(AGENPARL) - Roma, 30 Giugno 2026 - climatica*
"Con la morte di Haddad Taher nei campi del Mantovano, durante una giornata
di caldo estremo, siamo di fronte all'ennesima tragedia che colpisce il
mondo del lavoro. Una vita spezzata mentre raccoglieva angurie, in
condizioni climatiche che avrebbero dovuto imporre lo stop alle attività
più pesanti. Esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla
famiglia, agli amici e ai colleghi di Taher e chiediamo che sia fatta piena
luce sulle responsabilità di questa morte", dichiarano Paolo Benvegnù,
responsabile nazionale Lavoro di Rifondazione Comunista, e Stefano Vento,
responsabile nazionale Ambiente di Rifondazione Comunista.
"Le ondate di calore stanno rendendo sempre più evidente una realtà che
troppo spesso viene rimossa: non tutte e tutti affrontano la crisi
climatica nelle stesse condizioni. Chi vive del proprio lavoro, chi è
costretto ad accettare salari bassi e occupazioni precarie, chi lavora nei
campi, nei cantieri, sulle strade o nelle consegne, è esposto a rischi
sempre maggiori. Al contrario, chi dispone di risorse economiche e trae
profitto dallo sfruttamento del lavoro e dalla rendita può proteggersi
dagli effetti più gravi del cambiamento climatico."
"La sicurezza sul lavoro e la giustizia climatica sono oggi parte della
stessa battaglia. Servono norme più rigorose, controlli efficaci e
l'immediata sospensione delle attività lavorative all'aperto quando le
temperature mettono a rischio la salute e la vita delle lavoratrici e dei
lavoratori. Non si può continuare a subordinare la tutela della vita alle
esigenze della produzione."
"La morte di Haddad Taher impone una riflessione profonda sul modello
economico e sociale che produce sfruttamento, precarietà e disuguaglianze,
aggravate dagli effetti della crisi climatica. Per questo riteniamo che la
difesa della salute e della dignità del lavoro debba procedere insieme alla
lotta contro il cambiamento climatico e alla costruzione di una reale
giustizia sociale e ambientale."
