(AGENPARL) - Roma, 29 Maggio 2026 - Il Rappresentante permanente iraniano al Consiglio di Sicurezza respinge le accuse e formalizza la dottrina di difesa: “Non permetteremo l’uso del corridoio per scopi ostili”.
La tensione nello Stretto di Hormuz trova un nuovo teatro di scontro diplomatico: il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. In occasione del dibattito di alto livello sull’attuazione della Carta ONU, l’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha rigettato le critiche internazionali sulle operazioni di Teheran nell’area, definendole “azioni lecite e coerenti con il diritto internazionale”.
La difesa iraniana: Hormuz non è un corridoio per l’aggressione Il cuore dell’intervento di Iravani, riportato dall’agenzia IRNA, risiede nella ridefinizione dello status strategico dello Stretto. Teheran avverte che non consentirà più che questa via d’acqua sia utilizzata come “corridoio per azioni ostili e aggressioni militari” rivolte contro la propria sovranità e i propri interessi vitali.
Secondo la prospettiva iraniana, le manovre nello Stretto sono una diretta risposta a una serie di violazioni del diritto internazionale perpetrate, a detta del diplomatico, da Stati Uniti e Israele.
Il richiamo al “modello di coercizione” Iravani ha denunciato quello che definisce un “pericoloso modello di coercizione” da parte di Washington, citando esplicitamente le interferenze in Venezuela, Cuba e Iran. Il rappresentante iraniano ha inoltre posto l’accento su un bilancio umanitario che l’Iran considera ignorato dal Consiglio di Sicurezza:
- Violazioni documentate: L’ambasciatore ha menzionato i raid del giugno 2025 e del 28 febbraio 2026, puntando il dito contro attacchi a infrastrutture civili, tra cui l’episodio di Minab.
- Critica all’immobilismo ONU: Teheran accusa il Consiglio di Sicurezza di restare “silente e indifferente” di fronte a crimini di guerra, denunciando l’uso strumentale delle istituzioni internazionali per proteggere alcuni Stati dalla responsabilità legale.
