(AGENPARL) - Roma, 5 Novembre 2026 - Nuova giornata di allarmi bomba nei cieli europei. Un Airbus A320 della compagnia Aer Lingus, partito da Dublino e diretto a Roma Fiumicino, è stato costretto ad atterrare nella base militare francese di Évreux, in Normandia, dopo una segnalazione relativa alla possibile presenza di un ordigno a bordo. Tutte le 157 persone presenti sull’aeromobile sono state messe in sicurezza, mentre gli artificieri hanno avviato le verifiche. Nelle stesse ore, una minaccia ha interessato anche un volo Finnair da Helsinki a Roma, scortato fino a Fiumicino da velivoli dell’Aeronautica Militare italiana. Altri allarmi sono stati segnalati su collegamenti diretti in Bulgaria e Belgio, a conferma di una nuova serie di emergenze che arriva appena due giorni dopo gli episodi del 3 novembre.
La successione delle segnalazioni sta imponendo alle autorità aeronautiche e alle forze di sicurezza di diversi Paesi europei una gestione simultanea di situazioni potenzialmente pericolose. Anche quando non viene individuato alcun esplosivo, ogni comunicazione deve essere valutata secondo procedure che possono comportare cambiamenti di rotta, mobilitazione di mezzi militari, controlli sui passeggeri e sui bagagli e temporanee limitazioni delle attività aeroportuali. Il nuovo episodio francese assume particolare rilievo perché riguarda ancora una volta un collegamento diretto verso la capitale italiana, già interessata dalle minacce di martedì. Resta invece aperta la questione dell’origine degli allarmi: la loro concentrazione in pochi giorni alimenta interrogativi su eventuali collegamenti, ma non costituisce, da sola, la prova di un’azione coordinata.
Aer Lingus Dublino-Roma, atterraggio nella base militare di Évreux
L’emergenza più significativa della giornata ha coinvolto il volo Aer Lingus EI402, operato con un Airbus A320 sulla tratta Dublino-Roma. Durante il sorvolo della Francia, l’aereo ha modificato la propria traiettoria in seguito all’allarme bomba ed è stato indirizzato verso la base aerea militare di Évreux, anziché proseguire verso Fiumicino. Secondo le ricostruzioni basate sui dati di tracciamento, il velivolo si trovava nella regione di Parigi quando ha cambiato rotta, effettuando alcune manovre prima di raggiungere la destinazione alternativa. L’ufficio del primo ministro francese Sébastien Lecornu ha confermato l’atterraggio in sicurezza e ha comunicato che il governo seguiva direttamente l’evoluzione della situazione, mentre le autorità militari organizzavano le operazioni necessarie a verificare la natura della minaccia.
A bordo viaggiavano 151 passeggeri e sei membri dell’equipaggio, tutti trasferiti in un luogo sicuro dopo l’atterraggio. Le squadre specializzate nella neutralizzazione degli esplosivi sono intervenute sull’aeromobile per effettuare le ispezioni. La scelta di una base militare ha consentito di gestire l’emergenza in un’area sottoposta a controllo delle autorità della difesa, separando le operazioni di sicurezza dal normale traffico di un grande aeroporto civile. Secondo quanto riferito dalla stampa francese, durante l’avvicinamento sarebbe intervenuto anche un caccia Rafale; questo dettaglio, riportato da fonti giornalistiche, va distinto dalle comunicazioni ufficiali sull’atterraggio e sulla messa in sicurezza delle persone. Al momento delle informazioni esaminate non risultava ancora comunicato un esito definitivo delle ispezioni francesi.
Fiumicino, il volo Finnair da Helsinki scortato dall’Aeronautica italiana
L’Italia è tornata al centro delle procedure di sicurezza aerea nella stessa mattinata. Un volo Finnair proveniente da Helsinki e diretto all’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino è stato interessato da un allarme bomba e accompagnato verso la destinazione da velivoli dell’Aeronautica Militare italiana. La notizia è stata riportata dall’ANSA e ripresa da Reuters, che ha raccolto anche la conferma della compagnia aerea sul regolare atterraggio dell’aeromobile. Si tratta di un episodio distinto da quello dell’Aer Lingus: il velivolo irlandese non ha raggiunto Roma ed è stato dirottato in Normandia, mentre l’aereo finlandese ha completato il collegamento verso lo scalo romano sotto il controllo delle autorità competenti.
La mobilitazione dei caccia in presenza di una minaccia non significa necessariamente che sia stato individuato un ordigno. L’intervento militare può essere disposto nell’ambito delle procedure precauzionali previste per gli aeromobili che presentano possibili problemi di sicurezza durante il volo. In questi casi la priorità è assicurare l’atterraggio, mantenere il coordinamento con il controllo del traffico aereo e consentire alle forze dell’ordine di effettuare gli accertamenti a terra. Il ripetersi di episodi che coinvolgono Fiumicino rende particolarmente rilevante il coordinamento tra compagnie, gestore aeroportuale, autorità civili e Aeronautica Militare, chiamati a intervenire senza compromettere inutilmente la continuità delle operazioni dello scalo.
Bulgaria e Belgio, nuove segnalazioni su altri collegamenti europei
Le minacce del 5 novembre non hanno riguardato soltanto i voli diretti in Italia. In Bulgaria sono stati segnalati allarmi su tre collegamenti Ryanair: due aeromobili provenienti da Madrid e Copenaghen sono atterrati a Sofia, mentre un volo partito da Londra Stansted è stato indirizzato verso l’aeroporto di Plovdiv. Le informazioni sono state diffuse dall’emittente pubblica bulgara BNT e riprese dalla stampa internazionale. Anche in Belgio è stata registrata una segnalazione sospetta relativa a un volo LOT Polish Airlines proveniente da Varsavia e diretto all’aeroporto di Bruxelles-Zaventem. Il velivolo è atterrato e il gestore aeroportuale ha confermato di essere stato informato della comunicazione, attivando le valutazioni di sicurezza previste.
Altri resoconti della giornata hanno indicato segnalazioni su collegamenti operati da Wizz Air e Finnair, tra cui voli con destinazione Vienna. Il quadro, tuttavia, richiede cautela nella quantificazione complessiva: le prime notizie sono state diffuse in tempi differenti, alcune riguardano minacce segnalate mentre gli aeromobili erano in volo e altre verifiche avviate dopo l’atterraggio. Non sarebbe quindi corretto sommare indiscriminatamente tutti i casi e presentare un numero definitivo senza una ricostruzione consolidata delle autorità. Il dato certo è che, nell’arco della stessa giornata, più Paesi europei hanno dovuto attivare procedure di sicurezza su voli commerciali appartenenti a compagnie diverse, con conseguenze operative differenti a seconda dell’aeroporto e della natura della segnalazione.
Il precedente del 3 novembre e gli interrogativi sull’origine delle minacce
La nuova serie di allarmi arriva a quarantotto ore da una giornata già segnata da numerosi interventi di sicurezza nel trasporto aereo europeo. Il 3 novembre, come documentato da Agenparl nell’articolo dedicato a sette voli coinvolti in allarmi bomba, le segnalazioni avevano interessato collegamenti diretti in Italia, Polonia, Bulgaria e Spagna. A Fiumicino erano stati sottoposti a controlli due voli Ryanair provenienti da Lisbona e Dublino; in Polonia un aereo LOT era stato indirizzato verso Varsavia-Modlin, mentre un volo Scandinavian Airlines era stato controllato all’aeroporto Chopin. Ulteriori verifiche avevano coinvolto aeromobili in Bulgaria e Spagna. Le ispezioni riportate dalle autorità non avevano individuato ordigni, ma avevano comportato evacuazioni, sospensioni temporanee delle operazioni e l’impiego di personale specializzato.
La continuità temporale tra gli episodi del 3 e del 5 novembre costituisce uno degli elementi più importanti per le indagini, senza però consentire conclusioni anticipate. Una minaccia falsa può produrre conseguenze concrete anche in assenza di esplosivi: costringe le autorità a impiegare risorse, modifica i programmi di volo, provoca ritardi e genera apprensione tra i passeggeri. La ripetizione delle comunicazioni in aeroporti e Paesi diversi pone dunque il problema di stabilire se vi siano caratteristiche comuni nei messaggi, nelle modalità di trasmissione o nella scelta dei collegamenti interessati. Sono verifiche che spettano agli investigatori e alle autorità competenti. Non risultano, nelle informazioni ufficiali finora disponibili, elementi sufficienti per attribuire pubblicamente la nuova serie di minacce a un’organizzazione, a uno Stato o a una campagna coordinata.
Sul piano della sicurezza europea, la vicenda evidenzia quanto il trasporto aereo sia esposto anche a forme di interferenza che non richiedono necessariamente la presenza materiale di un ordigno. Un singolo allarme può obbligare equipaggi, controllori di volo, aeroporti, forze di polizia e reparti militari a modificare rapidamente le attività programmate. Quando le segnalazioni si moltiplicano in più Paesi, diventa essenziale lo scambio tempestivo di informazioni per distinguere le emergenze effettive dalle comunicazioni infondate, senza ridurre il livello di attenzione. Le tensioni geopolitiche e il dibattito sulle minacce ibride rappresentano un contesto di analisi, ma non una prova sulla responsabilità di questi episodi. Per il momento, la priorità resta completare le ispezioni, ricostruire la provenienza degli allarmi e chiarire se la sequenza di eventi abbia una matrice comune.
Fonti: Reuters, Associated Press, ufficio del primo ministro francese attraverso le comunicazioni riportate dalle agenzie,BNT, The Guardian e archivio Agenparl del 3 novembre 2026.
