(AGENPARL) - Roma, 15 Agosto 2026 - L’Unione europea punta a riaprire i negoziati con il Marocco per definire un nuovo accordo di partenariato nel settore della pesca sostenibile, ma al momento non esiste ancora un calendario per l’avvio dei colloqui. Bruxelles afferma di aver completato il lavoro preparatorio e di essere pronta a sedersi al tavolo non appena anche Rabat riterrà maturi i tempi.
“L’UE attribuisce grande importanza alla sua partnership con il Marocco, che è una partnership di lunga data, completa e profonda”, ha dichiarato un portavoce della Commissione europea a Hespress, confermando la volontà europea di rilanciare uno dei dossier più delicati delle relazioni economiche tra le due parti.
“Abbiamo espresso in diverse occasioni la nostra intenzione di avviare al più presto i negoziati per un nuovo accordo di partenariato per la pesca sostenibile”, ha aggiunto il portavoce.
La Commissione ha tuttavia precisato che non sono ancora state stabilite date per i negoziati formali né per eventuali incontri tecnici preparatori.
“Siamo pronti a negoziare quando il Marocco sarà pronto a farlo”, è la posizione espressa da Bruxelles.
Il precedente protocollo è scaduto nel 2023
Il dossier è aperto da oltre tre anni. Il precedente protocollo di attuazione dell’accordo di pesca tra Unione europea e Marocco è scaduto il 17 luglio 2023, interrompendo l’accesso delle imbarcazioni europee alle zone di pesca interessate dal regime concordato con Rabat.
La mancata proroga ha avuto conseguenze soprattutto per alcuni segmenti della flotta spagnola, storicamente tra i principali beneficiari delle possibilità di pesca previste dall’intesa.
Particolarmente interessate sono state le comunità pescherecce dell’Andalusia. Le organizzazioni di settore hanno più volte sollecitato Madrid e Bruxelles a lavorare per il raggiungimento di una nuova intesa, sottolineando le limitate alternative disponibili per alcune imbarcazioni che operano da porti come Barbate, Conil e Tarifa.
Per queste flotte, la conclusione di un nuovo protocollo non rappresenterebbe soltanto una questione diplomatica tra Bruxelles e Rabat, ma avrebbe conseguenze economiche dirette sull’attività delle imprese, sugli equipaggi e sulle comunità costiere.
Bruxelles ha completato la valutazione del precedente accordo
La Commissione europea sostiene di aver già completato la valutazione retrospettiva e prospettica del precedente protocollo, un passaggio previsto nell’ambito della Politica comune della pesca dell’UE.
L’analisi ha preso in considerazione i risultati ottenuti durante l’applicazione dell’accordo precedente, individuandone sia gli elementi positivi sia gli aspetti che potrebbero essere migliorati.
Questa valutazione costituirà una delle basi tecniche sulle quali Bruxelles elaborerà la propria posizione quando inizieranno effettivamente i negoziati.
L’obiettivo europeo sarà quello di raggiungere un nuovo accordo che possa conciliare diversi interessi: accesso alle risorse ittiche, sostenibilità ambientale, redditività economica delle flotte, cooperazione con il Marocco e rispetto del quadro giuridico europeo.
Preoccupazione per lo stato degli stock ittici
La sostenibilità delle risorse marine avrà un peso significativo nei futuri colloqui.
La Commissione ha infatti avvertito che qualsiasi nuovo accordo dovrà tenere conto del “deterioramento di diversi stock ittici presi di mira dalla flotta dell’UE”.
Il tema potrebbe influenzare sia il numero delle autorizzazioni concesse sia le specie interessate, i quantitativi pescabili e le condizioni operative eventualmente previste da un futuro protocollo.
Non si tratterà quindi semplicemente di ripristinare il sistema esistente prima del luglio 2023.
L’eventuale nuova intesa dovrà essere costruita sulla situazione attuale delle risorse ittiche e sulle valutazioni relative alla sostenibilità dello sfruttamento.
Per l’Unione europea questo elemento è particolarmente importante perché gli accordi internazionali di pesca devono essere coerenti con gli obiettivi della Politica comune della pesca e con il principio secondo cui l’attività delle flotte europee all’estero non deve compromettere la conservazione a lungo termine delle risorse.
Il nodo delle sentenze della Corte di giustizia UE
Accanto alla sostenibilità ambientale rimane il complesso problema giuridico rappresentato dalle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea.
La Commissione ha esplicitamente affermato che intende lavorare con il Marocco per raggiungere una soluzione che rispetti le decisioni della Corte e che produca “risultati equi e giusti per tutte le parti”.
È uno dei punti più sensibili dell’intero negoziato.
Le controversie giudiziarie che negli anni hanno interessato gli accordi tra UE e Marocco hanno infatti complicato notevolmente il quadro nel quale Bruxelles e Rabat devono definire le loro relazioni economiche.
Di conseguenza, qualsiasi futuro accordo sulla pesca dovrà essere formulato in modo tale da garantirne la solidità giuridica all’interno dell’ordinamento europeo. Per Bruxelles sarebbe politicamente ed economicamente problematico negoziare un nuovo protocollo destinato successivamente a essere nuovamente contestato davanti ai giudici europei.
Una partnership che supera il settore della pesca
Le dichiarazioni della Commissione mostrano comunque la volontà di inserire il dossier della pesca nel più ampio rapporto strategico con Rabat.
Il Marocco rappresenta infatti per l’Unione europea un partner di primo piano nel Mediterraneo e nel Nord Africa. Le relazioni comprendono commercio, investimenti, energia, migrazione, sicurezza e cooperazione politica, oltre naturalmente all’agricoltura e alla pesca.
La scelta della Commissione di sottolineare il carattere “di lunga data, completo e profondo” della partnership indica la volontà di evitare che le difficoltà del dossier ittico compromettano il rapporto complessivo.
Per Rabat, contemporaneamente, un nuovo accordo dovrebbe offrire condizioni considerate compatibili con gli interessi economici nazionali e con le proprie posizioni politiche.
La Spagna attende una soluzione
Madrid resta uno degli attori europei maggiormente interessati alla conclusione del negoziato.
La vicinanza geografica rende infatti le acque interessate particolarmente importanti per alcuni segmenti della pesca spagnola. La scadenza del protocollo nel 2023 ha obbligato numerose imprese a rivedere le proprie attività e ha alimentato le richieste di una soluzione politica.
La questione è particolarmente sentita in Andalusia, dove le organizzazioni della pesca sottolineano da tempo che una parte delle imbarcazioni non dispone di alternative facilmente accessibili.
Un nuovo accordo potrebbe quindi offrire maggiore prevedibilità agli operatori, ma le condizioni di accesso dipenderanno dall’esito dei negoziati e dalle valutazioni sullo stato delle risorse marine.
Nessuna data, ma la porta dei negoziati resta aperta
Il messaggio proveniente da Bruxelles è dunque di disponibilità, ma non costituisce ancora l’annuncio dell’imminente apertura di un negoziato.
Non esiste per ora un calendario ufficiale e neppure una data per l’avvio degli incontri tecnici. La Commissione ha però completato le proprie valutazioni e dichiara esplicitamente di essere pronta a procedere.
La prossima mossa dipenderà quindi anche dal Marocco.
Se Rabat deciderà di aprire formalmente il confronto, le due parti dovranno affrontare contemporaneamente questioni economiche, ambientali, giuridiche e politiche. L’obiettivo sarà trovare un nuovo equilibrio capace di garantire opportunità alle flotte europee, benefici per il Marocco e protezione delle risorse ittiche, evitando al tempo stesso nuove controversie legali.
Dopo oltre tre anni dalla scadenza del precedente protocollo, la disponibilità manifestata dall’UE mantiene quindi aperta la possibilità di ricostruire il partenariato della pesca. Ma il passaggio dalle dichiarazioni politiche a un nuovo accordo dipenderà dalla volontà di entrambe le parti di affrontare i nodi ancora irrisolti.
