(AGENPARL) - Roma, 23 Aprile 2026 - La crisi nello Stretto di Hormuz sta riscrivendo le regole del conflitto moderno. Secondo l’economista Renaud Foucart, la strategia di Teheran dimostra come la potenza militare convenzionale sia diventata secondaria rispetto al controllo dei nodi geografici vitali. In una guerra asimmetrica, l’Iran ha scelto di colpire l’unico nervo scoperto dell’Occidente: la stabilità dei prezzi globali.
La geografia come arma.
Nonostante la disparità tecnologica e militare con gli Stati Uniti e Israele, l’Iran sta utilizzando la propria posizione costiera per esercitare una pressione senza precedenti. Il blocco o il disturbo del transito nello Stretto di Hormuz — dove passa circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale — ha già causato il raddoppio del prezzo del greggio, con effetti a cascata che vanno dal costo dei carburanti a quello dei beni alimentari e del riscaldamento in tutto il mondo.
L’effetto Trump e il dilemma americano.
La scossa economica ha costretto persino i vertici politici americani a riconsiderare le proprie posizioni. Il possibile ritorno di Donald Trump sulla scena globale e la sua retorica “America First” si scontrano con la realtà di un’economia che non può permettersi un petrolio stabilmente sopra i 100-110 dollari. L’incertezza su cosa accadrà in quel ristretto braccio di mare sta tenendo in scacco le decisioni di Washington, dimostrando che la “leva” geografica di Teheran è, al momento, l’arma più efficace del conflitto.
