(AGENPARL) - Roma, 20 Maggio 2026 - L’amministrazione Trump pronta a ridimensionare il supporto militare alla NATO in caso di crisi. Il Pentagono punta a “ridurre significativamente” gli impegni, spingendo gli alleati europei a fare da soli

La strategia americana in Europa sta per subire un mutamento radicale. Secondo quanto riportato da un’esclusiva della Reuters, la Casa Bianca è pronta a comunicare ai partner NATO una riduzione sostanziale delle capacità militari che Washington metterebbe in campo in caso di crisi o di un attacco a uno Stato membro.
Cosa prevede il piano del Pentagono
Sebbene i dettagli operativi del NATO Force Model siano classificati, le fonti confermano che la decisione del Pentagono è quella di operare un “taglio significativo”. Il dossier sarà al centro del prossimo incontro tra i capi della politica di difesa, previsto per il 22 maggio a Bruxelles. Per l’occasione, Washington sarà rappresentata da Alex Velez-Green, stretto collaboratore del Sottosegretario alla Guerra Elbridge Colby.
Questo ridimensionamento non è casuale: rientra nelle priorità del team di Colby in vista del summit NATO di luglio in Turchia. L’obiettivo politico di Washington è chiaro: costringere gli europei ad assumere il comando delle forze convenzionali, pur mantenendo ferma l’opposizione americana allo sviluppo di arsenali nucleari autonomi da parte dei paesi UE.
Il dossier “Naughty and Nice” e le tensioni diplomatiche
La riorganizzazione non riguarda solo la logistica, ma assume contorni politici precisi. Secondo indiscrezioni, la Casa Bianca avrebbe stilato una sorta di lista “buoni e cattivi” dei membri NATO. Il criterio? Il supporto fornito agli Stati Uniti nel conflitto contro l’Iran.
Chi non ha allineato la propria posizione a quella di Washington rischia ripercussioni concrete:
- Ridistribuzione delle truppe in Europa.
- Riduzione delle esercitazioni militari congiunte.
- Tagli alla cooperazione strategica.
I primi segnali: dai rinvii in Polonia ai ritiri in Germania
I fatti confermano la linea dura del Segretario alla Guerra Pete Hegseth. Solo nell’ultimo mese sono stati registrati diversi segnali di disimpegno:
Cancellata la rotazione di 4.000 soldati prevista in Polonia.
Annunciato il ritiro di 5.000 militari dalla Germania.
Bloccato l’invio di un battaglione specializzato in missili a lungo raggio in territorio tedesco.
L’Europa di fronte al bivio
Nonostante l’incremento record dei budget militari registrato negli ultimi anni — giustificato ufficialmente dalla minaccia russa — gli Stati membri UE restano ancora fortemente dipendenti dal “gigante” americano per le tecnologie critiche: satelliti di intelligence, missili a lungo raggio, capacità di trasporto pesante e guerra sottomarina.
Mentre il Cremlino continua a definire la militarizzazione dell’Europa come una strategia basata su una “russofobia ostentata”, il blocco atlantico si interroga sul futuro: in un mondo che cambia, l’Europa sarà davvero in grado di garantire la propria sicurezza senza il supporto totale di Washington?