(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - La gestione dell’emergenza migratoria a Ceuta entra in una fase particolarmente delicata. Secondo informazioni attribuite a fonti governative spagnole, migliaia di persone entrate nell’exclave durante il massiccio afflusso di fine luglio sarebbero ancora presenti sul territorio e una parte consistente potrebbe avere diritto a chiedere asilo o a ricevere altre forme di protezione previste dalla legislazione spagnola.
Le nuove stime, riportate da El País, indicano che a Ceuta potrebbero trovarsi ancora circa 8.000 migranti, con una forbice stimata tra 7.000 e 9.000 persone. Di questi, fino a 5.000 rientrerebbero potenzialmente in categorie alle quali la Spagna deve garantire l’accesso a procedure di protezione: circa 2.500 possibili richiedenti asilo e un numero analogo di minori stranieri non accompagnati.
È importante distinguere tra la possibilità di presentare una domanda d’asilo e il riconoscimento effettivo dello status di rifugiato o di un’altra forma di protezione. Per gli adulti, infatti, l’eventuale domanda dovrebbe essere valutata individualmente dalle autorità competenti.
Le nuove stime dopo l’afflusso di fine luglio
Le cifre circolate nelle ultime settimane sono cambiate considerevolmente. Secondo quanto riferito dal ministro della Politica Territoriale Ángel Víctor Torres, il numero complessivo delle persone entrate a Ceuta durante la crisi sarebbe arrivato a circa 80.000, dopo precedenti valutazioni inferiori.
Un dato particolarmente significativo considerando le dimensioni della città autonoma, che conta poco più di 80.000 residenti.
Anche le valutazioni sul numero delle persone rimaste a Ceuta sono state oggetto di revisioni. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska aveva parlato in precedenza di circa 2.000 migranti ancora presenti. Le informazioni successivamente attribuite da El País a fonti governative porterebbero invece la stima a circa 8.000.
La differenza testimonia soprattutto la difficoltà di ottenere rapidamente un censimento preciso dopo un afflusso di dimensioni eccezionali e avvenuto in un arco temporale estremamente ristretto.
Circa 2.500 potenziali richiedenti asilo
Secondo le informazioni riportate, circa 2.500 persone provenienti dall’Africa subsahariana, molte delle quali concentrate nell’area della spiaggia di El Trampolín, potrebbero presentare domanda di protezione internazionale.
Questo non significa automaticamente che potranno restare in Spagna in maniera definitiva. Una richiesta di asilo comporta infatti l’apertura di una procedura nella quale devono essere esaminate le circostanze individuali del richiedente e verificata la presenza dei requisiti previsti dalla normativa.
La distinzione assume particolare rilevanza alla luce delle dichiarazioni formulate nei giorni precedenti dal ministro degli Esteri José Manuel Albares, secondo cui le persone entrate irregolarmente durante la crisi sarebbero state rimandate indietro.
L’eventuale presenza di migliaia di persone intenzionate a chiedere protezione internazionale rende il quadro giuridico e amministrativo più complesso rispetto a un rimpatrio generalizzato.
La questione dei 2.500 minori non accompagnati
Il secondo grande gruppo individuato dalle stime sarebbe composto da circa 2.500 minori stranieri non accompagnati. In questo caso le autorità sono tenute ad applicare le specifiche garanzie previste per la tutela dei minorenni.
Secondo le fonti citate da El País, circa 600 sarebbero ragazze e approssimativamente 400 avrebbero meno di 13 anni. Solo una parte limitata avrebbe finora chiesto assistenza per ricongiungersi con le proprie famiglie.
La ministra della Gioventù, Sira Rego, ha sottolineato proprio la crescente presenza di bambini molto piccoli e di ragazze tra le persone da assistere, chiedendo un’accelerazione degli interventi destinati a chi ha diritto alla protezione.
La gestione dei minori rappresenta uno degli aspetti più complessi dell’emergenza, perché richiede identificazione, accoglienza, verifica dei legami familiari e valutazione dell’interesse superiore del minore prima di qualsiasi decisione sul futuro.
Altri 3.000 migranti sarebbero considerati economici
Diversa sarebbe la posizione dei circa 3.000 migranti rimanenti. Secondo le informazioni attribuite alle fonti governative, si tratterebbe prevalentemente di adulti marocchini e cittadini di altri Paesi considerati migranti economici.
Per coloro che non presentassero una richiesta di protezione internazionale o non disponessero di altri titoli per soggiornare legalmente in Spagna, potrebbe essere avviata la procedura di rimpatrio.
Anche su questo fronte resta aperta la questione dei rapporti con il Marocco. Le procedure di identificazione e riammissione saranno decisive per stabilire con quale rapidità Madrid potrà ridurre il numero delle persone ancora presenti nell’exclave.
Numeri ancora controversi
Il quadro resta caratterizzato da una notevole incertezza statistica. Il presidente del governo locale di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha infatti indicato una cifra ancora superiore, sostenendo che nella città potrebbero trovarsi tuttora circa 10.000 migranti.
Le stime governative citate da El País oscillerebbero invece tra 7.000 e 9.000, con circa 8.000 come valore centrale.
Anche il numero dei minori è stato rivisto sensibilmente: precedenti informazioni diffuse dai media spagnoli parlavano di circa 1.400 minorenni rimasti nell’exclave, mentre le nuove valutazioni porterebbero il totale intorno a 2.500.
Le discrepanze rendono evidente uno dei problemi immediati delle autorità: stabilire con precisione chi si trovi ancora a Ceuta, quale sia la sua nazionalità, quanti siano realmente minorenni e quante persone intendano presentare domanda d’asilo.
Una sfida politica e amministrativa per Madrid
La questione va ben oltre il semplice conteggio delle persone entrate. Se le nuove stime venissero confermate, Madrid dovrebbe contemporaneamente gestire migliaia di procedure di protezione internazionale, assicurare assistenza a migliaia di minori e organizzare il rimpatrio delle persone prive dei requisiti per rimanere nel Paese.
La situazione rischia inoltre di alimentare ulteriormente lo scontro politico sulla gestione delle frontiere e sulle capacità di accoglienza di Ceuta.
La priorità immediata resta ottenere dati affidabili. Soltanto una volta completate identificazione e registrazione sarà possibile determinare quanti degli arrivati potranno effettivamente accedere alla protezione internazionale, quanti minori dovranno essere presi in carico dalle autorità e quante persone saranno invece interessate dalle procedure di rimpatrio.
