(AGENPARL) - Roma, 8 Settembre 2026 - perché contrari a uccidere animali: subito il diritto all'obiezione di
coscienza"
"Ci sono persone che hanno dedicato la propria vita, scegliendo dei
percorsi di studi e un lavoro specifico, per difendere gli animali e la
natura entrando nelle guardie ambientali e venatorie. Accade però che, una
volta assunti, vengano comandati di uccidere animali come gazze, ghiandaie,
nutrie, volpi, cinghiali e piccioni, e adesso persino lupi e ibis sacri. È
una distorsione inaccettabile, ed è il motivo per cui è fondamentale
approvare una legge che consenta loro di opporsi legittimamente a queste
vere e proprie carneficine".
A denunciarlo è Andrea Zanoni, Coordinatore dell'Osservatorio Diritti
Animali di Europa Verde, che accende i riflettori su una vera e propria
discriminazione sistemica che sta emergendo nei concorsi pubblici per la
Polizia provinciale. Recenti inchieste giornalistiche hanno infatti fatto
luce su bandi in Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna (tra cui
Belluno, Treviso, Vicenza, Venezia, Cuneo, Mantova e Rimini) che
inseriscono tra i requisiti obbligatori d'accesso la "disponibilità
incondizionata e irrevocabile" alla soppressione e all'abbattimento della
fauna selvatica. Un sbarramento che taglia fuori chiunque manifesti un
rifiuto etico, portando a procedimenti disciplinari, mobbing o
all'esclusione dai concorsi per gli agenti obiettori.
"Non possiamo permettere che corpi storicamente preposti alla tutela
dell'ambiente e della legalità venatoria vengano trasformati in bracci
armati delle doppiette o lottizzati da interessi venatori e zootecnici»,
incalza Zanoni. «L'obiezione di coscienza è un diritto fondamentale,
tutelato dagli articoli 2 e 117 della nostra Costituzione, dalla Carta di
Nizza e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, oltre che protetto
dalle norme sull'occupazione contro ogni forma di discriminazione nei
luoghi di lavoro. Come chiarito anche dalla giurisprudenza nei casi di
obiezione alle armi per le polizie locali, chi difende la natura non può
essere discriminato né demansionato o sanzionato".
La battaglia per il riconoscimento di questo diritto ha già superato i
confini regionali. Dopo la Proposta di Legge Statale n. 51 depositata in
Consiglio Regionale del Veneto il 12 dicembre 2024 su iniziativa del
Parlamento Nazionale. Il 13 febbraio 2026 è stata infatti presentata alla
Camera dei Depu
