(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2026 - "I cinghiali non conoscono i confini amministrativi e non possiamo pensare di contenerne la popolazione in una parte della Puglia mentre in altre aree gli interventi procedono con strumenti e tempi differenti. Così rischiamo di rendere meno efficace anche il lavoro che sta producendo risultati".
"I dati forniti dalla struttura regionale ci dicono che nelle aree a caccia programmata, nelle quali la Regione può intervenire direttamente, nel 2025 sono stati prelevati 1.008 capi attraverso il selecontrollo e 1.757 attraverso l'attività venatoria, per complessivi 2.765 cinghiali. Secondo quanto riferito oggi dagli uffici regionali il monitoraggio registra in queste aree un trend della presenza della specie in diminuzione. È la dimostrazione che quando programmazione, monitoraggio e contenimento procedono insieme i risultati possono arrivare", ha detto Pagano.
"Il nodo – prosegue – resta quello delle aree protette nazionali nelle quali il controllo della fauna compete agli enti gestori. Nell'Alta Murgia oggi ci è stato spiegato che per arrivare al nuovo piano sarà necessario un monitoraggio affidato all'Università di Bari che dovrà svilupparsi per più stagioni. Nel frattempo proseguono gli interventi legati anche all'emergenza della peste suina africana. Ma proprio per questo abbiamo posto una domanda precisa: quale strumento strutturale di contenimento è oggi operativo, che cosa è stato concretamente fatto nel 2025 e quali risultati ha prodotto? Non è una ricerca di colpe né una contestazione nei confronti di chi oggi amministra gli Enti ma una questione istituzionale. Non possiamo immaginare di attendere anni per avere strumenti pienamente operativi mentre agricoltori e cittadini continuano ogni giorno a fare i conti con i danni alle colture e con il rischio di incidenti sulle nostre strade".
