(AGENPARL) - Roma, 14 Agosto 2026 - La costruzione della rete 5G in Serbia sta assumendo una dimensione che va ben oltre il settore delle telecomunicazioni. La scelta delle apparecchiature, l’ingresso di finanziamenti statunitensi e il rapporto storico tra Belgrado e il colosso cinese Huawei stanno trasformando lo sviluppo della nuova infrastruttura digitale in un banco di prova della tradizionale politica serba di equilibrio tra Occidente e Cina.
Il cambiamento più significativo riguarda Telekom Srbija, operatore controllato a maggioranza dallo Stato serbo. Dopo anni di collaborazione con Huawei nello sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione, Telekom afferma che la propria rete 5G utilizza attualmente apparecchiature dei produttori europei Ericsson e Nokia.
A rendere politicamente ancora più rilevante questa scelta è intervenuto un accordo di garanzia per un finanziamento da 50 milioni di dollari concluso con la Export-Import Bank degli Stati Uniti. Le risorse sono destinate a sostenere progetti che coinvolgono, tra gli altri, i gruppi tecnologici statunitensi Juniper e Cisco.
Telekom sostiene che il finanziamento americano non contenga clausole che impongano restrizioni nei confronti di specifici produttori. Da Washington, tuttavia, l’espansione delle infrastrutture serbe attraverso quelli che gli Stati Uniti definiscono «fornitori affidabili» viene considerata importante anche sotto il profilo della sicurezza.
Il risultato è una domanda inevitabile: la Serbia sta progressivamente allontanando Huawei dalla parte più strategica delle proprie telecomunicazioni oppure sta semplicemente cercando di mantenere aperti contemporaneamente i rapporti tecnologici con Stati Uniti, Unione Europea e Cina?
Il 5G diventa una questione geopolitica
Per comprendere l’importanza della scelta è necessario considerare che il 5G non rappresenta semplicemente una versione più veloce delle precedenti reti mobili.
L’infrastruttura è destinata a collegare dispositivi industriali, sistemi logistici, servizi pubblici, infrastrutture critiche e una quantità crescente di apparecchiature connesse. Di conseguenza, la sicurezza della rete e l’affidabilità dei fornitori sono diventate questioni di sicurezza nazionale.
Gli Stati Uniti sostengono da anni che la presenza di produttori cinesi come Huawei e ZTE nelle infrastrutture critiche comporti rischi inaccettabili. Washington ha inserito le aziende in diverse liste restrittive e le considera potenziali minacce alla sicurezza nazionale.
Huawei e ZTE hanno ripetutamente respinto le accuse.
La questione assume un significato particolare per la Serbia perché Belgrado ha costruito negli ultimi anni una relazione economica e politica molto stretta con Pechino, mentre contemporaneamente prosegue il processo di adesione all’Unione Europea e mantiene rapporti strategici con gli Stati Uniti.
Il 5G si trova esattamente all’intersezione di queste tre direttrici.
I 50 milioni di dollari della US EXIM Bank
Uno degli elementi che hanno alimentato le ipotesi di un possibile cambiamento di strategia è l’accordo concluso da Telekom Srbija con la Export-Import Bank degli Stati Uniti.
Il valore della garanzia è di circa 50 milioni di dollari e riguarda finanziamenti agevolati destinati a progetti tecnologici.
Telekom ha spiegato che le risorse permetteranno di finanziare soluzioni fornite dalle aziende statunitensi Juniper e Cisco e che in futuro l’accordo potrebbe essere ampliato ad altri prodotti americani già utilizzati dall’operatore.
La società serba sottolinea però che l’intesa non contiene clausole restrittive e quindi, almeno formalmente, non rappresenterebbe un accordo per escludere Huawei.
Per Washington, tuttavia, l’operazione assume un significato più ampio.
Un’analisi della US International Trade Administration ha indicato l’accordo come un possibile punto di svolta per rafforzare la posizione dei fornitori americani sul mercato serbo e ridurre l’influenza di soggetti considerati problematici dagli Stati Uniti.
La questione è stata richiamata anche nel quadro del dialogo strategico tra Washington e Belgrado.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri serbo Marko Đurić hanno sottolineato l’importanza dello sviluppo del 5G attraverso l’impiego di fornitori affidabili, collegando direttamente questa scelta alla sicurezza dei sistemi di comunicazione della Serbia.
Washington: Huawei e ZTE sono un rischio
La posizione americana non lascia molto spazio all’ambiguità.
Il Dipartimento di Stato ha ribadito che le infrastrutture tecnologiche critiche risultano più sicure quando vengono costruite attraverso fornitori considerati affidabili.
Secondo Washington, la partecipazione di Huawei e ZTE alla costruzione o al controllo delle reti 5G comporterebbe rischi per la sicurezza nazionale, le infrastrutture critiche, la privacy e i diritti umani.
Per gli Stati Uniti, quindi, la questione non riguarda soltanto chi vende antenne o apparecchiature a un operatore telefonico.
La rete 5G costituisce una delle infrastrutture attraverso cui transiterà una parte sempre maggiore dei dati di cittadini, aziende e istituzioni. Chi fornisce le tecnologie fondamentali della rete assume quindi un’importanza strategica.
Il consulente serbo di geopolitica e sicurezza Nikola Lunić osserva che, dal punto di vista americano, il nucleo di una rete 5G rappresenta anche un elemento fondamentale per il controllo e la protezione dei flussi di dati, soprattutto nell’eventualità di una crisi.
La domanda geopolitica, secondo Lunić, è quindi se la Serbia intenda inserirsi pienamente nell’architettura di sicurezza occidentale oppure continuare a essere uno spazio nel quale convivono contemporaneamente interessi occidentali, cinesi e russi.
Telekom passa a Ericsson e Nokia per il 5G
L’elemento forse più significativo riguarda le apparecchiature effettivamente utilizzate.
Telekom Srbija ha dichiarato che la propria infrastruttura 5G si basa attualmente sulle tecnologie della svedese Ericsson e della finlandese Nokia.
È una scelta importante considerando la lunga collaborazione tra l’operatore serbo e Huawei.
Nel 2017 Telekom e il gruppo cinese avevano sottoscritto un accordo strategico per proseguire lo sviluppo delle infrastrutture internet a banda larga. Huawei ha inoltre avuto negli anni un ruolo rilevante in numerosi progetti tecnologici pubblici serbi.
Telekom, tuttavia, non ha chiarito se la scelta di Ericsson e Nokia per il 5G significhi un progressivo disimpegno strutturale da Huawei.
L’azienda ha invece sottolineato di disporre anche di finanziamenti analoghi attraverso la Banca europea per gli investimenti e di voler rispettare le direttive e le raccomandazioni europee nello sviluppo della rete.
Non è quindi possibile concludere che Huawei sia stata definitivamente esclusa dalla cooperazione con Telekom. È però evidente che, per la nuova generazione della rete mobile, l’operatore statale sta attualmente privilegiando tecnologie europee.
Anche Yettel sceglie Ericsson
Una tendenza analoga emerge analizzando gli altri operatori presenti sul mercato serbo.
Yettel, secondo operatore autorizzato dall’autorità di regolamentazione a lanciare servizi 5G, ha dichiarato di sviluppare la propria infrastruttura in collaborazione con Ericsson.
L’azienda, appartenente al gruppo e& PPF Telecom, afferma di selezionare i fornitori sulla base di diversi criteri, tra cui risultati tecnologici, innovazione, efficienza energetica e requisiti di sicurezza.
Anche in questo caso, quindi, il cuore dello sviluppo 5G viene affidato a un produttore europeo.
A1 Serbia punta su Nokia
La situazione è ancora più netta per A1 Serbia, appartenente all’A1 Telekom Austria Group.
L’operatore ha dichiarato che la propria rete 5G, così come quelle 2G e 4G, utilizza apparecchiature Nokia.
A1 sostiene inoltre di non aver mai utilizzato apparecchiature di produttori cinesi nel segmento RAN, cioè la parte della rete di accesso radio che collega i dispositivi degli utenti alle infrastrutture mobili.
La scelta di mantenere un unico ecosistema tecnologico dovrebbe, secondo l’operatore, favorire continuità, efficienza e gestione uniforme della rete.
Il quadro che emerge è quindi significativo: i tre principali operatori serbi indicano Ericsson e Nokia come partner centrali per il 5G.
Belgrado: la scelta rimane commerciale
Il governo serbo mantiene però una posizione prudente.
Il Ministero dell’Informazione e delle Telecomunicazioni sostiene che siano gli operatori a decidere autonomamente quali fornitori utilizzare, nel rispetto delle normative vigenti.
Belgrado evita quindi di presentare l’impiego di apparecchiature europee come una scelta politica contro Huawei o contro la Cina.
Parallelamente, è in preparazione una Valutazione Nazionale del Rischio della rete 5G, attraverso la quale i fornitori dovrebbero essere classificati sulla base del livello di rischio.
Secondo il Ministero, l’approccio non dovrebbe prevedere l’esclusione automatica di determinate società in base alla loro nazionalità, ma una valutazione complessiva dei rischi.
Un altro obiettivo sarà aumentare la diversificazione dei fornitori per evitare una dipendenza eccessiva da una singola azienda e rafforzare la resilienza delle reti.
È un linguaggio molto vicino a quello utilizzato dalle istituzioni europee.
L’UE e il 5G Toolbox
La Serbia è un Paese candidato all’adesione all’Unione Europea e deve progressivamente allineare il proprio ordinamento all’acquis comunitario.
Questo riguarda anche le telecomunicazioni.
Nel 2020 l’UE ha introdotto il 5G Toolbox, un insieme di misure finalizzate a ridurre i rischi di sicurezza delle reti di nuova generazione attraverso valutazioni più rigorose dei fornitori, diversificazione e protezione delle componenti critiche.
Il documento originario non indicava esplicitamente Huawei o ZTE. Nel 2023, tuttavia, la Commissione europea ha affermato che le decisioni degli Stati membri di limitare o escludere Huawei e ZTE erano giustificate e conformi al Toolbox, considerando questi operatori significativamente più rischiosi rispetto ad altri fornitori.
Diversi Paesi europei hanno quindi imposto restrizioni, mentre altri hanno avviato programmi di progressiva sostituzione delle apparecchiature cinesi.
Il processo non è semplice.
Rimuovere infrastrutture già installate può comportare costi elevati, ritardi e complessi interventi tecnici. Per questa ragione, in Europa la transizione procede a velocità differenti.
Gli obblighi dell’Accordo di Washington
La questione dei fornitori 5G era già comparsa nei rapporti tra Serbia e Stati Uniti nel 2020, con l’Accordo di Washington.
Belgrado si era impegnata a vietare l’utilizzo di apparecchiature 5G fornite da soggetti considerati non affidabili. Le autorità serbe avevano però sottolineato che il testo non indicava esplicitamente le aziende cinesi.
Nello stesso periodo Washington promuoveva l’iniziativa Clean Network, concepita per limitare la presenza nelle infrastrutture digitali di fornitori provenienti da Paesi ritenuti problematici sotto il profilo della sicurezza, della privacy e dei diritti.
Serbia e Montenegro non hanno aderito formalmente all’iniziativa nello stesso modo di altri Paesi della regione.
Kosovo, Albania e Macedonia del Nord hanno invece sviluppato accordi specifici con gli Stati Uniti sulla sicurezza delle reti 5G.
Questa differenza riflette ancora una volta la particolare posizione geopolitica di Belgrado.
Huawei resta fortemente presente in Serbia
Parlare di un definitivo allontanamento della Serbia dalla Cina sarebbe, tuttavia, prematuro.
Huawei continua a essere presente nel Paese come partner tecnologico e interlocutore delle istituzioni.
Uno dei progetti più controversi riguarda il sistema “Safe City”, sviluppato in collaborazione con il Ministero dell’Interno serbo. Huawei ha fornito centinaia di telecamere di videosorveglianza, alcune associate a tecnologie avanzate di analisi delle immagini e riconoscimento facciale.
Il progetto ha provocato critiche da parte di organizzazioni e settori dell’opinione pubblica preoccupati per la protezione dei dati personali e il rischio di una sorveglianza invasiva.
Le relazioni con Huawei, inoltre, non si sono interrotte sul piano istituzionale.
A Barcellona, il ministro serbo dell’Informazione e delle Telecomunicazioni Boris Bratina ha incontrato il responsabile per gli affari governativi globali di Huawei, Tommy Zhou. Secondo il Ministero, i colloqui hanno riguardato reti 5G, smart city, intelligenza artificiale e sicurezza informatica.
È proprio questa contemporaneità a rendere difficile interpretare la strategia serba come un semplice spostamento dalla Cina verso l’Occidente.
Serbia e Cina continuano a collaborare sull’intelligenza artificiale
La cooperazione tecnologica sino-serba si estende inoltre oltre le telecomunicazioni.
Belgrado considera Pechino un partner nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e ha continuato a partecipare a iniziative internazionali sostenute dalla Cina.
La collaborazione tecnologica si aggiunge a relazioni economiche già molto profonde nei settori minerario, industriale, infrastrutturale ed energetico.
La Cina è diventata negli ultimi anni uno dei partner strategici più importanti della Serbia, mentre il presidente Aleksandar Vučić ha più volte sottolineato il valore delle relazioni con Pechino.
Per questo motivo, un cambiamento nella composizione tecnologica della rete 5G non equivale automaticamente a un riallineamento complessivo della politica estera serba.
Una strategia su due binari
Secondo Lunić, la Serbia non starebbe realmente scegliendo tra Cina e Occidente, ma tenterebbe piuttosto di mantenere contemporaneamente aperti entrambi i canali.
Da una parte, Belgrado parla a Bruxelles e Washington di standard europei, sicurezza, valutazione dei rischi e fornitori affidabili.
Dall’altra, mantiene un dialogo politico e tecnologico con Huawei e con le istituzioni cinesi.
È una strategia coerente con la politica estera adottata dalla Serbia negli ultimi anni: procedere verso l’Unione Europea senza rinunciare ai rapporti privilegiati con Cina e Russia e, contemporaneamente, cercare una cooperazione pragmatica con gli Stati Uniti.
Il problema è che il settore 5G potrebbe rendere questo equilibrio sempre più difficile.
Perché il 5G rende più difficile l’equilibrio tra Est e Ovest
In settori tradizionali, Belgrado può acquistare infrastrutture da un Paese e contemporaneamente mantenere relazioni economiche con un altro.
Nelle telecomunicazioni strategiche la situazione è differente.
Stati Uniti e Unione Europea considerano infatti la sicurezza digitale parte integrante della sicurezza nazionale. La provenienza delle apparecchiature, il controllo dei software, l’accesso agli aggiornamenti e la protezione dei dati assumono quindi una dimensione politica.
Per Washington, soprattutto, la definizione di «fornitore affidabile» non è neutrale.
Se gli Stati Uniti aumenteranno il finanziamento delle infrastrutture digitali serbe, potrebbero crescere anche le pressioni affinché Belgrado riduca la presenza di Huawei e ZTE nelle componenti più sensibili delle reti.
Contemporaneamente, l’avvicinamento della Serbia all’Unione Europea comporterà un progressivo allineamento alle politiche europee di sicurezza informatica.
Il 5G serbo si sta europeizzando, ma la Cina non scompare
Alla domanda se il 5G stia allontanando la Serbia dalla Cina, la risposta appare quindi articolata.
Sul piano strettamente infrastrutturale, esistono segnali concreti di un avvicinamento all’ecosistema tecnologico occidentale. Telekom utilizza Ericsson e Nokia; Yettel ha scelto Ericsson; A1 utilizza Nokia. A questo si aggiungono finanziamenti statunitensi destinati a tecnologie americane di Juniper e Cisco.
Il quadro della rete 5G appare quindi molto più europeo e occidentale rispetto alla storica presenza di Huawei nelle precedenti generazioni di infrastrutture serbe.
Sul piano politico e strategico, però, Belgrado non ha interrotto la cooperazione con Pechino. Huawei continua a essere un interlocutore delle istituzioni serbe, la collaborazione sulle smart city e sull’intelligenza artificiale prosegue e i rapporti tra Serbia e Cina rimangono stretti.
Più che una rottura con Pechino, sembra quindi emergere una diversificazione tecnologica.
La Serbia sta cercando di ridurre i rischi derivanti dalla dipendenza da un singolo fornitore, ottenere capitali e tecnologie occidentali e avvicinarsi agli standard dell’UE, senza sacrificare contemporaneamente il partenariato strategico con la Cina.
Resta da vedere quanto a lungo questo equilibrio sarà sostenibile.
La costruzione del 5G potrebbe diventare uno dei primi settori nei quali Belgrado sarà costretta a trasformare la sua tradizionale politica di equilibrio in una scelta più definita. Se l’integrazione europea procederà e Washington continuerà a legare la cooperazione tecnologica al concetto di «fornitori affidabili», lo spazio per mantenere Huawei nelle parti più sensibili dell’infrastruttura potrebbe restringersi.
Per il momento, però, la Serbia sembra voler evitare una scelta definitiva: credito americano, apparecchiature europee e rapporti ancora aperti con la Cina. È proprio questa combinazione a trasformare il 5G serbo da semplice progetto di modernizzazione delle telecomunicazioni in un indicatore della futura collocazione geopolitica del Paese.
