifatturiera cinese. Il vantaggio competitivo derivava principalmente dalla disponibilità di manodopera, dalla costruzione di gigantesche catene di approvvigionamento e dalla capacità di produrre su scala difficilmente replicabile.
Con l’aumento dei salari e il progresso tecnologico, il modello ha cominciato però a evolversi.
Una nuova generazione di prodotti — veicoli elettrici, batterie agli ioni di litio e pannelli fotovoltaici — è diventata uno dei principali simboli della modernizzazione dell’export cinese.
Ora Pechino punta a compiere un ulteriore salto.
AI, robotica e farmaceutica innovativa sono molto più dipendenti dalla capacità di ricerca, dagli algoritmi, dai brevetti, dai talenti scientifici e dalla proprietà intellettuale. Il loro successo internazionale rappresenterebbe quindi il passaggio dalla tradizionale immagine della Cina come grande fabbrica mondiale a quella di produttore ed esportatore di tecnologie avanzate.
L’intelligenza artificiale diventa un nuovo motore
Uno dei segnali più evidenti riguarda l’esplosione dell’utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale sviluppati in Cina.
Secondo i dati di OpenRouter citati dal People’s Daily, i grandi modelli cinesi avrebbero registrato 36,11 trilioni di token elaborati nella settimana tra il 13 e il 19 luglio, con un aumento del 30,93% rispetto al mese precedente e otto settimane consecutive di crescita.
Il dato riflette un ecosistema AI in rapida espansione.
La Cina non considera infatti l’intelligenza artificiale soltanto come un mercato di chatbot e assistenti digitali. La strategia punta soprattutto all’integrazione dell’AI nell’economia reale: fabbriche, energia, trasporti, logistica, istruzione, sanità, ricerca scientifica e robotica.
In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale diventa una tecnologia trasversale capace di aumentare la produttività di numerosi altri settori.
Robotica cinese in 141 Paesi e regioni
Il secondo grande pilastro è la robotica.
Nella prima metà dell’anno, secondo i dati citati, le esportazioni cinesi di robot hanno raggiunto 6,29 miliardi di yuan, circa 929 milioni di dollari, interessando complessivamente 141 Paesi e regioni.
Particolarmente significativo è il segmento della robotica medicale avanzata: le esportazioni di robot chirurgici di fascia alta sarebbero aumentate di 3,3 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La crescita è importante perché la robotica rappresenta uno dei punti di incontro più evidenti tra le diverse competenze industriali accumulate dalla Cina.
Per costruire robot competitivi servono infatti motori, riduttori, sensori, batterie, semiconduttori, telecamere, sistemi di visione artificiale, software e modelli AI.
La Cina possiede già filiere molto sviluppate in numerosi di questi comparti, permettendo ai produttori di integrare componenti, ridurre i costi e accelerare i cicli di sviluppo.
Dall’intelligenza artificiale all’“intelligenza incarnata”
AI e robotica sono inoltre sempre più interdipendenti.
Se i grandi modelli permettono alle macchine di interpretare istruzioni e comprendere situazioni complesse, i robot consentono all’intelligenza artificiale di interagire fisicamente con il mondo reale.
È il campo della cosiddetta embodied AI, o intelligenza artificiale incarnata.
Per la Cina potrebbe rappresentare un’opportunità particolarmente importante: la combinazione tra capacità manifatturiera e AI permette infatti di sviluppare macchine intelligenti destinate non soltanto ai laboratori, ma anche a fabbriche, magazzini, ospedali, infrastrutture energetiche e servizi commerciali.
Farmaci innovativi: accordi internazionali per 110 miliardi di dollari
Il terzo settore mostra una trasformazione ancora più significativa: quella dell’industria farmaceutica.
Secondo i dati riportati, nella prima metà dell’anno le transazioni internazionali di licensing tecnologico riguardanti farmaci innovativi cinesi hanno raggiunto 110 miliardi di dollari.
Le aziende farmaceutiche cinesi sarebbero inoltre coinvolte in otto dei dieci maggiori accordi di licenza farmaceutica a livello mondiale.
Il fenomeno indica che una parte crescente dell’industria cinese sta cercando di passare dalla produzione di farmaci generici e principi attivi allo sviluppo di molecole innovative e proprietà intellettuale.
Per le aziende farmaceutiche internazionali, gli accordi di licensing consentono di acquisire diritti di sviluppo o commercializzazione di candidati farmaci sviluppati da società cinesi.
Per la Cina significa invece monetizzare direttamente la ricerca scientifica e inserirsi nelle fasi più redditizie della catena farmaceutica globale.
Dall’esportazione di prodotti all’esportazione dell’innovazione
Secondo Wang Peng, ricercatore presso l’Accademia delle Scienze Sociali di Pechino, l’ascesa di questi settori rappresenta proprio il passaggio dall’esportazione della capacità produttiva all’esportazione dell’innovazione di fascia alta.
La distinzione è fondamentale.
Nel vecchio modello competitivo contavano soprattutto prezzo, capacità produttiva e velocità di consegna. Nei nuovi comparti acquistano invece maggiore importanza ricerca originale, tecnologie proprietarie, brevetti, software, servizi tecnici e standard industriali.
Le aziende cinesi cercano così di spostarsi progressivamente verso le parti della catena del valore dove si concentrano maggiormente tecnologia e margini.
Crescono anche i servizi ad alta intensità di conoscenza
La trasformazione non riguarda soltanto le merci.
Tra gennaio e maggio, secondo i dati citati dal People’s Daily, il commercio complessivo cinese di servizi è aumentato del 6% su base annua, mentre il deficit commerciale del settore si è ridotto di circa il 20%.
Ancora più significativa è stata la crescita delle esportazioni di servizi ad alta intensità di conoscenza, aumentate del 12,2%.
Software, proprietà intellettuale, servizi tecnici, ricerca e soluzioni digitali possono quindi diventare complementari alle esportazioni manifatturiere.
Un robot esportato all’estero, per esempio, può generare successivamente domanda per software, aggiornamenti, manutenzione, servizi cloud, modelli AI e assistenza tecnica.
I robot cinesi entrano in una centrale nucleare svizzera
Un esempio concreto dell’espansione internazionale arriva dalla robotica industriale.
La startup cinese DEEP Robotics ha dichiarato che una propria soluzione intelligente basata su robot quadrupedi è stata implementata nella centrale nucleare di Leibstadt, in Svizzera.
L’obiettivo è utilizzare il robot per attività di ispezione in ambienti nei quali la presenza umana può essere difficile o comportare maggiori rischi.
La macchina può effettuare ispezioni autonome ad alta frequenza e operare continuativamente, entrando in corridoi stretti e spazi caratterizzati da un’elevata densità di apparecchiature.
La capacità di raggiungere punti difficilmente accessibili permette inoltre di ridurre alcune delle zone non adeguatamente controllabili attraverso sistemi di ispezione tradizionali.
Robot al posto dell’uomo negli ambienti ad alto rischio
L’applicazione svizzera è significativa anche per un’altra ragione.
Uno dei mercati più promettenti per la robotica avanzata non consiste necessariamente nella sostituzione generalizzata dei lavoratori, ma nell’impiego delle macchine in ambienti pericolosi o fisicamente difficili.
Centrali elettriche, miniere, impianti chimici, tunnel e infrastrutture industriali possono essere scenari ideali.
Un robot può essere mandato in un’area per effettuare controlli ripetitivi senza esporre continuamente personale umano ai rischi.
Le stesse tecnologie possono successivamente essere adattate al soccorso, alle ispezioni dopo incidenti e alla manutenzione predittiva.
I bracci robotici cinesi preparano il caffè
All’estremo opposto rispetto alle applicazioni industriali ad alto rischio si trovano i servizi commerciali.
La società cinese DOBOT ha spiegato che robot per la preparazione automatizzata del caffè dotati dei propri bracci collaborativi della serie Nova operano ormai in oltre 20 tipologie di strutture.
Tra queste figurano aeroporti, stazioni ferroviarie ad alta velocità e centri commerciali.
Secondo l’azienda, i sistemi avrebbero già preparato centinaia di migliaia di tazze di caffè.
Tra le applicazioni internazionali citate figurano stazioni automatiche per bevande Coca-Cola nell’area mediterranea, chioschi mobili negli Emirati Arabi Uniti capaci di preparare una bevanda in circa 45 secondi e food truck automatizzati nei centri commerciali di Singapore.
La robotica esce dalle fabbriche
Questi esempi mostrano un’altra evoluzione importante.
I robot industriali sono tradizionalmente associati a fabbriche automobilistiche e linee di assemblaggio protette. La nuova generazione di robot collaborativi viene invece progettata per operare in ambienti condivisi con le persone.
Ristorazione, commercio, logistica e servizi diventano quindi nuovi mercati.
Se i costi continueranno a diminuire, la robotica potrebbe seguire una traiettoria simile ad altre tecnologie: inizialmente concentrata in applicazioni altamente specializzate e successivamente diffusa in attività quotidiane.
iFLYTEK porta l’AI nelle scuole thailandesi
Il terzo esempio riguarda invece direttamente l’intelligenza artificiale.
La società cinese iFLYTEK sta utilizzando sistemi didattici intelligenti per supportare l’insegnamento della lingua cinese nei mercati internazionali.
Una scuola media thailandese ha adottato nel 2025 un sistema di insegnamento basato sull’AI sviluppato dall’azienda.
La tecnologia è stata utilizzata come strumento supplementare in un contesto caratterizzato dalla crescente domanda di corsi di cinese e dalla disponibilità limitata di insegnanti qualificati.
Secondo Xie Fei, direttore della Global Chinese Learning Platform di iFLYTEK, il sistema avrebbe aumentato considerevolmente le opportunità degli studenti di esercitarsi oralmente: da circa due interventi per lezione nell’insegnamento tradizionale a una media di 12 attraverso il sistema AI.
Un modello di esportazione completamente diverso
Robot industriali, piattaforme educative AI e proprietà intellettuale farmaceutica hanno poco in comune dal punto di vista del prodotto finale, ma rappresentano la stessa evoluzione economica.
La Cina non esporta semplicemente l’oggetto fisico.
Esporta sempre più spesso hardware accompagnato da software, algoritmi, assistenza tecnica, brevetti e servizi.
È un cambiamento potenzialmente decisivo perché questi elementi possono creare relazioni economiche di durata molto maggiore rispetto alla semplice vendita di un prodotto.
Un sistema robotico installato in un aeroporto, per esempio, necessita di manutenzione, ricambi, aggiornamenti e integrazione software. Una piattaforma AI richiede infrastrutture e servizi digitali. Un farmaco concesso in licenza può generare royalties e collaborazioni di ricerca per anni.
Una nuova fase per il Made in China
Il passaggio dai prodotti tradizionali ai settori tecnologici avanzati modifica quindi il significato stesso del Made in China.
La prima fase è stata caratterizzata da beni di consumo prodotti su larga scala.
La seconda ha visto l’ascesa delle tecnologie verdi: auto elettriche, batterie e fotovoltaico.
La terza potrebbe essere dominata da AI, robotica e biotecnologie, settori nei quali la componente immateriale — software, algoritmi e proprietà intellettuale — diventa importante quanto quella manifatturiera.
Il cambiamento risponde anche alla necessità di trovare nuove fonti di produttività mentre l’economia cinese affronta l’invecchiamento demografico, l’aumento dei costi del lavoro e una competizione tecnologica internazionale sempre più intensa.
Una corsa destinata ad aumentare la competizione globale
L’espansione internazionale dei nuovi settori cinesi potrebbe però intensificare anche la competizione con Stati Uniti, Europa, Giappone e Corea del Sud.
Intelligenza artificiale, robotica e biotecnologie vengono considerate tecnologie strategiche praticamente da tutte le maggiori economie.
La competizione riguarderà quindi non soltanto le quote di mercato, ma anche standard tecnologici, proprietà intellettuale, accesso ai semiconduttori, sicurezza dei dati, regolamentazione e controllo delle catene di approvvigionamento.
In questo scenario, il principale vantaggio della Cina potrebbe derivare dalla possibilità di collegare rapidamente ricerca e produzione.
Un’innovazione sviluppata in laboratorio può essere sperimentata attraverso un enorme mercato interno e, se efficace, industrializzata utilizzando una delle più estese infrastrutture manifatturiere del mondo.
I “tre nuovi pilastri” della prossima Cina industriale
L’ascesa di intelligenza artificiale, robotica e farmaci innovativi suggerisce dunque che la modernizzazione industriale cinese stia entrando in una fase differente.
Il successo non verrà più misurato soltanto attraverso il numero di fabbriche o il volume delle esportazioni, ma anche attraverso modelli AI utilizzati nel mondo, robot installati nelle infrastrutture internazionali, brevetti, farmaci concessi in licenza e standard tecnologici adottati da altri Paesi.
Robot quadrupedi nelle centrali nucleari europee, bracci automatici negli aeroporti internazionali e insegnanti virtuali nelle scuole asiatiche rappresentano soltanto alcuni esempi di questa trasformazione.
Se la precedente ondata industriale cinese ha reso il Paese indispensabile per la produzione mondiale, la nuova sfida è molto più ambiziosa: diventare uno dei principali fornitori globali dell’innovazione che alimenterà la prossima generazione dell’economia industriale e digitale.