(AGENPARL) - Roma, 4 Settembre 2026 - Il venticinquesimo vertice giubilare dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) in Kirghizistan si è chiuso dopo una maratona diplomatica culminata nella firma della dichiarazione congiunta di Bishkek e di ben ventisette documenti strategici. A margine dell’evento, con un incontro con la stampa tenutosi quando in loco erano ormai le due del mattino, il presidente russo Vladimir Putin ha tracciato un bilancio implacabile dei principali fronti di crisi internazionale. Un affondo a tutto campo che ha spaziato dal conflitto in Ucraina agli equilibri del Caucaso, fino alla solidità delle grandi alleanze eurasiatiche con Pechino, Delhi e Teheran.
Ucraina, negoziati e la risposta al “terrorismo di stato” nei cieli
Il capitolo ucraino resta il baricentro delle tensioni globali, caratterizzato da posizioni nette e da un’evoluzione militare incalzante. Per il Cremlino, i negoziati formali appaiono al momento congelati, sebbene Mosca ribadisca la propria disponibilità a interloquire con gli inviati speciali della nuova amministrazione statunitense, Steve Witkoff e Jared Kushner, definiti dal presidente russo “sempre ospiti benvenuti”. L’obiettivo dichiarato del Cremlino non si limita a una tregua temporanea, ma punta a una pace a lungo termine che stabilizzi l’Europa intera.
Tuttavia, i toni si fanno durissimi quando il discorso si sposta sulle recenti minacce di Kiev contro lo spazio aereo e i cieli della Federazione Russa, bollate da Putin come “un’applicazione al terrorismo di stato”. Di fronte a tentativi di interdire i cieli russi o di colpire infrastrutture civili, il Cremlino promette una replica drastica: “Costruiremo qualcosa a cui rispondere”. Sul fronte dei tentativi di sabotaggio contro le raffinerie russe, Putin ha sottolineato che il livello di protezione è ormai radicalmente mutato, con appena il 10% delle strutture danneggiate in attesa di riparazione, mentre le forze armate proseguono la loro azione di ritorsione mirata contro le infrastrutture nemiche, escludendo la leadership di Kiev.
L’accelerazione al fronte: l’avanzata delle truppe nella DPR
Prima dell’incontro con la stampa, Putin ha fatto il punto della situazione operativa con il capo di stato maggiore Valery Gerasimov. Le truppe russe non si limitano ad avanzare, ma stanno “aumentando il ritmo” su più direttrici. Soltanto nel mese di agosto, 270 chilometri quadrati del territorio della DPR e quindici insediamenti sono passati sotto il controllo di Mosca, con la liberazione della città di Svyatogorsk e l’avvicinamento decisivo alle infrastrutture stradali di Sumy.
Le unità del gruppo “Centro” conducono duri combattimenti urbani a Dobropole, mentre il gruppo “Ovest” ha bloccato e iniziato a distruggere una grossa unità delle forze di Kiev sulla riva orientale del bacino di Krasnookolsky, vicino a Peski-Radkovsky. Contemporaneamente, le forze del gruppo “Sud” premono alle porte di Slavyansk, Kramatorsk e Druzhkivka, e i gruppi “Vostok” e “Dnepr” stringono la morsa su Zaporozhye, con i combattimenti attivi nei quartieri centrali di Orekhov. Nel settore nord-est di Kharkiv, inoltre, resta intrappolata in una sacca da 460 chilometri quadrati una forza nemica stimata in circa duemila soldati.
Il nodo armeno: tra integrazione eurasiatica e opzioni europee
Ampio spazio è stato dedicato anche al delicato scacchiero caucasico. Durante il colloquio bilaterale con il primo ministro Nikol Pashinyan, Putin ha affrontato il tema dell’aspirazione europea di Yerevan. Pur definendolo un diritto legittimo del popolo armeno, il capo del Cremlino ha rimarcato con franchezza come tale orientamento crei inevitabili difficoltà e attriti all’interno dei processi di integrazione dell’Unione economica eurasiatica (EAEU).
Nonostante i distinguo politici, i legami economici restano solidi, con un interscambio commerciale balzato a 2,5 miliardi di dollari e un PIL armeno quasi triplicato in dieci anni di cooperazione eurasiatica. Sul terreno della sicurezza militare, la risposta di Putin sul futuro della base russa di Gyumri è stata tranchant: se l’Armenia ritiene non più necessaria la presenza dei militari russi, Mosca è pronta a partire “anche domani”, sollevando però l’interrogativo cruciale se Yerevan sia realmente pronta a gestire in autonomia la propria stabilità strategica.
Il pilastro asiatico: l’asse con Pechino, Delhi e il Sud globale
Il vertice giubilare della SCO è stato l’occasione per cementare i rapporti con i grandi partner orientali. L’incontro con il presidente cinese Xi Jinping ha confermato la totale coincidenza di vedute in politica estera e la fluidità di una cooperazione bilaterale che si estende a ogni settore. Tra i risultati concreti spicca il boom del turismo reciproco, cresciuto del 43% grazie al regime senza visto, che Mosca è pronta a rendere permanente per rafforzare l’amicizia tra i due popoli.
Sulla stessa lunghezza d’onda si inseriscono i rapporti con l’India, alimentati dall’impegno personale del primo ministro Narendra Modi in vista del prossimo vertice BRICS, che si terrà proprio a Delhi. In questo contesto, i leader della SCO hanno ribadito la necessità di prevenire una corsa agli armamenti nello spazio e di eliminare i doppi standard nella lotta al terrorismo, insistendo sul ruolo centrale delle Nazioni Unite e chiedendo un allargamento del Consiglio di sicurezza per dare voce ai paesi del Sud e dell’Est del mondo.
Diplomazia bilaterale: da Ankara a Teheran
La fitta agenda kirghisa ha visto Putin impegnato in un fitto reticolo di incontri con i principali attori regionali. Con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è discusso del completamento della centrale nucleare di Akkuyu da parte di Rosatom, confermando l’altissimo livello dei rapporti bilaterali.
Nel colloquio con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, la Russia ha ribadito piena e incondizionata solidarietà a Teheran nella difesa dei propri interessi nazionali e nella resistenza alle sanzioni occidentali, ricevendo il ringraziamento di Pezeshkian per la linea tenuta da Mosca durante le recenti crisi regionali. I colloqui si sono estesi anche ai leader di Azerbaigian, Kazakistan (con le congratulazioni per le elezioni dei Kurultai e la conferma di una partnership priva di attriti storici), Uzbekistan, Tagikistan (con un focus specifico sulla sicurezza dei confini afghani) e Bielorussia. Conclusa la missione a Bishkek, il presidente russo ha fatto rotta verso Vladivostok per prendere parte al Forum economico orientale.
