(AGENPARL) - Roma, 6 Agosto 2026 - PALEOSISMOLOGIA | Un nuovo metodo probabilistico stima la magnitudo dei
terremoti antichi a partire da tre misure geologiche
Un nuovo software e un nuovo database tracciano la rotta verso una
ricostruzione sempre più accurata della storia sismica dei territori
[Roma, 6 agosto 2026]
Un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
(INGV), in collaborazione con la Southern University of Science and
Technology di Shenzhen (SUSTech, Cina), ha sviluppato un algoritmo che
integra per la prima volta tre misure geologiche fondamentali per lo studio
dei terremoti del passato: rigetto, lunghezza della rottura della crosta ed
età del sisma.
L'algoritmo è stato presentato in uno studio recentemente pubblicato sulla
rivista scientifica Bulletin of the Seismological Society of America (BSSA).
L'articolo fornisce stime di magnitudo con tutte le incertezze
esplicitamente quantificate e mostra che, nell'Appennino centrale, le serie
storiche paleosismologiche catturano quasi esclusivamente le magnitudo
estreme, ovvero più grandi di 6.5, con importanti implicazioni per la
valutazione della pericolosità sismica.
Ricostruire la storia sismica di un territorio precedente all'avvento dei
sismografi è un'operazione tanto indispensabile quanto delicata. I
terremoti sufficientemente energetici "rompono" la superficie terrestre:
individuando queste fratture, misurando di quanto si è spostata la
superficie in un singolo evento (vale a dire il "rigetto") e datando i
sedimenti che ne registrano l'età, i paleosismologi possono identificare i
terremoti preistorici e storici. Tuttavia, tradurre queste misure di
terreno in una magnitudo affidabile è un problema tutt'altro che banale,
pieno di incertezze di misura, problemi di conservazione e di modellazione.
Alla base del lavoro c'è PaleoEcA, un nuovo database che raccoglie 44
paleoterremoti dell'Appennino centrale verificatisi negli ultimi 27.000 anni
"Abbiamo armonizzato decenni di indagini paleosismologiche, associando a
ogni misura la sua incertezza", spiega Deborah Di Naccio, ricercatrice
dell'INGV e prima autrice dell'articolo. "Senza questa trasparenza,
qualsiasi elaborazione successiva rischia di produrre magnitudo solo
apparentemente precise".
I risultati presentati nello studio si basano su un nuovo software,
PaleoBAYES, un algoritmo open-source che impiega il metodo statistico
dell'inferenza bayesiana per fondere simultaneamente tre dati geologici: il
rigetto, la lunghezza della rottura in superficie e l'età dell'evento.
"PaleoBAYES considera non solo gli errori di osservazione, ma anche due
fattori spesso trascurati", aggiunge Davide Zaccagnino, ricercatore della
SUSTech di Shenzen e co-autore dell'articolo. "Da un lato, la probabilità
di preservazione diminuisce col passare del tempo: una traccia più antica
ha maggiori probabilità di essere stata cancellata. D'altro canto, è
risaputo che la distribuzione dei terremoti nel tempo non è uniforme:
secondo la legge di Gutenberg-Richter, la frequenza degli eventi diminuisce
esponenzialmente con l'aumentare della magnitudo. Considerare tale
proprietà nell'interpretazione degli eventi riconosciuti nelle trincee
paleosismologiche è pertanto più realistico rispetto all'assunzione di una
distribuzione uniforme delle diverse magnitudo. In questo modo la stima
finale non è un numero solo, ma un intervallo di credibilità: per i nostri
44 eventi, l'incertezza al 95% si attesta tipicamente entro ±0.3-0.7 unità
di magnitudo".
Il banco di prova sono stati i terremoti storici di magnitudo nota. Per il
terremoto del Fucino del 1915, ad esempio, il metodo restituisce una
magnitudo M 6.83 ± 0.13, in piena coerenza con le stime strumentali e
macrosismiche (M 6.7-7.0). Ma la vera rivelazione dello studio è un'altra. "In
Appennino centrale, i terremoti con magnitudo inferiore a circa 6.5 hanno
una probabilità bassissima di lasciare tracce che sopravvivano abbastanza a
lungo da essere osservate oggi", afferma Michele Carafa, ricercatore
dell'INGV e co-autore dello studio. "Questo implica che il catalogo
paleosismologico campioni quasi esclusivamente la coda estrema della
distribuzione di magnitudo, cioè i grandissimi eventi. Qualsiasi
valutazione di pericolosità che ignori questa soglia di completezza
effettiva – e che non propaghi le incertezze in modo rigoroso – può
introdurre distorsioni sistematiche".
Lo studio mostra anche che i risultati dipendono pesantemente dalle leggi
di scala scelte, rafforzando la necessità di un approccio probabilistico
unico e riproducibile. Con PaleoBAYES e l'esempio di PaleoEcA, la comunità
scientifica dispone ora di una cassetta degli attrezzi per una transizione
dalla stima deterministica delle magnitudo dei terremoti pre-strumentali
alla quantificazione sistematica delle incertezze in paleosismologia.
Link all'articolo
Link al software PaleoBAYES e al database PaleoEcA
Link utili:
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Southern University of Science and Technology di Shenzhen (Guangdong, Cina)
[image: CS_nuovi_database_software_paleosismologia.jpg]
Foto: La faglia del Monte Morrone a Colle delle Vacche, Appennino Centrale,
Italia (Photo credit: Vanja Kastelic)
![[INGV Comunicato stampa] PALEOSISMOLOGIA | Un nuovo metodo probabilistico stima la magnitudo dei terremoti antichi a partire da tre misure geologiche](https://agenparl.eu/wp-content/uploads/2026/08/CS_nuovi_database_software_paleosismologia-1024x439.jpg)