(AGENPARL) - Roma, 11 Settembre 2026 - Il viaggio del presidente cinese Xi Jinping a Nuova Delhi per il vertice dei BRICS segna il primo ritorno del leader in India dal 2019, anno dello storico vertice informale di Chennai. Una visita cruciale che arriva dopo anni di gelo diplomatico segnati dagli scontri mortali lungo la frontiera himalayana nel giugno 2020 e dalla successiva stretta indiana sugli investimenti tecnologici di Pechino. Sebbene la ripresa dei voli diretti, l’allentamento di alcuni vincoli sugli investimenti e i recenti passi avanti nei negoziati sui confini abbiano riacceso il dialogo, gli esperti concordano nel definire questo disgelo un’operazione di pragmatico risk management piuttosto che un reale reset strategico.
Dalla frattura di Chennai al vertice di Kazan
I rapporti bilaterali avevano subito una battuta d’arresto devastante in seguito agli scontri lungo i 3.488 chilometri di frontiera contesa, che avevano spinto le relazioni ai minimi storici. Il punto di svolta per raddrizzare la rotta è arrivato nell’ottobre 2024, grazie al colloquio tra Xi e il primo ministro Narendra Modi a margine del vertice BRICS di Kazan, in Russia, seguito da un ulteriore incontro a Tianjin nel 2025.
Nonostante la riapertura dei canali diplomatici e commerciali, permangono nodi strutturali irrisolti. India e Cina continuano a muoversi su un terreno di profonda sfiducia reciproca, alimentata da molteplici fattori di attrito economico e geopolitico.
I nodi critici: visti, terre rare, Pakistan e l’incognita transfrontaliera
Sul fronte economico e industriale, la vulnerabilità di Nuova Delhi resta palpabile: come già emerso con la stretta sui visti d’affari che rischia di bloccare gli stabilimenti manifatturieri, la drastica riduzione delle autorizzazioni per manager e tecnici indiani minaccia la continuità operativa nei settori chiave dell’elettronica e dell’automotive. A ciò si aggiungono le restrizioni all’export su macchinari cruciali — come le attrezzature per lo scavo di tunnel — e sui magneti a terre rare. A complicare il quadro si è inserito anche il recente disastro causato dalle inondazioni improvvise sul confine tra Cina e Nepal, che ha travolto villaggi e rotte commerciali lasciando decine di cittadini indiani dispersi, in un contesto segnato dalla scarsa trasparenza di Pechino nelle ricerche.
Parallelamente, pesano come un macigno le dinamiche di sicurezza regionale: la Cina mantiene una stretta cooperazione militare con il Pakistan — evidenziata dalla recente promozione di sistemi di difesa aerea e caccia di produzione cinese — alimentando le storiche preoccupazioni strategiche dell’India.
Il fattore Trump e le prospettive del disgelo
A fare da sfondo a questo scenario interviene l’imprevedibilità dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Con i rapporti commerciali tra Washington e Nuova Delhi in stallo e un contestuale riavvicinamento statunitense a Islamabad, Xi Jinping si presenta all’appuntamento indiano da una posizione di maggiore forza negoziale, forte anche della stabilità dei legami sino-statunitensi. Ciononostante, Pechino riconosce la necessità di stabilizzare i rapporti con il Paese più popoloso del mondo per tentare di governare l’ordine regionale.
L’obiettivo primario del faccia a faccia sarà delineare una cornice strutturata per la cooperazione economica, la tecnologia verde e le forniture di terre rare. Tuttavia, finché non verranno sciolti i nodi fondamentali legati alle rivalità territoriali e all’asse con Islamabad, la normalizzazione dei rapporti rimarrà un fragile esercizio tattico..
