(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - Il presidente Donald J. Trump ha firmato un nuovo Memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale con l’obiettivo di affrontare alcuni dei problemi strutturali che da anni condizionano i programmi di costruzione e manutenzione della Marina degli Stati Uniti. Il provvedimento punta ad aumentare la capacità produttiva dei cantieri americani, rafforzare la concorrenza, ridurre i ritardi e ricostruire una filiera industriale considerata strategica per la sicurezza nazionale.
Il piano interviene contemporaneamente su portaerei, sottomarini, infrastrutture cantieristiche, componentistica, organizzazione della Marina e collaborazione con costruttori stranieri. L’ambizione dichiarata è quella di inaugurare una nuova fase del potere marittimo statunitense, dopo decenni nei quali la capacità americana di costruire e riparare grandi navi militari si è progressivamente concentrata in un numero limitato di strutture.
Un quinto cantiere navale pubblico dopo oltre 80 anni
Una delle decisioni più significative riguarda l’ordine impartito al Dipartimento della Guerra di procedere alla creazione di un quinto cantiere navale, che secondo la Casa Bianca sarebbe il primo nuovo impianto di questo tipo istituito da oltre ottant’anni.
La struttura dovrebbe aumentare soprattutto la capacità nazionale di effettuare interventi di manutenzione e riparazione su sottomarini e portaerei.
La questione è cruciale perché costruire nuove unità rappresenta soltanto una parte delle esigenze di una grande flotta. Navi e sottomarini devono periodicamente affrontare manutenzioni programmate, aggiornamenti tecnologici e interventi straordinari. Una capacità di riparazione insufficiente può quindi ridurre il numero di unità effettivamente disponibili anche quando la consistenza nominale della flotta rimane elevata.
L’amministrazione intende affrontare proprio questo collo di bottiglia aumentando la capacità infrastrutturale disponibile sul territorio nazionale.
Un centro nazionale per i componenti dei sottomarini
Il memorandum prevede inoltre la costituzione di un Centro di riparazione dei componenti dedicato ai principali programmi sottomarini.
La nuova struttura dovrebbe custodire, riparare e ricondizionare componenti critici, creando una capacità centralizzata destinata a ridurre i tempi necessari per riportare le unità in servizio.
Il progetto si inserisce in una strategia più ampia per rafforzare non soltanto i grandi cantieri, ma l’intera catena di approvvigionamento che sostiene la Marina: produttori di componenti, subfornitori, infrastrutture logistiche, tecnici specializzati e capacità di manutenzione.
Trump ordina una revisione del Naval Sea Systems Command
Il provvedimento interviene anche sull’organizzazione responsabile di una parte fondamentale della costruzione e manutenzione della flotta.
Il Segretario alla Guerra dovrà avviare una revisione completa, una riforma e una riorganizzazione del Naval Sea Systems Command (NAVSEA).
L’obiettivo dichiarato è affrontare problemi cronici nella gestione dei programmi navali americani, caratterizzati negli ultimi anni da ritardi, aumento dei costi, modifiche progettuali e difficoltà nel rispettare le tempistiche originariamente previste.
Secondo l’impostazione dell’amministrazione Trump, una parte delle difficoltà deriva da sistemi di acquisizione e progettazione diventati eccessivamente complessi, con modifiche iterative che continuano anche quando la costruzione è già avanzata.
Il risultato può essere un circolo vizioso: modificare un progetto durante la produzione aumenta costi e tempi, esercita ulteriore pressione sui cantieri e rende più difficile programmare la produzione delle unità successive.
Portaerei CVN-81: ritorno a sistemi più tradizionali
Tra le disposizioni più controverse figura quella relativa alla futura portaerei CVN-81.
Il memorandum ordina di sostituire, durante la sua costruzione, i sistemi avanzati di lancio elettromagnetico degli aeromobili e gli elevatori avanzati per le armi con soluzioni tradizionali a vapore e idrauliche.
La decisione riflette l’intenzione dell’amministrazione di privilegiare tecnologie considerate mature e affidabili rispetto a sistemi più complessi qualora questi ultimi vengano ritenuti responsabili di maggiori costi, rischi tecnici o difficoltà operative.
Si tratta di una scelta destinata inevitabilmente ad alimentare il dibattito tra sostenitori dell’innovazione tecnologica e fautori di sistemi consolidati, soprattutto considerando che una portaerei rimane in servizio per diversi decenni.
Costruttori stranieri nei cantieri americani
Un altro elemento centrale del piano riguarda il coinvolgimento dell’industria cantieristica internazionale.
L’amministrazione vuole utilizzare un modello ispirato alla collaborazione avviata con la Finlandia nell’ambito del programma statunitense per i rompighiaccio.
Il principio è quello di attrarre negli Stati Uniti competenze, capitali e tecnologie straniere senza rinunciare all’obiettivo di ricostruire una capacità produttiva nazionale.
I costruttori stranieri che effettueranno investimenti consistenti e duraturi nei cantieri statunitensi e formeranno una forza lavoro americana potranno temporaneamente costruire fino a due navi nei propri cantieri d’origine.
Queste unità servirebbero a soddisfare rapidamente le esigenze più urgenti, mentre le successive dovrebbero essere realizzate nei cantieri americani riattivati o potenziati grazie agli investimenti.
L’obiettivo è quindi utilizzare le capacità straniere come ponte industriale, anziché trasformare l’importazione di navi in una soluzione permanente.
Il problema della capacità cantieristica americana
Alla base del memorandum c’è una diagnosi particolarmente severa dello stato della cantieristica statunitense.
Secondo l’amministrazione, la Marina ha accumulato difficoltà in diversi importanti programmi a causa di una combinazione di progetti troppo complessi, modifiche continue, capacità produttiva insufficiente e concorrenza limitata.
L’indebolimento della base industriale ha inoltre interessato l’ecosistema di fornitori che circonda i grandi cantieri.
Una nave militare moderna comprende milioni di componenti e richiede un’enorme rete di imprese specializzate. La perdita di un singolo produttore di componenti particolarmente sofisticati può creare colli di bottiglia capaci di rallentare un intero programma.
Per Washington, dunque, aumentare semplicemente gli ordini della Marina non sarebbe sufficiente. Occorre ricostruire contemporaneamente cantieri, fornitori, infrastrutture e forza lavoro qualificata.
Una nuova “Età dell’Oro Marittima”
Il memorandum rappresenta un nuovo tassello della strategia marittima portata avanti da Trump a partire dal suo ritorno alla Casa Bianca.
Nel discorso al Congresso del marzo 2025, il presidente aveva promesso di far rinascere l’industria cantieristica statunitense, comprendendo sia la componente militare sia quella commerciale.
Nell’aprile dello stesso anno aveva firmato un ordine esecutivo dedicato al ripristino del predominio marittimo americano, collegando esplicitamente la cantieristica alla sicurezza economica e militare degli Stati Uniti.
L’amministrazione ha inoltre istituito presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale un Ufficio per le capacità marittime e industriali, con il compito di coordinare le iniziative dedicate al settore.
Nel febbraio 2026 la Casa Bianca ha poi presentato un Piano d’azione marittimo più ampio, comprendente cantieristica militare e commerciale, riparazioni, infrastrutture portuali, componentistica, trasporto marittimo e formazione della forza lavoro.
La Guardia Costiera e la sfida dell’Artico
La strategia non riguarda esclusivamente la US Navy.
Gli Stati Uniti stanno aumentando anche gli investimenti destinati alla Guardia Costiera, con particolare attenzione alla capacità di operare nell’Artico.
Secondo il piano illustrato dall’amministrazione, quasi 9 miliardi di dollari sono stati destinati alla costruzione di una serie di pattugliatori artici di differenti dimensioni.
L’Artico sta infatti assumendo un’importanza crescente nella competizione internazionale, sia per l’apertura stagionale di nuove rotte marittime sia per la presenza strategica di Russia e Cina nella regione.
La capacità di costruire rompighiaccio, pattugliatori e altre unità specializzate diventa quindi parte integrante della più ampia politica di sicurezza marittima americana.
Una sfida industriale prima ancora che militare
Il vero banco di prova del nuovo piano sarà tuttavia industriale.
Ordinare più sottomarini, portaerei e cacciatorpediniere non significa automaticamente riuscire a costruirli più velocemente. Per raggiungere questo risultato Washington dovrà aumentare il numero dei lavoratori qualificati, rafforzare le aziende fornitrici, modernizzare i cantieri e rendere più prevedibili i programmi di acquisizione.
Il ritorno di investimenti diretti nella capacità produttiva mostra che l’amministrazione considera ormai la cantieristica una componente della sicurezza nazionale, non semplicemente un settore industriale.
È anche una questione di competizione strategica. Una potenza navale deve essere capace non soltanto di possedere una grande flotta, ma di sostituire rapidamente le unità perdute, effettuare manutenzioni, produrre componenti e aumentare la produzione durante una crisi.
Trump punta alla più grande espansione dai tempi di Reagan
La Casa Bianca presenta l’iniziativa come parte del più grande rafforzamento della Marina americana dai tempi dell’amministrazione Reagan.
Sottomarini, cacciatorpediniere, portaerei, navi da combattimento, rompighiaccio e infrastrutture industriali vengono così inseriti all’interno della stessa strategia: ricostruire il potere marittimo americano partendo dalla capacità di produrlo negli Stati Uniti.
Se il programma riuscirà a trasformare gli investimenti in nuovi cantieri, lavoratori qualificati, catene di fornitura più robuste e tempi di costruzione inferiori, potrebbe modificare profondamente l’industria navale statunitense nei prossimi decenni.
La firma del memorandum rappresenta però soltanto l’inizio. La sfida decisiva sarà passare dagli ordini presidenziali alle infrastrutture reali, e dalle promesse di una nuova “Età dell’Oro Marittima” a una flotta effettivamente più numerosa, disponibile e sostenibile.
