(AGENPARL) - Roma, 14 Agosto 2026 - I servizi di consegna di cibo a domicilio e take-away non rappresentano più soltanto una comodità entrata nelle abitudini quotidiane dei consumatori: stanno assumendo un peso crescente anche nel calcolo dell’inflazione. È quanto emerge da un’analisi pubblicata il 13 agosto 2026 dalla De Nederlandsche Bank (DNB), la banca centrale dei Paesi Bassi.
Secondo DNB, negli ultimi anni sono aumentati sia il peso di questi servizi nel paniere dei consumi delle famiglie sia il loro contributo all’inflazione complessiva. Il fenomeno mostra come i cambiamenti strutturali nelle abitudini di consumo possano modificare progressivamente anche la composizione e la dinamica degli indicatori dei prezzi.
Dal fenomeno della pandemia a una spesa abituale
La trasformazione è particolarmente evidente osservando quanto le famiglie destinano a pasti da asporto e consegne.
Nel 2015 questa categoria rappresentava circa l’1,6% della spesa dei consumatori. Oggi la quota è salita a poco più del 3%, risultando quindi quasi raddoppiata nell’arco di circa un decennio.
Secondo DNB, uno dei principali punti di svolta è stata la pandemia di COVID-19. Durante le restrizioni, molti ristoranti e altri esercizi di ristorazione iniziarono a offrire o ampliarono i servizi di asporto e consegna. Parallelamente, milioni di consumatori acquisirono familiarità con le piattaforme digitali per ordinare pasti.
La fine delle restrizioni non ha riportato completamente le abitudini alla situazione precedente. La comodità dell’ordinazione digitale è rimasta parte della routine di numerose famiglie e, contemporaneamente, l’offerta di servizi di consegna è rimasta elevata.
Anche il lavoro da remoto potrebbe avere un ruolo
La banca centrale olandese individua un’altra possibile spiegazione nella diffusione del lavoro da casa.
Chi trascorre meno giorni in ufficio consuma più frequentemente il pranzo nella propria abitazione e può quindi avere maggiori occasioni per ricorrere a servizi di consegna o take-away.
Il fenomeno si inserisce inoltre in una trasformazione più generale delle abitudini alimentari: le famiglie destinano una quota crescente delle proprie risorse a pasti preparati fuori casa, indipendentemente dal fatto che vengano consumati al ristorante, ritirati personalmente oppure consegnati a domicilio.
Perché il food delivery influenza maggiormente l’inflazione
Per comprendere l’impatto del fenomeno bisogna distinguere tra peso nel paniere dei consumi e contributo all’inflazione.
Il primo indica quale percentuale del budget medio delle famiglie viene destinata a una determinata categoria. Il secondo misura invece quanto le variazioni dei prezzi di quella categoria contribuiscano al tasso generale d’inflazione.
Una categoria può quindi incidere maggiormente sull’inflazione per due motivi: perché i consumatori vi destinano una quota superiore del proprio budget oppure perché i prezzi aumentano rapidamente. Nel caso del food delivery e del take-away, negli ultimi anni si sono verificate entrambe le dinamiche.
Il contributo è salito fino a 0,35 punti percentuali
Prima della pandemia, il contributo dei servizi di asporto e consegna all’inflazione era generalmente inferiore a 0,1 punti percentuali.
Nel 2023 è arrivato a 0,35 punti percentuali, mostrando quanto rapidamente la categoria fosse diventata più rilevante per la dinamica generale dei prezzi.
Successivamente il contributo è sceso a 0,13 punti percentuali, ma rimane superiore ai livelli che caratterizzavano il periodo precedente al 2020.
Il calo recente non significa, inoltre, che le famiglie abbiano abbandonato le consegne a domicilio.
DNB sottolinea che è dovuto principalmente al fatto che i prezzi di questi servizi stanno aumentando meno rapidamente, non a una significativa diminuzione del loro peso nella spesa complessiva.
L’aumento dei costi si è trasferito sui consumatori
Tra il 2020 e il 2023, il maggiore contributo all’inflazione è stato legato soprattutto ai forti rincari registrati nel settore.
Ristoranti, attività di take-away e servizi di consegna hanno dovuto affrontare costi del lavoro più elevati, rincari energetici e prezzi più alti dei prodotti alimentari.
Una parte di questi costi è stata trasferita ai consumatori attraverso prezzi finali più elevati.
Contemporaneamente, le famiglie hanno iniziato a spendere una percentuale maggiore del proprio budget per questi servizi. La combinazione dei due fattori ha amplificato l’impatto della categoria sull’inflazione complessiva.
Un cambiamento strutturale nel paniere dei consumatori
Il dato forse più interessante dell’analisi riguarda la permanenza del cambiamento.
Il food delivery aveva conosciuto una crescita eccezionale durante i lockdown perché rappresentava una soluzione pratica in un periodo nel quale mangiare nei locali era impossibile o fortemente limitato.
Ma ciò che inizialmente poteva sembrare un fenomeno temporaneo si è progressivamente trasformato in un’abitudine strutturale di consumo.
La quota superiore al 3% della spesa mostra che take-away e consegne sono oggi molto più importanti nel bilancio delle famiglie olandesi rispetto a dieci anni fa.
L’inflazione cambia insieme alle nostre abitudini
L’analisi della banca centrale olandese evidenzia anche un aspetto spesso trascurato quando si parla di inflazione.
Non sono soltanto i prezzi a cambiare: cambia anche ciò che acquistiamo.
Se le famiglie iniziano a destinare una quota maggiore delle proprie risorse a un servizio, le variazioni del prezzo di quel servizio diventano automaticamente più importanti per la misurazione del costo della vita.
È per questo che categorie un tempo relativamente marginali possono acquisire progressivamente maggiore importanza negli indici dei prezzi.
Energia, generi alimentari e abitazione continuano naturalmente ad avere un peso fondamentale, ma l’evoluzione dei consumi digitali e dei servizi può modificare gradualmente la struttura stessa dell’inflazione.
Il food delivery è ormai parte dell’economia quotidiana
Il caso olandese suggerisce quindi che la crescita delle piattaforme di consegna non debba essere interpretata esclusivamente come una trasformazione tecnologica della ristorazione.
Ha conseguenze anche sul modo in cui le famiglie distribuiscono il proprio reddito e, indirettamente, sugli indicatori macroeconomici.
Secondo DNB, ciò che era nato come una soluzione particolarmente utile durante i lockdown sembra ormai essere diventato parte integrante della vita quotidiana di consumatori e imprese. Proprio per questo, take-away e food delivery sono oggi molto più visibili anche nei dati sull’inflazione.
