
(AGENPARL) - Roma, 15 Agosto 2026 -
Ferragosto 2003 in Iraq a Family Quarters: quando la logistica va in scena e il palcoscenico si monta con due rimorchi
Ferragosto, si sa, è una faccenda seria. In Italia significa pranzi interminabili, braciate, anguria, mare, tormentoni musicali, etc.
In Iraq, invece, per i militari del 6° Reggimento di Manovra di Pisa, il Ferragosto del 2003 aveva tutt’altro sapore. Niente spiaggia, niente ombrellone e niente bagno rinfrescante, solo “SCHIZZO BEACH” realizzato con irrigatori da giardino.
C’era il compound, c’era il caldo e c’era soprattutto quella particolare capacità tutta militare di trasformare anche una giornata apparentemente uguale alle altre in qualcosa da ricordare.
A Family Quarters, nelle ore serali, quando finalmente il servizio lasciava un po’ di spazio alla vita privata, da Comandante mi bastava fare un giro per l’accampamento per scoprire una realtà sorprendente. Qua e là comparivano piccoli gruppi di militari intenti a cantare, suonare qualche strumento o raccontare storielle o barzellette. Insomma, il repertorio umano non mancava. Mancava soltanto un palco.
E allora ebbi un’idea apparentemente semplice: perché non organizzare uno spettacolo di Ferragosto per tutti? La proposta venne accolta con il consueto entusiasmo militare: prudente, meditato e soprattutto non immediato. Tanto che i veri e propri “provini” li tenni personalmente nel mio ufficio, soltanto nel primo pomeriggio del 15 agosto.
Praticamente un’organizzazione degna del Festival di Sanremo, con la sola differenza che qui non c’erano settimane di prove, orchestre professionali o direttori artistici. C’erano militari che, fino a poche ore prima, si occupavano di logistica, trasporti e rifornimenti.
Eppure, dopo averli ascoltati, fu chiaro che si poteva fare. E si doveva fare.
Alle 20.45 cala il silenzio. Poi comincia lo spettacolo: chi scrive, introdusse lo spettacolo, nato senza pretese ed improvvisato e, per non sottrarsi ad una necessaria e doverosa “partecipazione”, recitò (a braccio) LA LIVELLA di Totó.
La sera del 15 agosto, dalle 20.45 alle 23.15, il piazzale El Alamein (angolo Via Piave) si trasformò in un teatro all’aperto.
Davanti al palco improvvisato si raccolsero circa 500 militari, appartenenti alle Task Force El Alamein e Piave. E, come spesso accade quando una cosa merita di essere vista, arrivarono anche alcuni militari americani di passaggio, che evidentemente avevano fiutato la possibilità di assistere a qualcosa di interessante.
Il cast era decisamente internazionale, ma soprattutto improvvisato. Cantanti, musicisti, imitatori, attori e presentatori salirono sul palco dimostrando una verità fondamentale: quando si è lontani da casa, basta davvero poco per sentirsi un po’ più vicini a casa.
A condurre la serata fu il C.M. Iorizzo, della TF El Alamein, che scoprì, forse anche per la prima volta, di possedere doti innate da presentatore. Tuttavia non si limitò a presentare gli artisti. Regalò al pubblico i suoi “Momenti catartici”, la sua personalissima “Nimmistica”, fece da spalla agli imitatori e partecipò agli sketch. Insomma, più che un presentatore, una specie di servizio logistico dello spettacolo: dove mancava qualcosa, interveniva lui.
Poi fu il momento del Mar. Esposito, detto semplicemente “The Voice” della TF Piave. Esposito prese il microfono e fece immediatamente capire che il titolo non gli era stato attribuito per errore: U2, Cocciante, Vasco Rossi, Morandi, Sinatra.
Il pubblico gradì parecchio. Anzi, secondo la cronaca dell’epoca, arrivò quasi al delirio.
Il repertorio proseguì con il Mar. Cepparulo e il Serg. Pappalardo, quest’ultimo alla chitarra, impegnati in alcuni pezzi napoletani e in un grande classico: C’era un ragazzo di Gianni Morandi.
Poi arrivò il momento degli imitatori.
Il C.M. Garofalo si calò prima nei panni di Carlo Verdone e poi in quelli di Corrado Guzzanti.
Il pubblico apprezzò.
Il C.M. Caria, partì invece con Adriano Celentano e proseguì con una lunga serie di imitazioni di commentatori sportivi.
Anche in questo caso, applausi.
A quel punto era ormai evidente che la Task Force “ El Alamein” non si limitava a soddisfare le esigenze logistiche: cominciava a soddisfare anche quelle artistiche.
Per completare il quadro mancava soltanto uno strumento musicale capace di dare alla serata quel tocco da locale notturno.
E arrivò il C.M. Comune con il suo sax.
Tre pezzi, suonati davanti a un pubblico che, fino a poche ore prima, probabilmente non immaginava neppure di poter assistere a un concerto di sax nel mezzo di un compound iracheno.
La serata, intanto, prendeva forma.
E quando si dice “forma”, bisogna ricordare che il palcoscenico era costituito da due rimorchi Adamoli.
Altro che Sanremo.
Il Serg. Di Marcello, si occupò invece della parte teatrale con tre scenette: La sonnambula, Lo stagnino e L’amico al bar.
Un piccolo teatro di varietà nato praticamente dal nulla.
E forse proprio questo era il bello della serata: nessuno aveva bisogno di essere davvero un artista. Bastava avere voglia di mettersi in gioco.
Naturalmente, ogni spettacolo che si rispetti deve prevedere qualche fuori programma.
Arrivó da una soldatessa americana, che volle salire sul palco e cantare tre canzoni americane.Una voce sottile, ma intonata.
Quando ormai si era fatto tardi e sembrava che la serata fosse arrivata al capolinea, arrivò la sorpresa.
Il 1° C.M. Pellegrino, prese la chitarra e cantò un solo pezzo.
Uno soltanto.
Ma evidentemente bastava.
Scelse Fai la ninna fai la nanna di Federico Salvatore.
A quel punto era ormai chiaro che Ferragosto aveva preso una piega decisamente napoletana, anche a migliaia di chilometri dall’Italia.
La serata si concluse con quello che, inevitabilmente, doveva essere il gran finale: un karaoke collettivo diretto dal Mar. Ca. Montrone.
E qui, probabilmente, il concetto di “artista” lasciò definitivamente il posto a quello di “militare”.
Perché nel karaoke collettivo non importa cantare bene.
Importa cantare tutti.
La locandina, stampata appena un’ora prima dello spettacolo, era già un piccolo capolavoro di umorismo militare.
La Task Force El Alamein, Gruppo Supporto di Aderenza dichiarava solennemente di soddisfare le esigenze logistiche e, non solo.
Dopo aver curato, nutrito, supportato, mantenuto, rifornito, trasportato e gestito il transito, la Task Force si sarebbe cimentata anche nell’impresa più difficile: far trascorrere qualche minuto di allegria a chi era lontano da casa.
La scheda tecnica, poi, era degna di una grande produzione:
● Palcoscenico: due rimorchi Adamoli.
● Luci: una torre di illuminazione.
● Amplificazione: tre microfoni.
● Tecnici del suono: Mar. Ca. Montrone e Mar. Mattei.
● PC, TV e miscelazione: sempre loro.
● Regia: G.S.A.
Hollywood poteva aspettare.
A Family Quarters avevano già tutto.
A distanza di anni, forse, il valore di quella serata non sta tanto nello spettacolo.
Non sta nelle imitazioni di Verdone o Guzzanti, nelle canzoni di Vasco, negli U2, nel sax o nel karaoke.
Sta nel fatto che, in un luogo lontano, in un ambiente operativo e in una situazione tutt’altro che vacanziera, circa 500 persone riuscirono per qualche ora a fare una cosa semplicissima: stare insieme e ridere.
Non servivano grandi mezzi.
Due rimorchi potevano diventare un palcoscenico.
Una torre d’illuminazione poteva diventare la ribalta.
Tre microfoni potevano trasformare dei militari in cantanti, attori e presentatori.
E un compound iracheno poteva, per una sera, assomigliare un po’ all’Italia.
Forse è proprio questa la lezione più bella di quel Ferragosto: quando sei lontano da casa, la nostalgia si combatte anche così. Con una chitarra, una battuta, una canzone stonata e soprattutto con la voglia di stare insieme.
E naturalmente con una buona organizzazione logistica.
Perché, come recitava la locandina: la Task Force El Alamein soddisfa le esigenze logistiche… e non solo.
E, per eventuali altre Task Forces interessate, l’offerta finale era già pronta: tournée esterne disponibili!
Prezzo del biglietto?
La presenza, un applauso e un sorriso.
Probabilmente era uno dei pochi spettacoli al mondo in cui il cachet degli artisti costava meno del palcoscenico.
Ma funzionava.
E quella sera, a Family Quarters, funzionò benissimo.
