(AGENPARL) - Roma, 11 Febbraio 2026 - L’economia statunitense ha creato 130.000 posti di lavoro a gennaio, più del doppio rispetto alle previsioni degli economisti, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3% dal 4,4% del mese precedente. I dati, diffusi mercoledì dal Dipartimento del Lavoro con alcuni giorni di ritardo a causa della chiusura parziale delle attività governative, indicano una dinamica del mercato del lavoro più solida del previsto.
Le stime degli analisti si fermavano a 55.000 nuovi occupati, in un quadro comunque caratterizzato da forte incertezza: le previsioni oscillavano tra zero e 130.000 posti. Il risultato finale si è collocato dunque nella fascia più alta delle attese.
La crescita è stata interamente trainata dal settore privato, che ha generato 172.000 nuovi posti di lavoro. Al contrario, l’occupazione pubblica ha registrato un calo: 34.000 posti in meno nel governo federale e 8.000 negli enti statali e locali. Negli ultimi mesi, la riduzione degli organici pubblici è stata collegata alla linea dell’amministrazione Trump orientata alla “riprivatizzazione” di alcune funzioni e alla compressione della spesa federale.
Gli economisti invitano tuttavia alla cautela nell’interpretazione dei dati mensili, spesso soggetti a volatilità. Considerando la media trimestrale, da novembre l’economia ha creato in media 73.000 posti di lavoro al mese, di cui 103.000 nel solo settore privato.
In un contesto di minore crescita della forza lavoro – anche per effetto delle restrizioni all’immigrazione e dell’ondata di pensionamenti dei baby boomer – molti analisti stimano che il cosiddetto tasso di “pareggio” dell’occupazione, necessario a mantenere stabile la disoccupazione, possa essere sceso intorno ai 30.000 posti mensili, fino ad azzerarsi entro fine anno. Tra il 2021 e il 2024, quando l’immigrazione era più elevata, servivano oltre 100.000 nuovi posti al mese per assorbire l’espansione della forza lavoro.
Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha recentemente sottolineato che un mercato del lavoro in equilibrio potrebbe teoricamente registrare anche zero nuovi posti mensili senza compromettere la piena occupazione, se domanda e offerta restano bilanciate. Dello stesso avviso esponenti della Casa Bianca, come il consigliere commerciale Peter Navarro e il capo economista Kevin Hassett, che hanno invitato a rivedere al ribasso le aspettative sui numeri mensili, anche alla luce dell’impatto dell’intelligenza artificiale e delle politiche migratorie.
Sul fronte settoriale, a gennaio l’edilizia ha aggiunto 33.000 posti di lavoro, mentre il manifatturiero è cresciuto di 5.000 unità, con un aumento nei beni durevoli (+9.000) e un calo nei beni non durevoli (-4.000). I servizi privati hanno registrato 136.000 nuovi occupati, soprattutto nella sanità e nei servizi sociali. In crescita anche i servizi professionali e alle imprese (+34.000). Più contenuto l’incremento nel commercio al dettaglio (+1.200). Si segnalano invece contrazioni nei settori dell’informatica e dei servizi finanziari, dinamica che alcuni osservatori collegano alla diffusione dell’intelligenza artificiale.
Parallelamente, secondo il Dipartimento del Commercio, le imprese hanno aumentato gli investimenti in capitale e la produttività ha mostrato un’accelerazione, con un incremento del 4,9% nel terzo trimestre 2025. Se confermata, questa tendenza potrebbe sostenere una crescita economica più robusta.
Il Dipartimento del Lavoro ha inoltre pubblicato revisioni al ribasso dei dati degli anni precedenti: la crescita occupazionale del 2024 è stata rivista a 1,2 milioni di posti, circa 800.000 in meno rispetto alle stime iniziali. Anche l’aumento dell’occupazione nell’ultimo anno è stato ridimensionato a 181.000 unità, contro le precedenti 584.000.
Nel complesso, i numeri di gennaio delineano un mercato del lavoro in fase di assestamento: meno espansivo rispetto agli anni post-pandemia, ma potenzialmente più equilibrato rispetto alla nuova configurazione demografica ed economica degli Stati Uniti.
