(AGENPARL) - Roma, 6 Giugno 2026 - Negli ultimi anni il settore agroalimentare è diventato uno dei fronti più esposti alla criminalità organizzata, che ha trasferito nel digitale le proprie strategie tradizionali. La filiera del cibo, oggi fortemente digitalizzata — dai sistemi di tracciabilità alle piattaforme logistiche, dai pagamenti elettronici alle certificazioni online — offre nuovi punti di accesso che le agromafie hanno imparato a sfruttare con sorprendente rapidità. Non si tratta più di episodi isolati: gli attacchi informatici sono cresciuti in modo esponenziale e colpiscono l’intero sistema, dalla produzione alla distribuzione.
La manipolazione dei dati di tracciabilità è una delle tecniche più diffuse: alterare l’origine di un prodotto, cancellare non conformità o creare filiere fittizie consente di immettere sul mercato merci contraffatte con un’apparenza di piena regolarità. Altrettanto frequenti sono gli attacchi ai sistemi logistici, che possono bloccare consegne, deviare merci o creare disservizi tali da costringere le aziende a rivolgersi a operatori “amici” delle organizzazioni criminali. Il ransomware, invece, paralizza cooperative, consorzi e piattaforme di gestione, colpendo soprattutto le imprese medio-piccole, spesso prive di adeguate difese informatiche.
Accanto a questo, cresce il fenomeno delle frodi digitali sui fondi pubblici: accessi abusivi ai portali PAC, intercettazione dei pagamenti tramite cambio IBAN, uso di imprese fittizie — le cosiddette “imprese senza terra” — come identità digitali per riciclaggio e transazioni opache. È la stessa logica criminale di sempre, ma applicata a un ambiente nuovo, dove la vulnerabilità non è un cancello lasciato aperto, bensì un server non protetto.
I dati confermano la portata del problema: gli attacchi informatici al comparto food & agriculture in Europa sono triplicati, il settore è tra i più colpiti in Italia e il 70% delle PMI agroalimentari non dispone di sistemi di sicurezza adeguati. Anche le piattaforme di tracciabilità presentano falle significative, mentre le frodi digitali sui fondi PAC hanno già generato danni per centinaia di milioni di euro.
A livello normativo, l’Europa ha costruito un quadro articolato. La direttiva NIS2 impone obblighi stringenti di cybersecurity a operatori logistici, piattaforme digitali e servizi essenziali della filiera, introducendo anche l’obbligo di notificare gli incidenti. Il GDPR tutela i dati personali e impone regole severe in caso di violazioni, mentre il regolamento eIDAS dà valore legale a firme elettroniche, certificazioni digitali e identità online, elementi ormai centrali nella gestione dei documenti agricoli e delle certificazioni di qualità. Infine, le norme antifrode dell’UE — dal regolamento PIF all’azione di OLAF ed EPPO — proteggono i fondi pubblici da truffe sempre più spesso realizzate attraverso strumenti informatici.
In sintesi, il cybercrime agroalimentare è diventato un rischio sistemico: non riguarda solo la sicurezza dei dati, ma la tenuta economica, reputazionale e operativa dell’intera filiera. Le agromafie hanno capito che oggi il valore non si intercetta solo nei campi, ma anche nei sistemi digitali che li governano.