(AGENPARL) - Roma, 5 Ottobre 2026 - "Le dichiarazioni del senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato confermano, per l'ennesima volta, l'assoluta mancanza di senso delle istituzioni e un'attitudine a ritenersi costantemente al di sopra della legge, di ogni regola e di ogni verità fattuale. Per Scarpinato, a quanto pare, tutti coloro che osano sollevare dubbi sul suo operato o indagare sulle sue condotte fanno parte di una colossale congiura orchestrata dalla destra. Prima l'obiettivo dei suoi attacchi era la Procura di Caltanissetta, rea di aver scoperchiato le sue imbarazzanti conversazioni con l'indagato Gioacchino Natoli; oggi il bersaglio diventa il gip Santi Bologna, 'colpevole' di aver scritto una scomoda verità in un provvedimento giudiziario. È lo schema fisso di chi non sa rispondere nel merito: gridare al complotto politico e gettare fango sulla magistratura giudicante. C'è un limite a tutto, anche al ridicolo. Scarpinato si lancia in spericolate ricostruzioni storiche per smentire i giudici, parlando di riunioni interne e di presunte confidenze. Ma ci domandiamo: lui cosa ne sa, di preciso, di una riunione del 14 luglio 1992 alla quale non era presente? Siamo di fronte a un ex magistrato che, anziché difendersi nelle sedi opportune e con il dovuto rispetto per i colleghi ancora in servizio, preferisce fare la vittima di un fantomatico 'bullismo politico'. La realtà è racchiusa in quelle intercettazioni che i cittadini italiani hanno potuto leggere con sconcerto: un commissario Antimafia che concorda domande e risposte con un indagato per favoreggiamento alla mafia, con l'obiettivo palese di indirizzare i lavori della Commissione stessa e blindare una verità di comodo. È un gigantesco, intollerabile conflitto di interessi. Scarpinato non può continuare a sedere in Commissione Antimafia recitando contemporaneamente la parte del giudice, dell'imputato e del testimone. Fuori Scarpinato dalla Commissione Antimafia: si dimetta immediatamente e venga a riferire dato che si lamenta di una presunta assenza di contraddittorio che lui stesso da anni determina sottraendosi alle domande della stessa Commissione. Liberi l'Antimafia da una presenza che ne mette in dubbio l'autorevolezza e la smetta una volta per tutte con i suoi teoremi e i suoi complotti. Chi vuole davvero la verità sulle stragi del 1992 non ha paura di fare luce sul dossier mafia-appalti, l'inchiesta che Paolo Borsellino considerava vitale e che qualcuno, all'epoca, decise frettolosamente di archiviare".
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