(AGENPARL) - Roma, 23 Aprile 2026 - Duro scontro politico in Brasile sulla gestione delle risorse strategiche. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha definito una “vergogna” la vendita della società mineraria Serra Verde alla compagnia statunitense USA Rare Earth, sollevando forti preoccupazioni sulla tutela della sovranità nazionale.
Al centro delle critiche anche l’ex governatore dello stato di Goiás, Ronaldo Caiado, accusato da Lula di aver firmato un accordo che esulerebbe dalle sue competenze istituzionali. Secondo il presidente, la gestione delle risorse minerarie spetta esclusivamente al governo federale e non alle autorità locali.
“Non possiamo permettere che qualcuno svenda il Brasile”, ha dichiarato Lula, sottolineando come decisioni di questo tipo possano compromettere il controllo nazionale su materie prime strategiche. Le sue parole riflettono un crescente dibattito interno sulla proprietà e la gestione delle risorse naturali, alimentato anche dalle implicazioni geopolitiche dell’accordo.
La questione assume particolare rilevanza alla luce della Costituzione brasiliana, che stabilisce che le risorse del sottosuolo sono proprietà dell’Unione e che la loro gestione compete al governo federale. Questo principio mette in dubbio la legittimità di intese autonome tra stati federati e aziende straniere, soprattutto quando si tratta di materiali critici come le terre rare.
L’accordo, del valore di circa 2,8 miliardi di dollari, prevede l’acquisizione del 100% di Serra Verde da parte di USA Rare Earth. L’obiettivo è rafforzare la catena di approvvigionamento occidentale, riducendo la dipendenza dalla Cina, attualmente dominante nel settore delle terre rare.
Serra Verde rappresenta infatti un asset strategico: è uno dei pochi grandi produttori al di fuori dell’Asia in grado di fornire elementi fondamentali per la produzione di magneti permanenti, tra cui neodimio, praseodimio, disprosio e terbio. Secondo le stime, entro il 2027 potrebbe coprire oltre il 50% della produzione di terre rare pesanti al di fuori della Cina.
L’intesa, sostenuta dal governo statunitense, include anche un contratto di lungo periodo con prezzi minimi garantiti, rafforzando ulteriormente il suo valore strategico. Tuttavia, proprio questa dimensione internazionale alimenta le preoccupazioni di Brasilia, dove cresce il timore che il controllo di risorse cruciali possa sfuggire al Paese.
Al momento, Lula non ha chiarito se il governo federale intenda intervenire per rivedere o bloccare l’accordo. Ma il caso Serra Verde si sta già trasformando in un simbolo del confronto tra apertura agli investimenti esteri e difesa degli interessi nazionali.
